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21 Novembre Nov 2018 0559 21 novembre 2018

Perché leggere racconti può migliorare la tua vita lavorativa

Il respiro controllato del narratore, la precisa inquadratura del mondo e le caratteristiche di abilità e perizia necessarie a scrivere una perfetta short story possono insegnare molto. Anche in ambiti non letterari

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Immagine di Pixabay

I racconti sono come un’avventura romantica, i romanzi sono dei matrimoni”: questa efficace immagine della scrittrice umoristica Lorrie Moore nasconde più di un significato. Da una parte ovviamente allude alla diversa durata delle esperienze: i racconti sono contraddistinti proprio per la loro brevità, mentre i romanzi lavorano su un’estensione maggiore. Forse in questa metafora c’è un’allusione anche alla diversa intensità, in quanto i primi sono fatti per convogliare emozioni intense e messaggi forti in poco spazio, i secondi invece necessitano di un passo più disteso. Ma soprattutto la differenza sta anche nella considerazione di questi due mezzi espressivi: i romanzi sono come i matrimoni anche perché hanno un riconoscimento istituzionale più stabilito e riverito, mentre i racconti hanno subito nel tempo diverse fortune.

Mentre negli Stati Uniti anche negli scorsi decenni, ad esempio, il formato delle cosiddette short stories non ha mai conosciuto un vero e proprio abbandono (pensiamo a grandissimi autori come Stephen King, il premio Nobel Alice Munro, Joyce Carol Oates, Jennifer Egan, George Saunders, per non parlare dei loro grandissimi maestri: Hemingway, Carver, Dorothy Parker), in Italia per anni la forma del racconto è sempre stata considerata ancillare e poco redditizia, tanto che le case editrici le pubblicavano con rarità molto parca e prudente. Ultimamente le cose stanno cambiano, soprattutto grazie a marchi indipendenti o emergenti (minimum fax, NN editore, Racconti edizioni, quest’ultima nata proprio per pubblicare raccolte di storie brevi). L’interesse maggiore è tale che anche autori italiani emergenti si distinguono con grande efficacia nel genere: da lì sono partiti scrittori come Paolo Cognetti, Nadia Terranova e nuove voci come Michele Orti Manara o Roberto Camurri.

Ma è sbagliato pensare che le alterne vicende editoriali dei racconti siano d’interesse solo per gli addetti ai lavori o per gli appassionati di letteratura. I racconti, invece, possono essere un utile strumento da applicare in qualsiasi ambito della propria vita, in particolare in quella lavorativa. Il respiro controllato del narratore, la precisa inquadratura del mondo e le caratteristiche di abilità e perizia necessarie a scrivere una perfetta short story possono insegnare molto. D’altronde, come scriveva Neil Gaiman, “un racconto è l’ultimo trucco di magia: un paio di migliaia di parole per trascinarti lontano nell’universo o per spezzarti il cuore”.

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