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21 Novembre Nov 2018 0600 21 novembre 2018

Casamonica e Baobab: la guerra per il Campidoglio tra Lega e Cinque Stelle inizia a colpi di sgomberi

La Raggi che sequestra le case della famiglia criminale romana, Salvini che risponde sgomberando il centro per immigrati: un film già visto mille volte, ma il duello è inedito. Ed è l’inizio della grande battaglia tra gli alleati di governo per prendersi Roma

Raggi Roma Linkiesta
Alberto PIZZOLI / AFP

Potremmo intitolarla La Guerra delle Ruspe, o in alternativa, se si sceglie una chiave più ironica, Andiamo A Sgomberar. È il duello che si è acceso in questo martedì di pioggia a Roma e che ha visto confrontarsi sul terreno della legalità e dell'ordine pubblico le forze di Virginia Raggi, guidate dalla sindaca in persona – i vigili urbani insomma – ed i tradizionali corpi di polizia del Viminale, impegnati ciascuno per conto suo in due operazioni ad alto tasso mediatico e simbolico. Il sequestro delle famose villette dei Casamonica, all'alba. Lo sgombero dei reduci del Baobab, nel primo pomeriggio.

Lo show più spettacolare è stato senza dubbio il primo, con 600 uomini impegnati, telecamere al seguito e un curioso avvicinamento all'obiettivo a bordo di una lunga fila di autobus. All'angolo delle casette abusive sono state parcheggiate anche due ruspe, che dovrebbero entrare in azione entro il prossimo mese. La Raggi ha guidato l'azione e diffuso molti video dei vigili impegnati con mazze e leve per forzare le porte degli edifici vuoti. Da quelli ancora abitati sono emersi diversi anziani in pigiama che hanno rovinato un po' l'effetto cinematografico stile Narcos. Inutilmente i cronisti sono andati alla ricerca di reazioni forti: zero resistenza, appena qualche parolaccia borbottata sottovoce. Poche ore dopo in Piazzale Spadolini, sulla Tiburtina, la polizia portava a termine lo sgombero del piccolo accampamento di una cinquantina di senzatetto del Baobab, già reduci dall'abbattimento della tendopoli di Piazzale Maslax, una settimana fa.

Le due vicende non hanno palesemente nulla in comune – da una parte c'è un'attività di volontariato mai regolarizzata nonostante gli sforzi dei titolari, dall'altra una famiglia di delinquenti – tranne un fatto: simboleggiano entrambe come in questa città i problemi incancreniscano, restino sempre gli stessi, al punto di diventare quasi un format televisivo

Per il Baobab è il ventiduesimo “sfratto”, per le villette dei Casamonica il sesto o settimo blitz: dal 2012 a oggi sono stati effettuati rastrellamenti con cadenza annuale, in molti casi seguiti da ordinanze di sequestro e promesse di demolizione mai rispettate. Le due vicende non hanno palesemente nulla in comune – da una parte c'è un'attività di volontariato mai regolarizzata nonostante gli sforzi dei titolari, dall'altra una famiglia di delinquenti – tranne un fatto: simboleggiano entrambe come in questa città i problemi incancreniscano, restino sempre gli stessi, al punto di diventare quasi un format televisivo perché le immagini del Baobab smobilitato (dall'Hotel Africa, da via Cupa un paio di volte, dall'ex Ittiogenico, dalle ultime due tendopoli in zona Tiburtina) e delle villette dei Casamonica forzate (nel luglio 2018, nel novembre 2017, nel marzo 2016, nel marzo 2015 e via all'indietro) si sovrappongono come le stagioni di X Factor o del Grande Fratello.

Non c'è sindaco o questore o ministro dell'Interno che non abbia cercato i riflettori e gli applausi con questi due format, diventati occasione fissa per dimostrare rigore sui migranti, severità contro l'abusivismo e l'illegalità, determinazione a fare “pulizia in città”. Ma i due blitz quasi contemporanei di ieri sono un assoluto inedito e rivelano su quale terreno si cominci a giocare fin da ora la partita tra Lega e Cinque Stelle per la conquista del Campidoglio, fra tre anni. Non sarà quello dei trasporti, della spazzatura, delle mille inefficienze di una città dove per fare la carta d'identità servono tre mesi. Non saranno le erbacce, il disastro degli alberi mal curati che cadono o si seccano. Non sarà la crisi del commercio, la manutenzione dei monumenti, le opere pubbliche, i ricorrenti scandali. Sarà il campo ad alto impatto emotivo della sicurezza e dell'ordine pubblico, nella sua versione più spettacolare ma anche meno rilevante: a Roma agiscono poteri criminali ben più pervasivi dei Casamonica; il degrado delle baraccopoli infetta larga parte della città e non si risolve certo cacciando poveracci da un quartiere all'altro.

Per i romani una sfida di questo tipo – sulla legalità, sul rispetto delle regole - potrebbe essere vantaggiosa se davvero intaccasse le grandi agenzie dell'abuso e della prepotenza. Una “gara a chi fa meglio” contro il crimine organizzato e contro decennali emergenze come la collocazione dei senzatetto, aiuterebbe senz'altro la città. Il sospetto è che si pensi invece al reality già visto in passato, a una gara di muscoli senza contenuti oltre l'esibizione televisiva, e si vorrebbe avvertire gli sceneggiatori: Roma è piuttosto stufa di recite, difficilmente premierà chi gliene propone un'altra.

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