Immaginario
12 Dicembre Dic 2018 0459 12 dicembre 2018

Disillusi e fatalisti, gli italiani si affidano alla fortuna per trovare un lavoro

In un Paese in preda alla crisi immateriale, oltre che economica, dal rapporto Censis-Conad viene fuori che per il 34% degli italiani per riuscire nella vita è essenziale la fortuna, contro l’8% degli inglesi

Colosseo Linkiesta
(ANDREAS SOLARO / AFP)

Cosa serve per riuscire nella vita? L’Europa, tantomeno l’Italia, non sono l’America. Dalla nostre parti, il mito dell’uomo che si fa da solo non ha mai funzionato. Non basta semplicemente lavorare sodo per fare carriera: è un mix di fattori a decidere il nostro destino lavorativo. E gli italiani ne sono consapevoli. Come viene fuori dal rapporto Censis-Conad, molti di questi fattori riguardano il nostro status sociale e la nostra condizione economica. La possibilità di avere un’istruzione adeguata o conoscere la giusta rete di contatti derivano in parte anche dalla provenienza da una famiglia agiata e con un elevato capitale sociale.

Cosa succede allora quando si blocca l’ascensore sociale? Quali diventano le priorità per progredire nella vita? In un Paese allo stremo delle forze come l’Italia, martoriato da una crisi immateriale che sta distruggendo anche l’immaginario collettivo che un tempo faceva sognare, succede che le buone pratiche vengono messe in un angolo e il sistema della meritocrazia viene minato dall’interno. È un sistema, il nostro, che viene percepito come diviso in caste, dove il passaggio da una casta inferiore a una superiore è molto raro. Il potere economico e intellettuale risiede nelle mani delle caste privilegiate che non permettono alle caste inferiori di prendere parte al banchetto. Percezione o realtà, questo è uno dei risultati più immediati della rottura dell’ascensore sociale, che è il precipitato drammatico del trauma irrisolto della crisi economica.

Rispetto agli altri stati Ue, nel nostro Paese per riuscire nella vita conta ancora molto la provenienza da una famiglia agiata, le conoscenze e gli agganci politici

Per progredire nella vita, in Italia risultano ancora importanti aspetti universalmente riconosciuti quali lavorare sodo e il titolo di studio. L’eccezione italica però porta a ritenere centrali anche aspetti distanti dalla semplice meritocrazia. Rispetto agli altri stati Ue, nel nostro Paese per riuscire nella vita conta ancora molto la provenienza da una famiglia agiata, le conoscenze e gli agganci politici. In particolare, per progredire nella vita ritengono essenziale conoscere le persone giuste il 28% degli italiani, il 22% dei tedeschi, il 16% dei francesi, il 15% degli svedesi e il 15% dei residenti nel Regno Unito. Provenire da una famiglia agiata invece conta per il 18% degli italiani, il 7% dei tedeschi, il 4% dei francesi, solo l’1% degli svedesi e il 6% degli inglesi. Infine, avere i giusti contatti politici conta per il 22% degli italiani, il 5% dei tedeschi, il 3% dei francesi, solo l’1% degli svedesi e il 4% dei residenti nel Regno Unito.

Ma i contatti giusti non sono tutto. Lavorare sodo è essenziale per la mobilità sociale in alto per il 26% degli italiani, il 23% dei tedeschi, il 25% dei francesi, il 22% degli svedesi e il 25% dei residenti nel Regno Unito. Per gli italiani, poi, la fortuna è essenziale per il 34% contro il 20% dei tedeschi, l’11% dei francesi, il 6% degli svedesi, e l’8% degli inglesi.

E proprio i dati sull’importanza attribuita alla fortuna dovrebbero preoccuparci. Affidarsi alla dea bendata segna un ritorno agli stereotipi. Nell’Italia in cui l’immaginario collettivo è sempre più individualizzato, lo stereotipo torna prepotente a carpire l’immaginario delle persone. La società si trova di fronte a un bivio: o approfondire modi più giusti per farcela nella vita, con la paura di restare fregati da un sistema viziato che danneggia i puri, oppure assumere lo stereotipo come metro di giudizio del reale affidandosi all’unico metodo efficace per progredire. Sono schemi che imprigionano il Paese già da prima della crisi e che la crisi ha accentuato.

LEGGI QUI LE ALTRE PUNTATE SUI TEMI DELLA RICERCA CENSIS/CONAD

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