IL CASO
30 Novembre Nov 2018 0600 30 novembre 2018

Le telecamere negli asili nido? “Non servono, sono solo demagogia”

La Lombardia ha appena approvato un disegno di legge che prevede l’inserimento di telecamere di sicurezza negli asili nido, ma c’è un consigliere regionale che la contesta apertamente. Ecco perché

Bambino Linkiesta
(Pixabay)

«Le telecamere negli asili nido? Per me è il provvedimento peggiore presentato in aula da quando sono in Consiglio, e ce ne sono stati di interventi peggiorativi». Michele Usuelli, consigliere regionale lombardo di Più Europa e di professione neonatologo, è sul piede di guerra con la propria giunta.

La Lombardia ha da poco approvato una nuova legge che prevede lo stanziamento di 600.000 euro (quantificati a 1,8 milioni a regime) per l’inserimento di telecamere di sicurezza negli asili nido della Regione. Il provvedimento vede in testa la consigliera di destra Silvia Sardone, nota per la proposta sul censimento dei rom e per aver festeggiato con una torta verde i primi cento Daspo agli immigrati a Sesto San Giovanni, dove il marito è sindaco.

L’intervento delle telecamere, dicono i promotori, è mirato a «tutelare i nostri bambini prevenendo i maltrattamenti» e a rendere «tutto più trasparente». I dispositivi dovrebbero anche «fungere da deterrente», scongiurando la nascita di comportamenti violenti da parte degli insegnanti verso gli alunni. Ma all’alba dell’ultimo episodio di abusi ripetuti da parte di un maestro di Pero, con relativo arresto ai domiciliari, l’opposizione rimane decisa: le telecamere sono solo una scelta demagogica, che non risolve affatto il problema, ma punta il dito nei confronti degli insegnanti.

«La cosa più scandalosa è la più totale antiscientificità di questo dispositivo. Nessuno ha mostrato uno straccio di dati che parlino della dimensione del fenomeno o dell’utilità delle telecamere come deterrente», spiega Usuelli a Linkiesta. «Si va nell’emotività più pura a colpi di cronaca, ma un provvedimento non può che partire da una valutazione del costo-beneficio». In merito al caso di Pero, Usuelli ricorda che una legge già esiste, ed è quella che prevede l’inserimento di telecamere nascoste da parte delle forze dell’ordine su ordine della magistratura in quei luoghi dove ci sia una denuncia di abuso. «Casi orribili come questo sono la prova che una legge che funziona c’è già. Se fossero avvenuti in un asilo dove l’insegnante sapeva che c’erano delle telecamere e dove erano posizionate, sarebbe stato più facile per lui sfogare la sua rabbia incontrollabile dove sapeva di non essere visto».

Il tirocinio viene fatto ma non è valutativo, mentre se lo fosse sarebbe subito evidente se la persona non è adatta al ruolo, perché perde le staffe

Michele Usuelli, consigliere regionale lombardo di Più Europa

Lo stesso Garante per la privacy, in effetti, si è già espresso più volte condannando l’uso di telecamere negli asili. Questa la sua sentenza nel 2013: «Sistemi di controllo così intrusivi come le webcam devono essere usati con estrema cautela perché, oltre a incidere sulla libertà di insegnamento, possono ingenerare nel minore, fin dai primi anni di vita, la percezione che sia "normale" essere continuamente sorvegliati, come pure condizionare la spontaneità del rapporto con gli insegnanti. La tranquillità dei genitori non può essere raggiunta a scapito del libero sviluppo dei figli. Non possiamo, per placare le nostre ansie di adulti, trasformare la società in cui viviamo in un mondo di ipersorvegliati, a partire dai nostri bambini».

Usuelli, che ha presentato ben cento emendamenti alla legge, spiega che, dal punto di vista pedagogico, per ridurre il problema dell’abuso ci sono già degli strumenti che andrebbero meglio implementati: «Il tirocinio, ad esempio, viene fatto ma non è valutativo, mentre se lo fosse sarebbe subito evidente se la persona non è adatta al ruolo, perché perde le staffe». Oppure «bisognerebbe inserire l’obbligo di test di controllo, valutazioni di stress che mostrano se la persona è vicina al burnout. Ci sono insegnanti che vanno da sole a farseli fare perché si sentono in difficoltà, ma ad oggi sono ancora opzionali».

Insomma, lavorare sull’idoneità psicologica e lavorativa psicologica e lavorativa delle maestre è fondamentale. Ma una parte non trascurabile del problema sono anche le condizioni lavorative inidonee degli insegnanti, osserva Usuelli: «se le maestre fanno 38 ore a settimana per 1000 euro al mese, probabilmente si sta andando a raschiare sul fondo del barile in termini di dedizione alla professione». Invece che su telecamere, insomma, un investimento serio dovrebbe entrare proprio nel merito della creazione di ambienti di lavoro sani, dal sostegno psicologico delle maestre al controllo del pieno rispetto della legge nel rapporto da 1 a 5. «Lavorare in equipe ti protegge, ma vengono fatti i controlli nei nidi privati o pubblici per controllare che siano rispettati questi limiti numerici? No, i controlli non si fanno se non su carta», denuncia il consigliere.

Se un bambino torna a casa con un livido su un braccio perché è caduto giocando con un compagno, io vado a parlare con la maestra per sapere cosa è successo o chiamo l’avvocato?

Michele Usuelli, consigliere regionale lombardo di Più Europa

All’indomani dell’approvazione della legge, l’opposizione spera che il Garante della privacy e i sindacati si oppongano. Intanto è stato recepito l’emendamento di Usuelli per l’inserimento del parere della consulta e della commissione competente in Consiglio regionale, e la norma andrà riscritta. Ma potrebbe comunque passare a bilancio prima della fine dell’anno, e allora i sindaci dei comuni lombardi dovranno decidere se richiedere o meno i fondi per l’inserimento dei circuiti nei propri nidi pubblici (quelli privati, invece, potranno decidere liberamente, e poi saranno i genitori a stabilire dove mandare i figli).

«Alle famiglie si deve dire che l’asilo non è un bancomat, ma un progetto educativo», conclude Usuelli. «Come genitore devi credere che è importante, che il bimbo cresce meglio che non stando con i nonni. L’asilo è una scelta e un patto. Se un bambino torna a casa con un livido su un braccio perché è caduto giocando con un compagno, io vado a parlare con la maestra per sapere cosa è successo o chiamo l’avvocato? Questo provvedimento creerà moltissimi falsi positivi di situazioni che vengono generate immotivatamente, e non farà che aumentare la litigiosità del paese».

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