scomode omonimie
12 Novembre Nov 2018 0600 12 novembre 2018

Fabrizio Corona è un bollito di mezza età, la vera popstar è Mauro

Fabrizio Corona le prova tutte per tornare in passerella, compresa la liason con Asia. Ma il vero Corona da seguire è Mauro. L’aria da maledetto garantita dal vino e dai rari cambi di biancheria, è il vero vincente della Tv, tanto che ha salvato il programma di Bianca Berlinguer

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«Con Corona? Quel vecchio strano con la barba e la bandana che straparla di montagne?» La reazione di mia figlia quindicenne alla notizia della nuova love-story di Asia Argento ufficializza un sospetto che nutrivo da tempo: oggi il Corona più cool, quello che intriga i teenager e fa notizia, il primo che viene in mente a una ragazzina che adora il pop e non è particolarmente appassionata di letteratura rupestre, non è Fabrizio, ma Mauro. Il «re dei paparazzi» è superato quanto lo è il suo titolo, in quest’epoca repubblicana (e attualmente pure un po’ repubblichina) in cui i Vip si paparazzano da soli e la foto rubata del ministro dell’Interno nudo a letto con una conduttrice televisiva per famiglie non lo scoop è uno spericolato Robin Hood dell’obiettivo, ma una specie di revenge-porn diffuso dalla stessa conduttrice per famiglie.


Fabrizio Corona, con i suoi tatuaggi, le sue gradassate, l’aura da mascalzone, la fedina penale maculata come il giubbino animalier che la sua ex fidanzata Belen sfoggia su Instagram, in fondo è un ragazzo del secolo scorso. È un solista che non riesce più a riguadagnare la sintonia con l’orchestra dei media, si ferma per qualche battuta, prova e riprova a rientrare nel flusso del concerto - con un libro-verità, un’intervista, una comparsata al Grande Fratello, uno strip integrale sul lago di Como, una mezza dozzina di fallimentari operazioni di marketing legati al suo nome, un’intemerata sui social, una relazione con la chiacchierata good-bad-girl di #MeToo - ma non funziona, non riesce più ad azzeccare il tempo e la tonalità, ha perso l’orecchio assoluto che una volta gli permetteva di fare tutti gli sbagli giusti al momento giusto.

Uscito da tempo dall’intrigante zona gioventù bruciata, a dispetto degli interventi di medicina estetica cui ammette di ricorrere da almeno dieci anni, si aggira pericolosamente nella zona mezz’età bollita, e intorno a lui, come una gif visibile solo ai centennials, aleggia e lampeggia un aggettivo fatale, che fa scappare i ragazzini come lepri: «patetico».

Mentre il Corona di Longarone sembrerà pure un vecchio matto dall’aria perennemente avvinazzata e veste come un senzatetto, ma patetico di sicuro non è, nemmeno nell’irresistibile parodia che ne fa Maurizio Crozza (e in Italia essere oggetto di una parodia crozziana è il vero sigillo della fama).

Fabrizio lanciava le mutande dalla finestra della sua casa milanese, per la gioia delle fan. Mauro non lo imita solo perché con tutta probabilità in fatto di slip il suo motto è quello dei nonni, «uno addosso, uno nel fosso

Eppure Corona scrittore di tratti in comune con l’omonimo milanese ne ha parecchi: i bicipiti nudi sempre in bella vista nei collegamenti con Cartabianca, il maledettismo narcisista, seppure corretto al Merlot e non alla coca, l’ostentato cinismo “faccio-tutto-solo-per-i-soldi”. Fabrizio lanciava le mutande dalla finestra della sua casa milanese, per la gioia delle fan. Mauro non lo imita solo perché con tutta probabilità in fatto di slip il suo motto è quello dei nonni, «uno addosso, uno nel fosso», cioè ne possiede soltanto due, e li indossa a rotazione settimanale, come ha rivelato alla Zanzara.

Se anche lui presentasse una sua linea di biancheria intima maschile - già pronto il claim: «non la cambierai mai» - avrebbe molto più successo di quella pubblicizzata dall’ex pupillo di Lele Mora (che peraltro in passato si è avventurato in uno dei territori preferiti dal barbuto scrittore, l’enologia, tenendo a battesimo la linea di vini «la Farfallina che seduce», prodotta da un’azienda di Corleone).

Malgrado le apparenze, sia il paparazzo che lo scrittore si vendono sfacciatamente come uomini-oggetto, giocando sulla loro presenza fisica; ma oggi il genere metrosexual tatuato e palestrato è molto meno hot dell’anziano nerboruto dalla barba corrusca, e Mauro Corona, a suo modo, si colloca sulla linea di certi fotomodelli over-60 ultrarichiesti come Aiden Shaw, Philippe Dumas e Wang Deshun.

Mauro Corona sa benissimo che a mandare avanti il mercato dei libri sono soprattutto le coetanee di lady Bianca, e se le lavora, in tivù e negli eventi pubblici, con la stessa spregiudicatezza (e maggiore accortezza) con cui Fabrizio Corona insegue nelle discoteche truzze la lost generation dei trenta-quarantenni

Insomma: il romanziere-scultore-scalatore è il vero (e consapevole) giocattolo per signore, e si vede da come riesce a scongelare Bianca Berlinguer a Cartabianca, dove ogni martedì sera va in onda un’irresistibile versione agée di Travolti da un azzurro destino di Lina Wertmueller, con la dama dell’aristogauche romana affascinata e strapazzata dallo scorbutico taglialegna dolomitico.

Mauro Corona sa benissimo che a mandare avanti il mercato dei libri sono soprattutto le coetanee di lady Bianca, e se le lavora, in tivù e negli eventi pubblici, con la stessa spregiudicatezza (e maggiore accortezza) con cui Fabrizio Corona insegue nelle discoteche truzze la lost generation dei trenta-quarantenni incasinati come lui, ma con molti meno quattrini. Peccato per Asia Argento: l’avremmo vista decisamente meglio al fianco dell’autore delle Voci del bosco che insieme all’ex pupillo di Lele Mora. Che, se voleva fare davvero notizia, avrebbe dovuto fidanzarsi con Bianca Berlinguer.

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