nordismi
3 Dicembre Dic 2018 0559 03 dicembre 2018

Gli imprenditori del Nord si ribellano a Salvini (e lui deve tenerseli, o è spacciato)

Il ministro dell’Interno ha provato a rispondere al malcontento degli imprenditori del Nord rispetto al Governo gialloverde. Ancora una volta, il Nord si conferma il centro di consenso della Lega

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Gli imprenditori del nord sono pronti a scendere in piazza oggi, a Torino, e giustamente Salvini sembra preoccupato. Per questo, ieri ha scritto lettere a quattro giornali lombardi per difendere la manovra e sottolineare il proprio impegno sui temi cari alle imprese. Quest’attenzione particolare di Salvini agli imprenditori settentrionali non deve sorprendere, ma anzi conferma un dato che ogni ricerca evidenzia: la Lega non è più Nord nel nome ma lo rimane nei fatti.

Certo, i dati del partito di Salvini al sud sono incredibili e fino a pochi mesi fa sarebbero sembrati solo utopia, ma è ancora il nord il vero serbatoio di voti per i leghisti. L’ultimo sondaggio Ipsos con intenzioni di voto per macroaree pubblicato qualche settimana fa su Il Corriere della Sera vedeva infatti la Lega superare il 48% nel nord-est e raggiungere il 43% nel nord-ovest: al di sopra del Po, sarebbe in grado di vincere da sola, senza alleanze di alcun tipo.

Ma oltre ai dati, la “Lega del nord” mantiene una classe dirigente apprezzata e abituata a governare, un elemento che la “Lega del sud” non potrà vantare nel breve termine​

Ma oltre ai dati, la “Lega del nord” mantiene una classe dirigente apprezzata e abituata a governare, un elemento che la “Lega del sud” non potrà vantare nel breve termine: un sondaggio Demos sul Veneto mostra ad esempio come il governatore della Regione, Luca Zaia, goda dell’apprezzamento di più ditre veneti su quattro, il 76% (cinque punti sopra Salvini), con dati trasversali e positivi tra gli elettori di ogni partito. E l’asse tra governatori “pesanti” del Nord, Fedriga-Fontana-Zaia, non può che confermare la centralità della macroregione settentrionale per Salvini.

Gli amministratori e i dirigenti che governano il territorio padano sono stati fondamentali nel mantenimento e nel rafforzamento del consenso leghista in questi anni, e sarebbero l’ultimo fortino a crollare in caso di eventuale e improvviso (ma per ora molto lontano) crollo nazionale del partito. Nell’esplosione elettorale della Lega il peso del successo al sud è stato ed è decisivo, ma ciò che ha permesso al Carroccio questo successo è stata la base elettorale sempre più forte concentrata nel nord Italia. La strategia di espansione verso nuovi territori e nuovi elettorati ha portato il partito dal 4 a oltre il 30% ma è stato soprattutto il consolidamento nelle regioni settentrionali a decretare il boom del 4 marzo.

Per questo, Salvini sa di non potersi permettere un raffreddamento degli imprenditori, a Torino come a Venezia, Milano e nelle altre capitali settentrionali. Sono, e rimangono, la base della Lega. Che continua a marciare (veloce) verso sud, ma che per vincere deve mantenere il proprio baricentro ancorato al nord.

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