10 Novembre Nov 2018 0600 10 novembre 2018

Occhio Cinque Stelle: quello che succede a Roma e Torino accadrà in Italia (e sarà la Lega a godere)

Raggi a Roma e Appendino a Torino. Due amministrazioni Cinque Stelle che hanno dimostrato di non reggere alla prova di Governo. E, attenzione, dietro l'angolo c’è la Lega. Che incasserà il consenso dismesso dal Movimento

Raggi_Linkiesta

Sono passati poco meno di due anni e mezzo, da quando Virginia Raggi e Chiara Appendino sono diventate sindache di Roma e Torino, assestando il primo decisivo colpo all’ancien regime, cominciando l’opera di demolizione dell’egemonia renziana, che solo due anni prima - come vola il tempo - sembrava indistruttibile. Facce pulite, giovani, grilline sì, ma sotto il livello di guardia, Raggi e Appendino erano la quintessenza del Movimento Cinque Stelle di Governo, di una forza che dal "Vaffanculo" si preparava a entrare nelle istituzioni. Il preludio, speravano alcuni, al trionfo alle successive elezioni politiche. L’occasione per dimostrare al mondo che non avrebbero saputo governare nemmeno un condominio, speravano altri.

Di fatto, avevano ragione entrambi. I Cinque Stelle hanno trionfato poco meno di due anni dopo. Ma Raggi e Appendino si sono dimostrate totalmente inadeguate alla sfida amministrativa che avevano di fronte. Più ardua, per la sindaca di Roma, che tuttavia ha inanellato disastri che non basterebbero cento editoriali a enumerare tutti, e che oggi rischia una condanna per il caso Marra. A meno di colpi di scena clamorosi questa condanna rischia di mettere fine alla sua parabola al Campidoglio.
La sfida sembrava meno ardua per la sindaca di Torino, tuttavia il suo immobilismo, e la sua incapacità di prendere mezza decisione strategica per la gestione della città è diventata in qualche modo proverbiale, ed è la causa, molto più del no alla Tav Torino-Lione, della manifestazione di oggi, cui ha aderito tutto il mondo della rappresentanza degli interessi torinese, nessuno escluso.

Probabilmente il destino di Raggi e Appendino ci sta raccontando, oggi, quel che presto accadrà nel resto dell’Italia. Che la clamorosa apertura di credito al Movimento Cinque Stelle, l’accondiscendenza verso l’inesperienza, lo scaricabarile continuo verso chi governava prima si trasformeranno presto in palese insofferenza. Che l’incantesimo ha durata molto breve, pari alla pazienza degli italiani, che ormai issano e bruciano leader con cadenza biennale. Che manca poco a che le manifestazioni di Roma e Torino diventino mobilitazioni nazionali. Molto poco.

Le piazze di Roma e Torino saranno pure democratiche e borghesi. Ma chi si sta fregando le mani, oggi, è Salvini. Che già sogna di potersi affacciare dal balcone del Campidoglio con il primo sindaco leghista della Capitale

C’è una differenza non da poco, però. A Roma e Torino i Cinque Stelle governano da soli, mentre a Palazzo Chigi convivono con l’alleato leghista. Sono meno esposti all’insofferenza, quindi, potendo godere del fatto di avere dalla propria parte il primo partito italiano. Una circostanza che evita loro l’opposizione feroce e trasversale che si trovano ad affrontare a Roma e Torino. Ma che tuttavia li espone al rischio di avere in casa chi li sostituirà - meglio: li sta già sostituendo - nel cuore degli elettori, quando la gente si stuferà di loro.
Le piazze di Roma e Torino saranno pure democratiche e borghesi, insomma, ma chi si sta fregando le mani, oggi, è Salvini.
Che già sogna di potersi affacciare dal balcone del Campidoglio con il primo sindaco leghista della Capitale. E a camminare sulle macerie del Movimento, quando sarà l’ora di staccare la spina alla diciottesima legislatura.

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook