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12 Novembre Nov 2018 0559 12 novembre 2018

Chi fu l’uomo più sfortunato della storia? Senza dubbio Guillaume Le Gentil, astronomo francese

La sua vita fu normale fino a quando non ci fu il passaggio di Venere del 1761. Per 11 anni fu in balìa della sorte, gli andò tutto male e venne perfino dichiarato morto (senza esserlo davvero)

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Non fu una vita tragica. Solo molto, ma molto sfortunata. Quella dell’astronomo francese del XVIII secolo Guillaume Le Gentil potrebbe, per i continui colpi di cattiva sorte, essere presa ad esempio come l’avventura più scalognata della storia della scienza.

Faceva parte di un progetto di collaborazione internazionale organizzato da Mikhail Lomonosvo il cui obiettivo era misurare la distanza della Terra dal Sole osservando il passaggio di Venere in diversi punti della Terra. Occorrevano ottimi strumenti di misurazione e scienziati pronti: Le Gentil era uno delle centinaia che avevano aderito e che si preparavano all’appuntamento. Venere sarebbe passata nella traiettoria giusta nel 1761.

Il suo punto di osservazione prescelto fu Pondicherry, allora un territorio francese in India. Partì da Parigi nel marzo del 1760. A luglio raggiunse l’Isola di Francia (ora Mauritius). Proprio in quelle settimane era scoppiata la guerra dei Sette anni tra Francia e Inghilterra e gli fu impedito di proseguire verso Est.

Dopo qualche mese di attesa e tentativi respinti, riuscì a farsi dare un passaggio da una brigata diretta verso la Costa del Coromandel, sempre in India, e salpò nel marzo 1761. Un anno dopo la sua partenza da Parigi. Visto che il passaggio di Venere sarebbe avvenuto il sei giugno, lo scienziato cominciava ad avere una certa fretta. “Non si preoccupi”, lo aveva rassicurato il capitano. “Ce la faremo”. Ma, come è ovvio, non andò così: i venti furono contrari, la fregata venne mandata fuori rotta e passò cinque settimane in mare aperto. Quando arrivarono a Pondicherry gli inglesi – che intanto proseguivano la guerra contro la Francia – avevano occupato tutta la città. La barca dovette tornare indietro, alle Mauritius.

Il sei giugno arrivò che il cielo era chiaro, ma Le Gentil era ancora in mare – e soprattutto era nel punto sbagliato – e non poté apparecchiare la sua attrezzatura per fare le rilevazioni necessarie. Venere passò sopra di lui, ma lo studioso non si perse d’animo: avrebbe aspettato altri otto anni (quando sarebbe passato di nuovo) e avrebbe fatto tutte le misurazioni. L’appuntamento successivo sarebbe avvenuto cento anni dopo. Non poteva permetterselo.

All’inizio pensava di registrare il passaggio da Manila, nelle Filippine. Ma gli spagnoli lo cacciarono. Nel marzo 1768, allora, tornò a Pondicherry, che nel frattempo era stata ripresa dai francesi. Lì, in un anno, costruì un piccolo osservatorio e si mise ad aspettare con pazienza.

Mancava poco al gran giorno: Venere sarebbe passata di nuovo il 4 giugno 1769. Tutte le mattine del mese precedenti erano state bellissime, con un cielo terso e puro. Proprio quel giorno, invece, comparvero delle nuvole all’orizzonte. Le Gentil non poté crederci: al momento del passaggio di Venere il cielo divenne scuro, nuvolosissimo. Non riuscì a vedere nulla. Pensò di impazzire.

Alla fine, recuperato il suo self-control, decise di tornare in Francia. Ma anche il viaggio del ritorno andò male (dissenteria fulminante): la barca fu colpita da una tempesta e lo abbandonò sulle isole Réunion. Fu una lunga odissea che si concluse nel 1771. Dopo 11 anni in giro per il mondo, scoprì che lo avevano dichiarato morto, che il suo posto nell’Accademia Reale delle Scienze era stato dato a un altro e che, per giunta, la moglie si era risposata e i figli avevano dato fondo all’eredità.

All’improvviso capì: per colpa delle guerre e di una serie di naufragi, tutte le lettere che aveva inviato erano state dirottate o andarono perse.

Ma Le Gentil era un uomo di scienza e non si perse d’animo. Tornò a essere dichiarato vivo, recuperò il suo posto nell’Accademia e si risposò. Per vivere altri 21 anni.

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