fermare l'invasione del deserto
11 Dicembre Dic 2018 0559 11 dicembre 2018

Cosa sono gli “zaï pits”, la tecnica agricola che fa da muro al deserto del Sahara

Una serie di pozzetti profondi una decina di centimetri riesce a raccogliere la poca acqua piovana, concentrarla e rendere il terreno fertile. Regalando raccolto e aree verdi a zone minacciate dalla desertificazione

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Buchi nel terreno in cui viene concentrata l’acqua e dove crescono le coltivazioni. Gli “zai pits”, o “pozzetti zaï”, che pure appartengono da secoli alla tradizione agricola del Sahel occidentale (Burkina Faso, Niger e Mali) sono stati reintrodotti nell’area (con alcune modifiche) da Yacouba Sawadogo negli anni ’80. E adesso stanno facendo da argine contro la desertificazione.

Sono semplici pozzi, larghi poco meno di 80 centimetri di lato e profondi 15, con un diametro che varia da 15 a 50. Vengono utilizzati in terreni dove la permeabilità è scarsa: servono a rendere meno difficile l’accumulo dell’acqua piovana. Con la loro conformazione concentrano l’acqua ed evitano che vada dispersa. È una tecnologia a costo zero: l’unico problema, almeno secondo il manuale Onu per le tecniche agricole alternative, è l’impegno continuo che richiede al contadino. Occorre tenere monitorato lo stato dei pozzetti in modo costante (ma non quotidiano) e, di tanto in tanto, devono essere riscavato. Prima della stagione delle piogge, soprattutto, vanno concimati.

Questa ultima operazione è, a ben vedere, un’innovazione. Introdotta da Sawadogo, dimostra una certa sottigliezza. Secondo la nuova procedura, prima va scavato il pozzo. Poi, come fanno notare qui, bisogna distinguere la terra di superficie con quella sottostante, di solito meno fertile. A quel punto la terra di superficie va mescolata con il letame (questa è l’innovazione) e poi risistemata nel pozzo. È solo allora, ha spiegato Sawadogo, vanno piantati i semi. La terra sottostante, estratta nel primo scavo, va disposta intorno al pozzo a fare da argine per proteggerlo da eventuali violenti acquazzoni.

Il letame, infine, ha una sua funzione aggiuntiva: attira le termiti, che a loro volta scavano buche nel suolo e lo rendono più spugnoso e permeabile all’acqua. Un contributo essenziale che permette, anche in aree estese e abbandonate, un raccolto del 100%.

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