analfabetismi
5 Dicembre Dic 2018 1209 05 dicembre 2018

Pornoperbambini è una mostra d’arte per adulti. Chi la vuole censurare non ha capito niente

La mostra di Pornoperbambini prevista in Santeria a MIlano è stata annullata. Lui e il locale sono stati minacciati sui social, accusati di blasfemia e di pedofilia. Solo che nessuno si era premurato di capire di cosa si stava parlando

Magritte
Per gentile concessione di Pornoperbambini

Prove tecniche di medioevo a Milano. O forse, peggio, dimostrazioni pratiche di analfabetismo (ah, scusate, ho scritto anal) dell’anima e di grave incapacità funzionale nel comprendere un testo scritto e di avere a che fare con il mondo dell’arte, ovvero della rappresentazione della realtà. Se qualcuno si era mai chiesto che effetto fa vivere in un paese violentemente bigotto, ora le risposte cominciano ad arrivare.

Il fatto è questo: nei giorni scorsi, in seguito all’annuncio dell’organizzazione di una mostra dell’artista Pornoperbambini da parte di uno dei locali culturali di riferimento della città, il Santeria Social Club, è scoppiata una polemica tanto furente quanto sconclusionata che, nel giro di poche ore, ha portato gli organizzatori a sospendere la mostra, come scrivono con un velo di tristezza e rassegnazione in un comunicato stampa del 3 dicembre, «per tutelare le lavoratrici e i lavoratori di Santeria e perché mancano la serenità e la leggerezza che proprio i disegni di Pornoperbambini ci hanno sempre trasmesso».

Gli attacchi all’artista e alla Santeria sono arrivati da più parti, da destra a sinistra: l’attivista Marina Terragni, sul suo account di Facebook, sembra quasi accusare la mostra di far parte di una fantomatica operazione globale di una ancora più fantomatica lobby pedofila per sdoganare la pedofilia in Occidente. La consigliera comunale milanese Sumaya Abdel Qader, anche lei su Facebook, ha commentato indignata e, raggiunta da Linkiesta, seppur dichiarandosi vicina alla Santeria per le minacce ricevute, sempre sbagliate, ha accusato l’artista di essere «ambiguo» per la scelta di mettere «sullo stesso piano Porno e bambini». Anche la consigliera democratica Simonetta D'Amico, secondo quanto scrive Il Giornale, avrebbe attaccato stigmatizzando l’iniziativa con parole dure: «Inconcepibile, inaudito, impensabile. Orrore»

La mostra contiene illustrazioni ironiche del mondo della sessualità visto come potrebbe vederlo un bambino, con semplicità, ironia, senza il terrore e la sessuofobia che evidentemente provano i suoi inquisitori.

E ancora: se il vice presidente del consiglio comunale di Arcore, Cristiano Puglisi, dal suo blog su Il Giornale, descrive la mostra come «inneggiante alla pedofilia, dal sapore orrido e vagamente demoniaco», mentre su alcuni blog oltranzisti cattolici si arriva addirittura a titolare “Mostra porno per bambini, la vergognosa iniziativa a Milano. Grave tentativo di sdoganare la pedofilia in Italia”. Il punto in comune delle accuse è uno solo: nessuno degli accusatori sapeva di cosa stava parlando. Nessuno si è premurato di leggere oltre il nome dell’artista, di guardare per bene la locandina (ci avrebbe trovato il parental control), di cercare di capire che tipo di operazione fosse quella dell’artista.

Un fantasmino con un’erezione. Un simbolo dell’infinito coi capezzoli. Un carroarmato di Tienanmen che diventa un pene gigante. Un Albert Einstein che mentre ritocca alla lavagna la formula della relatività con un cazzo e una figa se la ride sotto i baffi. Insomma, se si fossero premurati di guardare, avrebbero subito capito che la mostra non è assolutamente di materiale pedopornografico, che non è stata pensata per bambini e che contiene illustrazioni ironiche del mondo della sessualità visto come potrebbe vederlo un bambino, con semplicità, ironia, senza il terrore e la sessuofobia che evidentemente provano i suoi inquisitori.

«Avevo 10 anni quando ho iniziato a fare dei disegni un po’ porno e un po’ ironici». A parlare è proprio l’autore che, raggiunto al telefono da Linkiesta, ha chiesto di apparire solo con il nome d’arte proprio a causa del clima di odio e di violenza che si è generato intorno alla sua mostra, nonché dalle minacce di morte che gli sono state recapitate.

«Anni dopo», continua, «ho ritrovato quei disegni in un cassetto nella mia vecchia casa e ho deciso di riprendere l’idea da dove l’avevo lasciata. Ho scelto questo nome perché è una sorta di dialogo con il me stesso di 20 anni fa, un omaggio alla sua innocente e spontanea immaginazione». Dal canto suo, oltre che un po’ preoccupato per le minacce, Pornoperbambini è sinceramente perplesso dalla situazione in cui si sta trovando a causa dei suoi innocenti schizzi (ops, ho scritto schizzi, sono un depravato?) e non lo nasconde: «Mi spaventa il fatto che alcune persone abbiano cercato di fraintendere volutamente il messaggio, forse per dare sfogo alla loro rabbia e mi inquieta molto che un fantasmino col durello possa creare tutto questo casino».

Chi oggi attacca questa mostra senza averla nemmeno vista probabilmente non ha mai sentito parlare di artisti come Jacovitti, Quino, Mordillo, Andrea Pazienza, Federico Fellini o Saul Steinberg

Pornoperbambini non è l’unico a inquietarsi da questa reazione bigotta e ignorante di una parte del paese. Gente che probabilmente non ha mai sentito parlare di artisti come Jacovitti, Quino, Mordillo, Andrea Pazienza, capaci di giocare con la sessualità e di fare grandissima arte. Come non devono mai aver avuto modo di avvicinare i lavori degli artisti a cui Pornoperbambini si ispira: maestri come Tomi Ungerer, Federico Fellini, Saul Steinberg (uno che tra l’altro, prima di diventare un dio a New York si è formato a Milano negli anni Trenta, a Politecnico dal quale è dovuto scappare a causa di gente a cui non andava bene che fosse ebreo) Gino De Dominicis, Laerte.

Quando gli chiedo se si sente ancora libero nonostante quel che è successo, Pornoperbambini risponde fermo: «La nostra natura è proprio quella, risiede nella libertà di scelta e di espressione. Se qualcosa minaccia quella libertà bisogna lottare».

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