danni collaterali
7 Dicembre Dic 2018 0559 07 dicembre 2018

Le stampanti 3D sono belle e tutto quanto ma (attenzione) inquinano

Al momento manca uno standard per la misurazione e la conseguente certificazione delle emissioni di particelle nell’aria, rischiose perché si insinuano nell’organismo in via permanente

Printrbot Simple Personal 3D Printer (14121689086)
(da Wikipedia)

La sala deve essere ben ventilata. Se possibile, lontana dalla camera dei bambini. Perché la stampante 3D, come tutti gli strumenti rivoluzionari di questa epoca, inquina. O per dire meglio, rilascia una serie di materiali difficili da individuare che potrebbero essere tossici e che si infilano in via perenne nel corpo di chi li assorbe.

Lo spiega il professor Rodney Weber, della Georgia Tech, che ha seguito uno studio importante sulle emissioni delle stampanti 3D, pubblicato su Aerosol, Science and Technology ed è parte di una ricerca più ampia che mira a creare uno standard di misurazione delle particelle rilasciate dalle stampanti 3D, in ottica di certificazioni, moduli, classifiche e così via. Insomma: a volte fanno male ed è bene stae in guardia.

Le particelle sono piccolisssime: più o meno 100 micron (per capirsi, 1 decimo del diametro di un batterio. E se non avete idea di quanto sia grande un batterio, è un millesimo dell’ampiezza di un capello umano). In più, sono molto difficili da misurare perché variano a seconda dei macchinari e dei materiali utilizzati.

Come spiega questo articolo di Fastcompany, la ricerca ha già raggiunto alcuni risultati: 1) Non esiste stampante 3D che non emetta microparticelle. Nemmeno quelle più sicure e sigillate, cioè i modelli industriali dotati di ventilatori e filtri (che, anzi, aiutano ben poco). 2) Le componenti chimiche dei filamenti sono varie e cambiano da modello a modello, e nonostante siano in quantità molto ridotte, possono finire nell’aria anche con effetti significativi. 3) Più il modello produce calore e più è alto il rischio di rilasciare particelle in aria.

Insomma, il problema c’è, il rimedio va trovato ma, al momento, non è il caso di creare allarmismi. Basta che il locale sia ben aerato, o arieggiato.

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