pasticci economici
13 Novembre Nov 2018 0600 13 novembre 2018

Tutto falso, tutto di meno: la manovra di Lega e Cinque Stelle è populismo per idioti

Una settimana di delirio attorno alla cosiddetta “manovra del cambiamento”, dalle balle sui terreni e i figli alle fole su “quota 100”. Ai fantomatici calcoli che assicurerebbero sviluppo e crescita. Tutto falso. Solo populismo per gonzi

Conte_Salvini_Di_Maio_Linkiesta

Riepiloghiamo un’altra settimana di passione attorno al Def del cambiamento, settimana iniziata con la notizia di un fatto epocale per i destini nazionali: la separazione Isoardi-Salvini. In mancanza d’immigranti da additare al pubblico ludibrio, guarda cosa deve fare un povero capo popolo per evitare i seguaci s’accorgano che, una dopo l’altra, le banche stan aggiustando i tassi attivi (inclusi quelli sui mutui) mentre dichiarano che dello spread loro si fan tutte un bel baffo sovranista ...

Nel frattempo viene reso noto che a chi dovesse riprodursi per la terza volta verranno concessi ampi terreni demaniali su cui tracciar solchi con l’aratro; la produttività dell’economia italiana ne risulterà, senza alcun dubbio, grandemente beneficiata. Un bravo collega – uno dei pochi che da almeno vent’anni continua a spiegare che forse il problema italiano si chiama produttività, la quale nulla ha a che fare con l’Euro perché l’appiattimento della dinamica della total factor productivity (tfp) viene da prima ancora che dell’Euro s’iniziasse a discutere – ci ricorda cosa succede da tre decenni ai salari reali dei lavoratori italiani.

A nessuno sorge il dubbio che la “domanda interna stagnante” venga da quella stagnazione di salari e stipendi e che, se la domanda interna si vuol ravvivare, forse meglio scordarsi i magici moltiplicatori e dedicarsi a tagliare per davvero le tasse sul lavoro produttivo facendone crescere la produttività con riforme strutturali. Meglio raccontare in tv che le fertili terre solcate dall’aratro del terzo figlio porranno fine a questo pluridecennale declino.

Quota 100 è la versione peggiorata dell’idea Renzi-Nannicini di far prestare dalle banche le pensioni anticipate di chi volesse smettere di lavorare prima dei termini previsti. Mentre Istat ci fa sapere che nemmeno alle microimprese il Def del cambiamento ha fatto il regalino fiscale promesso

Nel frattempo esce l’aggiornamento del PMI (Purchasing Manger Index) che annuncia riduzioni sostanziali un po’ ovunque ma, che per l’Italia, si posiziona in territorio recessione con un crollo di ben dieci punti in quel che va del 2018. Nulla di cui preoccuparsi: tutto si riaggiusterà entro pochi mesi grazie all’esplosione della domanda interna che il mega condono fiscale ed il pensionamento anticipato di quasi un altro mezzo milione di lavoratori produrranno.

Tutto questo è garantito dai magici calcoli moltiplicativi che tal Biagetti (apparentemente consigliere del Ministro Savona) pubblica sul medesimo blog di fanta-economia su cui venne pubblicato lo schezo accademico noto come Piano B. Fanno quindi bene tutti i ministri economici del governo italiano, e l’attento Primo Ministro soprattutto, ad ignorare sia questa che altre notizie negative che arrivano da un po’ ovunque. Le prospettive di crescita dell’economia italiana per gli anni a venire stanno migliorando grazie alle rosee aspettative generate dal DEF; il crollo degli ordini è una mossa tattica per confondere i nemici del cambiamento.

Il ministro italiano dell’Economia, abbandona per l’ennesima volta un incontro europeo adducendo a motivazione una non ben specificata “defaillance tecnica”, non si comprende se italiana o della Commissione. Continua il dibattito italiano sui “moltiplicatori”, vera chiave di volta della rinascita nazionale. Dozzine di esperti, tutti con rigorosamente zero pubblicazioni scientifiche sul tema, si alternano a turno nella miriade di talk show televisivi per spiegare che nessuno al mondo – eccezion fatta per Paolo Savona, Giovanni Tria ed i loro magici consiglieri economici – capisce alcunché dell’arcano argomento ma che presto giustizia verrà fatta.

Nessuno sembra rendersi conto che le previsione della Commissione rese pubbliche da Moscovici sono, in realtà, ultra-ottimistiche sia perché non tengono realmente conto dei dati negativi del terzo trimestre sia perché, da sempre, il “modello” usato dalla Commissione tende ad esagerare intenzionalmente i benefici effetti delle politiche fiscali dei singoli paesi.

Nel frattempo la Consob – un’agenzia indipendente di nessun valore visto che dovrebbe garantire il corretto funzionamento del mercato azionario nazionale – rimane per un’altra settimana senza presidente. Giungono notizie comunque rassicuranti: uno dei suoi dipendenti, Marcello Minenna, un signore che da mesi si dedica a diffondere analisi confuse e spesso erronee sugli effetti che la politica monetaria ha sui differenziali dei tassi d’interesse del debito pubblico, sembra essere il grande favorito alla carica. Il cambiamento avanza a passi da gigante.

a che altro deve servire il condono all’evasione fiscale ed il permesso implicito per continuare a farlo se non per dire ai furbi “non preoccuparti, le imposte crescono solo per chi è produttivo e le deve pagare, non per te”?

Dall’Ufficio Parlamentare del Bilancio esce, fra i mille dettagli del Def che meriterebbero d’essere commentati, anche la tabella 3.8 la quale mostra che se si sceglie d’andare in pensione nel 2019 con cinque anni di anticipo rispetto all’età prevista dalla legislazione attuale si rinuncia per sempre a un terzo dell’importo pensionistico. Detto altrimenti: Quota 100 è la versione peggiorata dell’idea Renzi-Nannicini di far prestare dalle banche le pensioni anticipate di chi volesse smettere di lavorare prima dei termini previsti. Nonostante questa pesante tassazione del pre-pensionato, il medesimo UPB fa anche sapere che, comunque, quota 100 costerebbe quasi il doppio di quanto previsto dal DEF: 13 anziché 7 miliardi. Credo si dica “becco e bastonato”, ma guai a spiegarglielo agli aspiranti pensionandi sessantenni fra i quali la Lega, da anni, alimenta un odio viscerale per Elsa Fornero.

Per chiudere la settimana l’Istat ci fa sapere che nemmeno alle microimprese – quelle con meno di 10 dipendenti per le quali i signori Salvini e Di Maio hanno una parola di riguardo un giorno sì e quell’altro ancora perché è chiaro a tutti che da queste verrà il riscatto economico nazionale a mezzo moltiplicatori del sussidio – il Def del cambiamento ha fatto il regalino fiscale promesso. Sembra che la mini-IRES non compensi per gli stop ad ACE e maxi-ammortamento e che il saldo fiscale netto per le imprese sia, nel complesso, negativo. E per le micro un pelino peggio del resto. A ben pensarci il conto torna: a che altro deve servire il condono all’evasione fiscale ed il permesso implicito per continuare a farlo se non per dire ai furbi “non preoccuparti, le imposte crescono solo per chi è produttivo e le deve pagare, non per te”?

Il lettore ch’è giunto sino a questo punto si chiederà dove sia il punto. Il punto, caro lettore, sta nel fatto che non c’è e che oramai il populismo del governo rosso-brunato è buono solo per dei minus habens. Che chi minus habens non è, o perlomeno tale si ritiene, non sia in piazza a chiedere a costoro di scappare dal paese, questo rimane invece un mistero per me insoluto.

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook