Politica & Immaginario
17 Novembre Nov 2018 0600 17 novembre 2018

Asia Argento sta con Corona e per la sinistra non è più un’icona

La Argento era stata adottata come leader dal fronte progressista. Ma dopo la relazione con Corona non è più presentabile. Era già successo con molti, da Insinna a Giarrusso a Bonolis. La sinistra non sa scegliersi le sue icone, la destra e i populisti sì

Asia_Argento_Linkiesta

Per circa una settimana le vedove di Asia Argento non si sono capacitate di come fosse stato possibile. Hanno sperato nella smentita, nella messinscena, nel complotto ordito da un terribile hacker russo o da quel porcellone di Harvey Weinstein. Purtroppo, davanti agli aggiornamenti quotidiani sulla loro intensa vita sessuale a mezzo Instagram, si sono dovute arrendere. Contro-ordine compagne. Asia Argento si è messa con Fabrizio Corona, che sta al femminismo come Luigi Di Maio alla facoltà di glottologia e linguistica dell’Università di Dresda.

Attenzione: della vita sessuale di Asia non ce n’è mai fregato nulla, e del resto lei, come ogni persona del pianeta, è libera di fare quello che vuole, anche accoppiarsi con un kerken – il mostro marino che affondava le navi dei vichinghi – se lo ritiene interessante. Libera persona e libera artista Asia.
Quello che ci interessa qui è la disperazione che la sua ultima scelta in fatto di uomini ha scatenato nella sinistra benpensante di casa nostra, quella che un anno fa l’aveva eletta icona e ora si sente tradita perché invece che con un intellettuale in giacca di tweed, Asia si sollazza con il Voldemort tatuato in mocassino.

C’è qualcosa di tragico – e quindi di comico – nel modo in cui questa sinistra sceglie i volti che dovrebbero rappresentarla e nella frequenza con cui questi uomini e queste donne copertina finiscono per afflosciarsi come panna lasciata sul davanzale ad agosto.

Il populismo e la destra sovranista hanno dimostrato di non possedere nessuna ricetta miracolosa per uscire dal più grosso impasse economico, sociale ed esistenziale della Storia moderna. Tuttavia hanno dato prova di aver capito quello che i propri elettori si aspettano da loro

È il caso, per esempio, di Dino Giarrusso, l’unico beneficiario degli effetti del movimento #metoo in Italia. Partito come paladino di madamine e madamini democratici è finito tra le fila della squadra avversaria, e per poco non ce lo siamo ritrovati come Presidente della Commissione antimafia – forse a causa della sua partecipazione come comparsa alla fiction Rai “Il Commissario Manara”.

Qualche tempo prima era stata la volta di Flavio Insinna. Dopo essere stato sdoganato addirittura da Bianca Berlinguer, l’ex conduttore di Affari Tuoi pareva pronto al grande salto. Non ci fosse stata Striscia la Notizia - e il clamoroso fuorionda in cui Insinna riempiva di insulti una donna di bassa statura - chissà dove sarebbe ora.

E che dire di Paolo Bonolis, che ha recentemente rottamato il sodalizio con Luca Laurenti per formarne uno con l’ex premier Matteo Renzi? In questo caso le intemerate della moglie sui social a bordo del jet privato di famiglia potrebbero alienarne la popolarità a Mirafiori.

L’elenco potrebbe proseguire a lungo, ma a ben vedere non si tratta di una specialità solo italiana. Anche il mondo liberal americano ha dimostrato di avere un fiuto pessimo quando si tratta di scegliere i campioni dei propri ideali: esattamente quanto accaduto con Michael Avenatti, l’avvocato della porno star Stormy Daniels.

Dopo aver recitato il ruolo di anti Trump sulle pagine e nei dibatti di ogni singola testata ostile al Presidente Americano (quindi tutte tranne una) ed essere stato addirittura sondato come possibile candidato alle Primarie per la corsa alla Casa Bianca del 2020, Avenatti è stato arrestato l’altro ieri con l’accusa di aver picchiato l’ex moglie. Grande imbarazzo nel Partito Democratico, dato che l’aitante avvocato avrebbe dovuto parlare a una convention organizzata nel weekend tra le montagne del Vermont.

Forse si tratta di coincidenze o magari solo di sfortuna. Oppure, dietro a queste continue figure barbine il cui elenco potrebbe continuare all’infinito, c’è qualcosa di ben piu’ serio. Per esempio, la totale incapacità della sinistra moderna non tanto e non solo di trovare risposte convincenti ma soprattutto di capire quali siano le domande cui lei stessa è chiamata a rispondere oggi.

Dietro a queste continue figure barbine il cui elenco potrebbe continuare all’infinito, c’è qualcosa di ben piu’ serio. La totale incapacità della sinistra non tanto e non solo di trovare risposte convincenti ma soprattutto di capire quali siano le domande cui lei stessa è chiamata a rispondere

Il populismo e la destra sovranista hanno dimostrato di non possedere nessuna ricetta miracolosa per uscire dal più grosso impasse economico, sociale ed esistenziale della Storia moderna. Tuttavia, hanno dato prova di aver capito benissimo quello che i propri elettori si aspettano da loro. Esiste un volto migliore di Trump per rappresentare la rabbia del white trash americano? C’è qualcuno migliore di Di Maio come simbolo dei Cinque Stelle smaniosi per il reddito di cittadinanza?

La sinistra invece brancola nel buio ad ogni latitudine. Un giorno si butta addosso la camicia bianca o il tailleur di gran pregio, stile Macron – che al momento vanta un gradimento inferiore perfino a quello di Hollande nello stesso periodo – o Hillary Clinton, e i suoi elettori si sentono traditi. Il giorno dopo allora si tuffa dalla parte opposta, incaponendosi in una serie di radicalismi isterici che la fanno diventare niente di più che un’associazione culturale per gente benestante che vive nei centri delle grandi metropoli. Ma il risultato è lo stesso.

E così si butta tra le braccia di questo o di quell’altro fenomeno da baraccone del momento, elevandolo ad icona, a portavoce o addirittura a leader, con lo stesso spirito del giocatore di biliardo che, per frustrazione, prova a spararla forte nel mucchio, a casaccio, sperando che accada qualcosa ma condannandosi in questo modo alla sconfitta.

Un circolo vizioso, aggravato dall’ipotesi che la situazione, se possibile, sia ancora più compromessa di quanto sembri. Già, perché col passare del tempo sorge il sospetto che una parte degli elettori passati tra le fila del populismo sappia benissimo che le promesse elettorali – tipo reddito di cittadinanza o flat tax – altro non siano che balle colossali, eppure a loro vada benissimo così. “Almeno hanno imparato a fare le domande, hanno capito i miei bisogni” pensa l’elettorato populista che così, sentendosi compreso, continua imperterrito a pensarla nello stesso modo, perdonando qualsiasi cosa, senza che nessuna tabella o procedura d’infrazione sia in grado di fargli cambiare idea.

Servirebbero una riserva di umiltà, di ascolto e di pazienza, unite alla disponibilità a mettersi completamente in discussione. Ma visto l’andazzo, è molto più probabile si arrivi a sdoganare pure Fabrizio Corona, magari al grido di hasta el paparazzo siempre.

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