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13 Dicembre Dic 2018 0600 13 dicembre 2018

Informatici, ingegneri e artigiani: ecco quali sono i posti di lavoro in cui non si trova nessuno

Secondo gli ultimi dati Istat, nel terzo trimestre 2018, mentre si registrano 52mila occupati in meno, i posti vacanti sono fermi all’1 per cento. Né di più, né di meno. Al primo posto ci sono informatici, ingegneri e artigiani

Elettricista Linkiesta
(Pixabay)

Nell’Italia che si accapiglia per il reddito di cittadinanza, dove solo poco più della metà della popolazione attiva (58,7%) ha un’occupazione e che conta quasi 3 milioni di disoccupati, c’è un numero nei report dell’Istat che non varia. Quello sul tasso dei posti vacanti, che rimane stabile. Vale a dire quei posti di lavoro per i quali il datore di lavoro cerca un candidato idoneo che mandi un curriculum o vada a fare un colloquio. Secondo gli ultimi dati Istat, nel terzo trimestre 2018, mentre si registrano 52mila occupati in meno, i posti vacanti sono fermi all’1,1 per cento. Né di più, né di meno. Che significa che l’1% dei lavori disponibili sul totale aspetta dei candidati che li riempiano. Candidati che forse non arrivano. O, se arrivano, non sono adatti.

A guardare tra le righe delle statistiche, le percentuali variano di settore in settore. E in alcuni casi sono il doppio della media. Perché non è in tutte le aziende che si offre lavoro. Nel settore industriale, la richiesta maggiore arriva dalle costruzioni (2%) e dal comparto estrattivo da cave e miniere. Nei servizi, in testa c’è l’area delle attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento (al 2,7%), dove la quantità delle offerte di lavoro cresce in alcuni periodi dell’anno, come quello estivo o natalizio. Contratti a termine, ovviamente, ma che sono un’opportunità per affacciarsi almeno al mondo del lavoro. A seguire, le “attività professionali, scientifiche e tecniche” (al 2,1%). E qui rientra tutto il mondo delle figure specializzate, che in Italia sono molto rare. «Ci sono 140 mila posti di lavoro vacanti nell’innovation technology e nei prossimi 24 mesi ce ne potrebbero essere 270mila», ha detto Silvia Candiani, ad della divisione Italia di Microsoft. Ma si cerca anche personale nel mondo degli alloggi e ristorazione, nei servizi di informazione e comunicazione e in quelli alle imprese.

Nel settore industriale, la richiesta maggiore arriva dalle costruzioni (2%) e dal comparto estrattivo da cave e miniere. Nei servizi, in testa c’è l’area delle attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento (al 2,7%) e, a seguire, le “attività professionali, scientifiche e tecniche”

Le percentuali Inps fanno eco ai monitoraggi di Unioncamere e Anpal: con una disoccupazione giovanile oltre il 31%, il 30% delle posizioni di lavoro aperte oggi è “di difficile reperimento”, dicono. Le imprese cioè fanno fatica a trovare il candidato giusto. Solo nel comparto industriale, da qui al 2021 secondo Confindustria le imprese avranno bisogno di 272mila addetti in più da impiegare nei settori chiave della manifattura meccanica, chimica, tessile, alimentare e delle nuove tecnologie.

Scarseggiano soprattutto le figure con un curriculum scientifico. Secondo i dati elaborati da Talents Venture, ad oggi ci sono in Italia 45mila posti disponibili per ingegneri, nonostante i nuovi laureati siano meno di 10mila. I giovani italiani che escono dai dipartimenti Stem, ovvero Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica sono solo il 25%, contro il 37% della Germania e il 29% del Regno Unito. Ma non serve per forza la laurea per trovare un lavoro. Ai primi tre posti dei profili più difficili da collocare, ci sono i periti tecnico-informatici, gli ingegneri, gli artigiani e gli operai specializzati.

Per trovare la “rotta”, i navigator dei centri per l’impiego, che si occuperanno del reddito di cittadinanza secondo quanto dichiarato dal ministro Luigi Di Maio, è in questi bacini che dovranno guardare.

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