democrazia e controllo
30 Novembre Nov 2018 0600 30 novembre 2018

Decreto sicurezza, prove tecniche di autoritarismo: spunta la norma che impedisce le manifestazioni

Nessuno lo ha notato, ma nel decreto sicurezza c’è una norma che impedisce gli assembramenti, soprattutto picchetti e blocchi stradali. Che, se applicata in maniera rigorosa, rischia di far comminare l'arresto anche a chi sosta in fila davanti a Starbucks

Salvini Decreto Linkiesta

Mentre ci preoccupavamo dei migranti non ci rendemmo conto che stavamo perdendo diritti civili anche noi oriundi. Così leggeremo tra qualche anno le cronache di questi mesi. Se l’indignazione (buonista?) per l’approvazione del Decreto Sicurezza si focalizza sull’abolizione della protezione umanitaria per gli stranieri richiedenti asilo non molti si sono accorti di un’interessante norma che colpisce gli ‘assembramenti’. L’articolo 23 del Decreto 113/2018 comunemente chiamato Decreto Salvini infatti si occupa di “Disposizioni in materia di blocco stradale”, ovvero chi blocca strade con oggetti ma anche le “ostruisce o le ingombra”. Di che si tratta? “In pratica viene reintrodotto il reato di blocco stradale che era stato depenalizzato nel 1999” spiega Antonello Ciervo dell’Asgi, Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione. E fin qui niente di eccessivamente strano perché siamo nell’era dell’Ordine pubblico e quindi nel dubbio è meglio punire con la prigione piuttosto che con una multa. “Il problema però non è tanto nell’articolo ma quanto nella relazione tecnica introduttiva al decreto che spiega la ratio legis ovvero l’obbiettivo della legge che è quello di reprimere le varie forme di assembramento” continua Ciervo.

Nella relazione del Ministero si legge che “La norma si rende necessaria al fine di fronteggiare i sempre più frequenti episodi di blocco stradale, posti in essere anche nella forma di assembramento, suscettibili di colpire una pluralità di beni giuridici che comprendono non solo la sicurezza dei trasporti, ma anche la libertà di circolazione”.

Quando hanno aperto Starbucks a Milano, se la fila fosse sfociata in strada impedendo alle macchine di circolare, un poliziotto avrebbe potuto denuciare gli entusiasti del caffè americano per blocco stradale

Andando a cercare su internet il grave problema dei ‘blocchi stradali’ si scopre che i risultati pià frequenti si riferiscono ai livelli di inquinamento delle città che obbligano i comuni a bloccare la circolazione privata.

Se invece il probelma è l’assembramento, può essere qualsiasi cosa. Quando hanno aperto Starbucks a Milano, se la fila fosse sfociata in strada impedendo alle macchine di circolare, un poliziotto avrebbe potuto denuciare gli entusiasti del caffè americano per blocco stradale e questi avrebbero rischiato una pena da 1 a 6 anni di carcere. Anzi da 2 a 12 visto che se il blocco è attuato da più persone la pena raddoppia.

È molto probabile che chi ha fatto la legge non pensasse a punire i consumatori zelanti, ma, ad esempio, agli “assembramenti” che si creano tipicamente alla fine delle manifestazioni. La legge dà uno strumento in più alle forze dell’ordine per denunciare le persone che defluiscono nelle strade alla fine di un corte. “Magari un giudice successivamente archivia l’inchiesta – dice Ciervo – ma intanto si apre un fascicolo di natura penale. Con tutte le conseguenze del caso”.

Con l’articolo 23 come si legge nel comma 2 i migranti ritenuti colpevoli di blocco stradale non avranno più diritto ad avere un titolo di soggiorno per restare in Italia

I blocchi stradali sono uno strumento tipico usato da quelle forze politiche che non riescono ad avere grandi numeri in piazza ma vogliono ugualmente farsi sentire: i sindacati di base ad esempio, gli antagonisti, ma anche i migranti. Al Cara di Mineo pochi giorni fa i migranti hanno bloccato le strade per protestare contro il peggioramento delle condizioni di vita al centro di accoglienza. Con l’articolo 23, come si legge nel comma 2, i migranti condannati in via definitiva per blocco stradale non avranno più diritto ad avere un titolo di soggiorno per restare in Italia. Niente asilo politico, niente permesso per lavoro. Non solo, è anche motivo per vedersi revocato un permesso di soggiorno per lungo-soggiornante. Se un facchino migrante regolare che vive e lavora in Italia da dieci anni, viene condannato per il reato di blocco stradale, potrebbe perdere il permesso di soggiorno e tornare clandestino. L’articolo 23 quindi erode agli italiani e ancora più ai migranti un altro pezzettino di libertà civili e rafforza il potere discrezionale delle forze dell’ordine.

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