Francia in fiamme
12 Dicembre Dic 2018 0710 12 dicembre 2018

Europa, attenta: assecondare i gilet gialli ci porterà alla rovina

Spesa pubblica e debito fuori controllo sono le cause dei problemi sociali in Francia, Italia e Spagna, non la soluzione: eppure, ancora oggi, la protesta è questo che chiede. Il problema delle élite? Che la dispensa è vuota, proprio perché nel passato si è speso troppo

Gilet Gialli Macron Linkiesta
CHARLY TRIBALLEAU / AFP

Che dire di Macron che cede ad alcune delle richieste economiche avanzate dal movimento dei gilet jaunes? Dipende dai punti di vista. Se si è un esponente del governo italiano ci si rallegra perché la rivolta populista “vince” ma soprattutto perché si spera che l’aumento di spesa pubblica porti anche la Francia in rotta di collisione con le regole del Patto di Stabilità europeo.

Per chi avesse interesse a provar comprendere cosa questi avvenimenti comportino, suggeriamo due inizi di risposta, la semplice e la lunga. La semplice è che sembra improbabile le misure annunciate possano risolvere alcunché. Questo, almeno, se l’obiettivo di Macron è convincere la maggioranza dei francesi che la strada maestra per la crescita non passa per ulteriori aumenti della spesa pubblica e del debito ma per una paziente riallocazione delle risorse da assistenzialismo improduttivo ad attività che generino reddito addizionale e lo diffondano. Come dicevano da quelle parti circa 50 anni fa: ce n'est qu'un début, Monsieur Macron …

La risposta complicata è che una drammatica criticità, palese in Italia da anni, sta emergendo anche in svariati altri paesi europei come Francia e Spagna. Se dalla società civile e politica europea non si avvia rapidamente un processo che la trasformi in una opportunità di crescita economico-sociale dovremo, negli anni che vengono, affrotare situazioni ben più gravi dell’attuale.

Per mille ragioni un grandissimo numero di cittadini europei (in Italia la stragrande maggioranza) considera inadeguato sia lo standard di vita raggiunto dal primo dopoguerra ad oggi sia le prospettive che il futuro offre. Questa insoddisfazione per gli standard di vita si cumula con la percezione – a volte giustificata, a volte non – che la disuguaglianza nei livelli di reddito e ricchezza vada crescendo. Tutto questo ha portato una buona parte dell’opinione pubblica a convincersi che la ragione per cui i livelli di reddito della maggioranza ristagnano e la disuguaglianza cresce siano le politiche europee, le quali hanno hanno condotto, specialmente nel decennio trascorso dalla crisi finanziaria, ad una riduzione nei tassi di crescita della spesa pubblica.

Questo conduce alla conclusione secondo cui è necessario riaprire i rubinetti della spesa pubblica e del debito per combattere le diseguaglianze e far crescere l’economia. Questo punto di vista, egemone in Italia, è stato fatto proprio dal populismo francese – sia Le Pen che Mélenchon appoggiano i gilet mentre Casa Pound e Potere al Popolo li pappagalleggiano da noi – e sta attecchendo in Spagna via Podemos, Vox e le svolte verso i propri lati estremi di PP e PSOE. La domanda di maggior spesa – in paesi che hanno, rispettivamente, il 42%, 49% e 57% del PIL in spesa pubblica – si traduce in una richiesta ai paesi “virtuosi” (Germania in primis) di trasferire, direttamente o indirettamente, risorse a quelli che intendono fare maggior debito. Questa richiesta viene giustificata usando la retorica della solidarietà europea e qui sta il problema politico di fondo.

Si continua ad impostare il dibattito come se fosse una questione di “condivisione dei rischi”, ovvero di assicurazione mutua fra i vari paesi europei quando alcuni di essi vengono, per mala sorte, colpiti da condizioni temporaneamente avverse. Questo non è solamente un palese errore analitico ma un pessimo, oltre che intenzionale, tentativo di manipolare i fatti storici e le prospettive future. Chiunque abbia un minimo di conoscenza degli ultimi 40 anni di storia europea sa benissimo che non ci troviamo di fronte ad un caso di “oggi a me domani a te” ma a tendenze strutturali radicate nelle politiche e nelle scelte economiche di fondo dei paesi coinvolti. E gli squilibri strutturali possono essere corretti solo con cambiamenti strutturali che perdurino nel tempo. Che è esattamente quanto i paesi “virtuosi” hanno fatto da vent’anni a questa parte – e ne godono ora i frutti – mentre gli altri, Italia in testa, non lo hanno fatto. Sic et simpliciter.

Le elite politiche tradizionali non hanno alcuna legittimazione agli occhi dei loro cittadini perché responsabili della situazione e perché – au même temps come ama dire Macron quando cerca di avere la botte piena e la moglie ubriaca – per 40 anni han spiegato che indebitandosi e sprecando si cresce

Ma grande parte dell’elettorato vede altrimenti le cose e chiede maggior redistribuzione, maggior assistenza e maggior debito pubblico. Questo ci porta al crux della questione. Le responsabilità per questa situazione di generalizzata insoddisfazione socio-economica viene attribuita alle elite politiche e sociali che hanno governato in questi decenni i paesi in questione. A questa attribuzione di responsabilità risulta difficile dare torto nel senso che la bassa crescita, il peggioramento nella qualità dei servizi, la crescente tassazione e lo sfarinarsi dei meccanismi di mobilità sociale sono stati effettivamente causati da politiche erronee adottate molto tempo fa e mai o solo occasionalmente – in Francia, Italia e Spagna – cambiate nel frattempo.

Il problema allora dov’è? Nel fatto che le “cure” proposte per la malaise tali non sono, anzi ne sono la causa. Qui sta la vera responsabilità storica delle elite oggi sotto processo nei tre grandi ammalati europei: aver usato cinicamente per decenni spesa pubblica improduttiva, tasse, debito ed assistenza per illudere i propri cittadini che così si creava crescita, sino a convincerli che è davvero così. Ed invece così non è: la capacità di un sistema economico di consumare oggi prendendo a prestito dal futuro ad un certo punto raggiunge un limite oltre il quale risulta impossibile andare. A quel punto occorre cominciare a produrre di più, investire (ovvero risparmiare) di più e sprecare di meno.

Questa è la drammatica criticità, politica prima che economica, davanti a cui Francia, Italia e Spagna (e Grecia, ovviamente, ma lì il messaggio è arrivato da anni) si trovano e ... non hanno nulla da mettersi. Traduco. Le elite politiche tradizionali non hanno alcuna legittimazione agli occhi dei loro cittadini perché responsabili della situazione e perché – au même temps come ama dire Macron quando cerca di avere la botte piena e la moglie ubriaca – per 40 anni han spiegato che indebitandosi e sprecando si cresce. L’elettorato vuole ancora spesa, trasferimenti ed assistenza che le nuove elite populiste promettono ma non sanno poi realizzare per la semplice ragione che la dispensa è vuota e la luna nel pozzo non c’è. E quindi? Quindi il problema è politico, non economico.

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