canossa
24 Novembre Nov 2018 0002 24 novembre 2018

Sovranisti asfaltati. Il Governo ha giocato col fuoco e ora si arrende all’Europa

Erano partiti battaglieri, evocando il “cigno nero” dell’uscita dall’Euro. Ora si sono accorti che l’Europa ha intenzione di difendere i propri interessi. E i gialloverdi del Governo cedono. E chiedono dilazioni, e offrono in cambio una finanziaria di riparazione

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Alberto PIZZOLI / AFP

C'era una volta la teoria del Cigno Nero. Ebbe popolarità nei giorni della formazione del governo, quando il ministro in pectore Paolo Savona usò questa raffinata metafora per sostenere che bisognava prepararsi a gestire l'imponderabile, nella fattispecie la disgregazione improvvisa dell'area Euro. Molti lo accusarono di desiderarlo, questo Cigno Nero, di vederlo come un evento sconvolgente ma in prospettiva positivo. E per molti mesi, fino a ieri, il dubbio che il governo giallo-verde puntasse esattamente a questo – a tirar fuori l'Italia dall'Europa senza dirlo – era rimasto, aleggiava su ogni iniziativa del governo. Ora il Cigno Nero si manifesta, ma al contrario. Perché dopo le parole di Giovanni Tria, di Giuseppe Conte, ma soprattutto del medesimo Paolo Savona, l'imprevedibile cambia di segno: a sorpresa emerge uno straordinario attaccamento dell'Italia all'Europa, un desiderio di rifare pace, di abbassare i toni, di contrattare le punizioni con Bruxelles anziché sfidarla a comminarle.

L'offerta del governo italiano alle autorità europee è duplice. Uno slittamento ad aprile delle due misure simbolo della manovra, il reddito di cittadinanza e le pensioni a quota cento, in modo da diminuirne l'impatto sui conti dell'anno. E poi, la promessa di una manovra-bis in estate qualora l'andamento del Pil e del deficit non rispondesse alle previsioni.

In cambio, il processo a Roma dopo la bocciatura della Finanziaria dovrebbe seguire un andamento languido e consentire di arrivare alle Europee senza sconquassi sul fronte spread, banche, sanzioni. È un atto di ragionevolezza, e al tempo stesso una gita a Canossa dolorosa dopo le molte espressioni battagliere spese sulla trincea del No Pasaran. Due giorni dopo la polemica sulle contrattazioni da «mercanti di tappeti» lanciata da Pierre Moscovici e orgogliosamente respinta da Matteo Salvini, il negoziato è aperto, le proposte sul tavolo, il copione molto simile a quello già visto con esecutivi precedenti.

L'offerta del governo italiano alle autorità europee è duplice. Uno slittamento ad aprile delle due misure simbolo della manovra, il reddito di cittadinanza e le pensioni a quota cento, in modo da diminuirne l'impatto sui conti dell'anno. E poi, la promessa di una manovra-bis in estate. È un atto di ragionevolezza, e al tempo stesso una gita a Canossa dolorosa dopo le molte espressioni battagliere spese sulla trincea del No Pasaran

Gli economisti ci spiegheranno il perché di questa conversione. C'entra senza dubbio un'asta Btp andata molto male. La paura che lo Spread si rifletta sui mutui e sul debito in modo catastrofico. L'allarme del Nord produttivo che tira i remi in barca, rallenta la produzione, smaltisce i magazzini, come si fa di solito quando si prevedono tempi duri.
Ma c'è un senso politico da tener presente oltre tutto ciò: la logica del “tutto e subito” alla quale era improntata la manovra non poteva reggere. La somma dei fantasmagorici progetti di Cinque Stelle e Lega, tutti da realizzare entro un anno, era fuori dalla realtà. L'idea che l'Italia potesse godere del sostegno dei paesi “sovranisti” - Austria e Ungheria in primis – era infondata. E, soprattutto, l'Europa e i governi europei non sono quei giganti malati che molti immaginavano, ma entità ancora perfettamente in grado di difendere i loro interessi, e determinati a farlo.

L’Europa e i governi europei non sono quei giganti malati che molti immaginavano, ma entità ancora perfettamente in grado di difendere i loro interessi, e determinati a farlo

Il paradosso della situazione è che la tregua armata che si profila danneggerà, probabilmente, più l'opposizione che il governo. Le minoranze avevano puntato tutte le loro carte su uno scontro frontale governo-Unione e già da giorni si rincorrevano le ipotesi su crisi fulminanti, ribaltoni, futuribili governi di salute pubblica. In questo scenario immaginario il Niet europeo con relativo disastro – sanzioni, multe, blocco dei contributi – sarebbe stato il volano di una campagna elettorale tutta all'attacco, facile facile, con Lega e M5S costretti a difendersi dall'accusa di aver portato il Paese al disastro. La riapertura del dialogo con Bruxelles manda in fumo, almeno per ora, il progetto e chiude a Forza Italia e Pd le scorciatoie che avevano immaginato. I Cigni Neri non volano più qui. Bisognerà rassegnarsi al noioso lavoro di far politica al solito modo, contrastando gli avversari in nome di progetti alternativi di sviluppo, tutela sociale, riforme. Ammesso che lo si sappia ancora fare, e se ne abbia voglia.

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