17 Novembre Nov 2018 0722 17 novembre 2018

Il ruggito di Merkel e Macron: ora la guerra ai populisti è iniziata davvero

Prima l’iniziativa congiunta sulla nascita di un esercito europeo, che ha scatenato le ire di Trump. Poi, il piano sugli investimenti che esclude chi non rispetta le regole, che suona come un messaggio all’Italia euroscettica. I due motori dell’integrazione continentale si sono rimessi in moto

Macron Merkel 2 Linkiesta
Alain JOCARD / AFP

Due indizi fanno una prova: prima l’uno-due sull’esercito europeo, approfittando di due occasioni importanti come il centenario dell’armistizio della Grande Guerra e il discorso in plenaria al Parlamento Europeo. Poi il piano per un budget europeo per gli investimenti che esclude dalla divisione della torta i Paesi che non rispettano le regole. Merkel e Macron, Germania e Francia, i due veri motori dell’integrazione europea sembrano essersi finalmente svegliati. Soprattutto, sembrano essere intenzionati a recuperare l’iniziativa perduta, a non lasciare più spazio all’euroscetticismo, a combattere le forze distruttrici dell’Unione Europea con la costruzione di un’Europa più integrata, più politica, più ambiziosa.

L’accelerazione sull’esercito europeo di qualche giorno fa, evidentemente coordinata tra i due, ha colto tutti di sorpresa. Trump per primo, soprattutto per la virulenza dell’attacco di entrambi all’America, che Macron ha addirittura dipinto come una potenziale minaccia per gli interessi europei, andando a mettere in discussione - senza dirlo, ma lasciandolo intendere - la sopravvivenza stessa della Nato. Non solo: indipendentemente dallo schiaffo a Washington, l’accelerazione sulla difesa comune è un segnale fortissimo in direzione di un’accelerazione del processo di integrazione. Come ebbe a dire a suo tempo Giulio Tremonti, che fu il primo a proporlo in un lontano semestre di presidenza europea, la nascita di un esercito continentale è precondizione agli Stati Uniti d’Europa, o perlomeno a un’Europa che si integra politicamente. La difesa comune chiama una politica estera comune, un unico budget per la ricerca e il trasferimento tecnologico, una fiscalità comune. Sopratutto, evoca l’idea, in un continente storicamente dilaniato da conflitti interni, che il nemico sia fuori. Che come ha detto, sempre la scorsa settimana, il ministro dell’economia francese Bruno La Maire, l’Europa deve percepirsi e deve diventare impero tra gli imperi.

Il piano franco-tedesco sul budget europeo per gli investimenti, precluso a chi non rispetta le regole, è uno schiaffo violento al terzo grande fondatore dell’Unione, l’Italia. E suona come un messaggio in codice: Roma, scegli da che parte stare. O stai con Parigi e Berlino, e costruisci la nuova Europa insieme a noi, o stai con Mosca e Washington e giochi a distruggerla

Dopo la carota, è arrivato il bastone. Il piano franco-tedesco sul budget europeo per gli investimenti, precluso a chi non rispetta le regole, è uno schiaffo violento al terzo grande fondatore dell’Unione, l’Italia. E suona come un messaggio in codice: Roma, scegli da che parte stare. O stai con Parigi e Berlino, e costruisci la nuova Europa insieme a noi, o stai con Mosca e Washington e giochi a distruggerla. La sensazione è che Merkel e Macron conoscano già la risposta: a meno di clamorose sorprese la Lega sarà il primo partito nazionale per numero di deputati nel prossimo parlamento europeo. E a meno di altrettanto clamorose giravolte, sarà l’architrave su cui si sosterranno le forze contrarie a una maggior integrazione continentale, dal Rassemblement National di Marine Le Pen ad Alternative fur Deutschland, dal Pis polacco al Fidesz di Viktor Orban. Il messaggio, semmai è agli italiani: attenti a cosa vi perdete, nell’inseguire le chimere sovraniste di Salvini, e il populismo assistenziale e straccione dei Cinque Stelle.

Ai più attenti, peraltro, non sarà sfuggito un dettaglio. Che tutta questa accelerazione sul fronte continentale è iniziata nel momento in cui Angela Merkel ha annunciato di non ricandidarsi più alla guida della Cdu, preludio alla sua uscita di scena dall’agone politico tedesco. Una mossa che i più hanno motivato come figlia dei rovesci elettorali, ma che tuttavia, più passano i giorni più assume una diversa valenza strategica. Più libera dalle pressioni interne, dal giogo del consenso e dagli attacchi esterni da chi da anni la vorrebbe disarcionare per gettare nel caos il continente, Merkel sembra stia giocando senza più alcuna paura ed esitazione la partita dell’integrazione europea. Nel bene o nel male, a storia recente europea racconta che questo continente - dalla crisi greca a quella dei profughi siriani - è vissuto delle sue esitazioni e delle sue improvvise accelerazioni. A quanto pare, sta accadendo di nuovo. Allacciate le cinture.

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook