29 Novembre Nov 2018 0644 29 novembre 2018

Volete un’emergenza vera? È il crollo delle nascite peggiore di sempre (che non interessa a nessuno)

I numeri dell'Istat sulla natalità nel 2017 sono i peggiori di sempre e proiettano un futuro da brividi per l’Italia, un Paese di vecchi incapace di auto-sostenersi. Dovrebbe essere un problema qui e ora, ma la politica se ne frega. Ed è il più grave errore che può fare

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«La vera emergenza d’Italia? sono le culle vuote». No, non l’abbiamo detto noi, seppure pensiamo sia davvero così. No, a dirlo è stato Matteo Salvini, qualche mese fa, nell’intervista che ci ha concesso poco prima delle elezioni. E sarebbe interessante oggi chiedergli conto di quelle affermazioni, dopo che tutto è diventato emergenza in Italia - gli sbarchi dei migranti nonostante già fossero calati dell’80%, i soldi in tasca ai pensionati, nonostante siano la coorte di popolazione più ricca d’Italia, le rapine e la legittima difesa, nonostante i reati in calo - tranne, per l’appunto, inverno demografico.

E ci sarebbe da chiedergliene conto oggi, peraltro, dopo che l’Istat ha diffuso gli ennesimi dati catastrofici sulla natalità e sulla fecondità in Italia. In estrema sintesi: nel 2017 sono stati iscritti in anagrafe per nascita 458.151 bambini, oltre 15 mila in meno rispetto al 2016. Nell’arco di 3 anni (dal 2014 al 2017) le nascite sono diminuite di circa 45 mila unità mentre sono quasi 120 mila in meno rispetto al 2008. Ciliegina sulla torta per i sovranisti: il calo dei nati è particolarmente accentuato per le coppie di genitori entrambi italiani, che scendono a 358.940 nel 2017 (14 mila in meno rispetto al 2016 e oltre 121 mila in meno rispetto al 2008).

Numeri da brividi, i peggiori di sempre. E scenari da catastrofe, messi neri su bianco dall’Istat, ogni dodici mesi. Perché culle vuote oggi vuol dire meno lavoratori domani. Meno lavoratori vuol dire meno tasse per finanziare la sanità e meno contributi per pagare le pensioni. Meno soldi per le pensioni e la sanità, in una prospettiva dell’allungamento dell’aspettativa di vita, vuol dire tagli ai servizi, al personale, alle cure, agli assegni pensionistici. Il tutto sulle spalle di quelle poche giovani famiglie che dovranno svenarsi per mantenere i loro tanti anziani non autosufficienti.

Ciliegina sulla torta per i sovranisti: il calo dei nati è particolarmente accentuato per le coppie di genitori entrambi italiani, che scendono a 358.940 nel 2017 (14 mila in meno rispetto al 2016 e oltre 121 mila in meno rispetto al 2008). Numeri da brividi, i peggiori di sempre

E, spiacenti, non arriveranno giovani e baldanzosi stranieri a «pagarci i contributi». Un Paese di vecchi fa schifo persino agli stranieri: secondo le elaborazioni Istat di dodici mesi fa, nello scenario mediano delle elaborazioni l’effetto addizionale del saldo migratorio sulla dinamica di nascite e decessi comporterà 2,5 milioni di residenti aggiuntivi nel corso dell’intero periodo previsto. Più o meno, 50mila all’anno: non abbastanza per invertire la rotta, né tantomeno per parlare di invasione. Semplicemente, i movimenti migratori globali tenderanno a fare dell’Italia, sempre più, un luogo povero di opportunità, un transito verso altri lidi, possibilmente grandi città globali più abituate ad assorbire la presenza dei migranti, città che brulicano di opportunità e di posti di lavoro e di altri immigrati come loro che finiscono per fare da rete sociale e di protezione.

Bene: di fronte a tutto questo ci farebbe piacere sentir parlare di nidi gratis per le mamme lavoratrici, visto che era nel programma di governo sia della Lega, sia dei Cinque Stelle, ma evidentemente era talmente un’emergenza che si sono dimenticati di metterlo nel contratto. Ci piacerebbe sentir parlare di sostegno all’occupabilità femminile, vera primigenia causa dell’inverno demografico italiano, soprattutto al Sud, di un sostegno reale alle famiglie con figli che non sia una presa in giro come l’ettaro di terra da coltivare.

Certo, non è a loro, a Lega e Cinque Stelle, che si può imputare il calo demografico del 2017, ma cosa stanno facendo, dopo mille proclami? Niente, niente, niente. Anzi, se possibile, stanno spostando l’attenzione altrove, come spesso ha fatto chi li ha preceduti, come se fosse un problema lontano, come se il 2045 in cui tutti i baby boomer saranno in pensione e non ci saranno giovani a pagar loro l’assegno pensionistico non sia alle porte, come se non sono problemi di cui già occuparsi qui e ora: «Il primo dato economico e culturale attraverso cui vorrò essere misurato al governo, al di là del rapporto debito/Pil, dello spread, dell’inflazione, è il numero di figli per donna. Che è anche un tema economico, perché un Paese che fa figli è un Paese che crede nel suo futuro». Così chiosava Salvini, nella sua intervista. Come diceva quello, giudicate voi.

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