5 Dicembre Dic 2018 0559 05 dicembre 2018

I consigli del capo travestimenti della Cia per mascherarsi e passare inosservati

Modificare i propri tratti caratteristici è sempre possibile. Richiede tempo e servono alcuni strumenti (protesi e maschere) ma soprattutto implica la necessità di cambiare anche il modo in cui ci si muove

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vita da spie

Travestirsi, mascherarsi, cambiare i connotati. Per alcuni succede solo una volta all’anno, cioè a Halloween (e sono lontani ormai i tempi in cui si mascherava per Carnevale), ma per altri è una questione di lavoro. Non è per scherzo, ma per salvare/proteggere vite umane.

Come spiega in questo filmato Jonna Mendez, ex capo dell’ufficio travestimenti della Cia, “si può cambiare quasi tutto di chiunque”. Ma è più semplice farlo in certe direzioni che in altre. È difficile far diventare qualcuno più basso, ma è molto più semplice farlo sembrare più alto. Così come è impossibile rendere qualcuno più magro ma il contrario – più grasso – è pratica comune. E se uno è giovane può sembrare più vecchio, ma se uno è anziano è difficile da ringiovanire.

“Le donne possono diventare uomini. Ma gli uomini non possono essere mascherati da donne”, aggiunge.

Quando si vuole lavorare sul travestimento di una persona, “Si comincia dall’alto: i capelli, sono corti? Li facciamo lunghi. Sono scuri? Diventano chiari. Gli occhi? Cambiamo colore. Hai la barba? La togliamo. Non ce l’hai? La mettiamo”. Quello che è importante è che la persona, dopo il trattamento, non sia riconoscibile. L’obiettivo è che, “Mentre stai incontrando qualcuno in modo clandestino, non entri nel locale una persona che ti conosce e dice ’Ciao, Bill’, quando in quel momento non sei Bill”. E soprattutto, diventare il meno notevole possibile. “Devi essere la persona che, quando esce dall’ascensore, nessuno ricordi neppure che prima fosse dentro”.

A disposizione di chi vuol mascherarsi ci sono tanti strumenti. I trucchi, le tinture, le protesi e le maschere (“Quando ho incontrato il presidente Bush avevo addosso una maschera e lui non si era accorto. Poi l’ho tolta come dimostrazione”, racconta) ma – aggiunge – la cosa principale è il portamento. Travestirsi, in un certo senso, vuol dire recitare. E “gli americani spesso dimenticano che ciò che li fa scoprire agli occhi degli stranieri – o a quelli più esercitati dei servizi segreti stranieri – è il modo in cui camminano, in cui impugnano le posate, in cui restano appoggiati con i piedi per terra”.

Per questo bisogna intervenire anche in questi piccoli dettagli, con alcune accortezze. “Se voglio cambiare la mia camminata, metto dei sassolini nelle scarpe. Basta poco, ma funziona. Oppure uso delle bende al livello del ginocchio”. Ci sono mille modi per interagire con le proprie caratteristiche e camuffarle. “Essere irriconoscibili a comando è fondamentale”. Ed è un’arte che si impara.

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