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17 Novembre Nov 2018 0559 17 novembre 2018

Domande scomode: perché le matite sono rivestite di giallo

Fino al 1889 quelle lisce erano considerate della migliore qualità. Il colore veniva impiegato per nascondere le impurità del legno. Ma si usava rosso, nero e porpora. Perché entrasse in gioco il giallo fu necessaria una trovata commerciale

Yellow HB Pencils

Tante domande hanno la stessa risposta – che, in molti casi è: “marketing”. Vale, per esempio, per chi si chiedesse (come hanno fatto qui) perché le matite sono, in maggior parte, gialle. La risposta (che sarà sempre “marketing”) va cercata nel lontano 1889, per la precisione all’Esposizione Universale di Parigi. In questa occasione i visitatori, oltre alla Torre Eiffel e alle altre meraviglie del XIX secolo, poterono ammirare un nuovo tipo di matita, fabbricata dall’azienda ceca Hardtmuth, che era ricoperta da una lacca gialla. Anzi, dorata.

Fu un’operazione di rottura. Fino ad allora le matite considerate “di qualità” non avevano mai lacche. Era un modo per mostrare che il legno non presentava imperfezioni e che la superficie era levigata bene. Chi le verniciava, al contrario, lo faceva per nascondere le irregolarità del prodotto. In ogni caso, usava il marrone, il rosso o il nero. Mai il giallo. Era una novità e lasciò tutti sconcertati.

L’obiettivo della scelta controcorrente era chiaro: rendere evidente, fin dal primo sguardo, che le matite Hardmuth erano differenti. E il motivo era importante: le mine, o meglio la grafite di cui erano composte le mine, non era più di origine inglese, come era per quasi tutte fino a quel momento, ma siberiana.

Come tutti sanno, il giallo non c’entra niente con la Siberia. Però c’entra molto con la Cina, che le è vicina. Hardtmuth non andava per il sottile: erano entrambe regioni orientali, lontane e affascinanti. Questo gli bastò per adottare quel colore come richiamo di tutta la simbologia imperiale cinese (il giallo era appannaggio della sola famiglia imperiale, per esempio) e farla passare come un segno distintivo di qualità. Del resto la grafite siberiana era sconosciuta: in qualche modo doveva pur venderla, aveva pensato.

A questo, poi, aggiunse la scritta Koh-i-noor, dal celebre diamante della Corona britannica. Era un modo per mettere le cose in chiaro: queste matite sono preziose e – soprattutto – la grafite e il diamante sono la stessa cosa. Giocava per suggestioni, anche slegate, per nobilitare un prodotto altrimenti comune. Ma funzionò alla grande: Koh-i-noor divenne così riconoscibile che, addirittura, entrò a far parte del nome dell’azienda e il marchio divenne famoso in tutto il mondo.

Forse la grafite Hardtmuth non era della migliore qualità possibile, ma la testa del suo proprietario sembra proprio di sì.

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