14 Dicembre Dic 2018 0001 14 dicembre 2018

La Cina sta arrivando: così Pechino vuole diventare la prima potenza tecnologica globale

Dimenticate l’industria a basso costo: con China 2025, il Paese di Mezzo vuole diventare leader nei prodotti di fascia alta: non solo una minaccia per le imprese italiane. Detlef Braun (Messe Frankfurt): «I cinesi hanno fame di qualità e made in Italy»

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STR / AFP

L’obiettivo della Cina è molto chiaro: trasformarsi in 10 anni da “gigante manifatturiero” a “potenza manifatturiera” per poi assumere un ruolo di leadership globale entro il 2050, quando verranno celebrati i cento anni della Repubblica popolare cinese.

Per perseguire questo ambizioso progetto, dal 2015 è attivo il piano “Made in China 2025” che, pur prendendo spunto dal progetto di matrice tedesca “industry 4.0”, ne supera di gran lunga la portata ambiziosa.

Se Industry 4.0, infatti, rivolge l’attenzione sull’applicazione dell’Information Technology ai processi di produzione, Made in China 2025 ha come idea di fondo il superamento di un modello industriale basato su prodotti a basso costo, per cominciare a competere con le economie avanzate nella realizzazione di prodotti altamente tecnologici. I principi guida del piano cinese in chiave 4.0 sono sintetizzabili in cinque punti chiave: 1. Sviluppare una manifattura legata all’innovazione; 2. Enfatizzare la qualità rispetto alla quantità; 3. Ottenere un modello di sviluppo che sia rispettoso dell’ambiente; 4. Ottimizzare la struttura dell’industria cinese; 5. Coltivare il capitale umano.

Proprio il principio guida della “qualità” che l’industria manifatturiera intende perseguire è stato al centro del settimo Forum per l’internazionalizzazione del Made in Italy, per il secondo anno consecutivo dedicato al mercato cinese, organizzato lo scorso 5 dicembre a Milano da Messe Frankfurt Italia in collaborazione con la Fondazione Italia Cina e Elle Decor Italia e il coinvolgimento di ANIMA, ASSIL e Milano Unica.

L’incontro, al quale hanno partecipato – in veste di relatori – rappresentanti di numerose aziende italiane da anni operanti anche nel Paese del Dragone - ha evidenziato la necessità di un cambio di paradigma e l’abbandono di un retaggio culturale che associa la Cina alla sola produzione di prodotti a basso valore aggiunto.

L'obiettivo è di far sì che la Cina diventi entro il 2025 capofila dei paesi mondiali per la produzione di beni ad alto valore aggiunto, quindi non più la produzione a basso costo destinata all'export

Francesco Boggio Ferraris, Fondazione Italia Cina

«La Cina è cambiata con l'arrivo del nuovo presidente Xi Jinping e negli ultimi cinque anni abbiamo assistito a una trasformazione del modello economico e ad una maggiore attenzione sulla qualità», ha spiegato il direttore della Scuola di formazione della Fondazione Italia Cina, Francesco Boggio Ferraris, evidenziando che «l'obiettivo è di far sì che la Cina diventi entro il 2025 capofila dei paesi mondiali per la produzione di beni ad alto valore aggiunto, quindi non più la produzione a basso costo destinata all'export».

In merito al processo di internazionalizzazione delle imprese italiane nel Paese del Dragone, Boggio Ferraris – partendo da una analisi prettamente sociologica della polemica che nelle scorse settimane ha investito un brand italiano del lusso in Cina - ha dichiarato: «Senso dell’umorismo, pudore, identità nazionale, reputazione. Questi sono solo alcuni dei valori che le nostre aziende devono analizzare con attenzione e maneggiare con cura quando si rivolgono ai consumatori cinesi. Per affrontare con competenza la Cina è necessario studiarne la cultura, imparare a comunicare in un ecosistema in costante mutamento, saper distinguere le specificità di ogni regione e città e personalizzare la propria proposta in funzione dei molteplici profili dei consumatori cinesi, attraverso la destrutturazione di una visione stereotipata e l'osservazione per cluster geografici, di status, di età e di genere, con una particolare attenzione al crescente potere di acquisto dell’ultima generazione dei “linglinghou”, i millennials nati nel 2000».

«In Cina conoscere i gusti e i profili dei consumatori e le direzioni della politica economica diventa un’esigenza imprescindibile per il successo in tutti settori, sia per chi produce beni di consumo che per chi opera nel comparto della meccanica avanzata. La popolazione aspira a prodotti d’eccellenza come quelli che il Made in Italy può offrire. FIMI 2018 ha proseguito il focus territoriale intrapreso lo scorso anno, mettendo al centro del dibattito il concetto chiave di qualità. L’appuntamento ha voluto offrire alle imprese strumenti concreti per distinguersi alle manifestazioni del gruppo, in Cina oltre cinquanta, e beneficiare di nuove interessanti opportunità di mercato» – ha dichiarato Detlef Braun, member of the executive board di Messe Frankfurt.

Quale è la posizione dell’Italia nei confronti del mercato cinese? Nonostante le tensioni commerciali con gli Stati Uniti, la Cina si conferma un mercato di fondamentale importanza per le strategie di internazionalizzazione delle imprese italiane. Secondo il Rapporto Export 2018 “Keep calm & Made in Italy” di SACE SIMEST (Gruppo CDP), la Cina ha rappresentato uno dei principali traini dell’export italiano di beni nel 2017 (+22,2% rispetto al 2016) con trend particolarmente positivi nei settori dei beni di investimento coinvolti nella nuova strategia economica del Paese.

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