5 Dicembre Dic 2018 0543 05 dicembre 2018

Sì, Salvini è un pericolo per la democrazia (o fa di tutto per sembrare tale)

Il botta e risposta con Spataro sull’arresto dei 15 mafiosi nigeriani è sbagliato nei tempi e nei toni. E racconta un modo sciatto e arrogante di concepire il potere che lascerà il proprio marchio sulla democrazia in Italia, anche dovesse durare ancora pochi mesi

Salvini Ruspa Linkiesta
Filippo MONTEFORTE / AFP

Quelli che dicono che Salvini, nella situazione attuale, è il meno peggio che ci potrebbe capitare, quasi auspicando un governo a guida dell’attuale ministro degli interni dovrebbero quantomeno riconsiderare la loro opinioni. O, perlomeno, la loro idea di peggio. Perché un ministro che twitta l’arresto di quindici mafiosi nigeriani con l’operazione di polizia ancora in corso e che si permette di irridere il procuratore della repubblica che glelo fa notare invitandolo alla pensione - come se Armando Spataro fosse uno passato di lì per caso e non uno dei magistrati che hanno coraggiosamente combattuto il terrorismo degli anni di piombo - esprime un’arroganza, una cafonaggine e una sciatteria istituzionale che hanno pochi eguali nella storia della repubblica italiana.

E ci dispiace, non abbocchiamo all’amo di chi dice che lui è un professionista rispetto ai dilettanti a Cinque Stelle, che ha un consenso siderale e in crescita, che l’Italia è con lui, che ne apprezza i modi schietti e il carisma popolano contro l’algida insipienza dei suoi avversari. Ci dispiace, perché sono tutte aggravanti. Perché uno che fa politica dal 1992, pur coi modi e i toni di Salvini, sa benissimo che il ministro degli interni non può permettersi simili leggerezze in virtù del ruolo che ricopre. E del resto fu Salvini stesso a dire che “un ministro dell’interno che twitta su indagini in corso non merita neppure un commento”, riferendosi ad Angelino Alfano che aveva raccontato plaudente l’arresto di Marco Bossetti, il presunto assassino di Yara Gambirasio. Sapeva quel che stava facendo, Salvini, e su che sedia era seduto mentre lo faceva. L’ha fatto lo stesso.

Usare il consenso e alimentarlo per delegittimare altri corpi dello Stato, gratuitamente, per puro senso di lesa maestà dà la misura di un’arroganza e di un senso di onnipotenza che non conoscono confini

E ancora: perché usare il consenso e alimentarlo per delegittimare altri corpi dello Stato, gratuitamente, per puro senso di lesa maestà dà la misura di un’arroganza e di un senso di onnipotenza che non conoscono confini. Al pari di quando disse ai giudici che l’avevano indagato per sequestro di persona, durante l’affaire Diciotti, che lui era eletto, mentre loro no. E ancora, come quando minacciò la rivolta di sessanta milioni di italiani contro la Commissione Europea se, applicando le regole, avesse comminato all’Italia la procedura d’infrazione per debito eccessivo. In tutti e tre i casi, Salvini ha usato il consenso popolare per legittimare comportamenti al di fuori di ogni grammatica istituzionale. Se questo è il meno peggio, fateci sapere il peggio cos’è.

E ancora: se questo è il carisma che volete per i vostri leader, se questa è la connessione con gli umori del popolo sovrano, teneteveli pure, il carisma e la connessione. Se governare vuol dire comandare, se alle critiche (offensive e macabre finché volete) di tre ragazzine si risponde bullizzandole ed esponendole alla violenza sessista dei commentatori della Rete, se dibattere vuol dire aizzare lo scontro sociale mettendo sui manifesti le facce degli avversari, e non smettere mai con piccole e grandi provocazioni continue, sappiate che tutto questo avrà delle conseguenze nella vita democratica di questo Paese, piccole e grandi che siano. Che difficilmente tutto tornerà come prima, quand’anche Salvini tornerà, presto o tardi, all’opposizione.

E no, dire che Salvini non è il meno peggio non vuol dire che lo siano i Cinque Stelle, compagni di merende in un governo che ogni giorno che passa riesce a offrire il peggio di sé. Ieri, ad esempio, nel decreto semplificazioni presentato alla Camera c’è una norma che azzera la presidenza dell’Agenzia Nazionale per il Lavoro, anticipatamente. Di fatto, affermando che ogni mandato e ogni carica pubblica può essere interrotta prima della naturale scadenza, con un decreto. I funzionari sgraditi, e quelli che si azzardano a criticare il sovrano o i suoi scagnozzi, sono avvisati. Tutti zitti e obbedienti. Altrimenti a casa, o in pensione. Questo è pure per quelli che dicono che questo governo è una parentesi tragicomica che dimenticheremo in fretta. No, spiacenti. Di comico non c’è proprio nulla.

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