Furbetti
19 Dicembre Dic 2018 0600 19 dicembre 2018

Finti certificati di servizio, scuole inesistenti. Lo scandalo dei falsi bidelli nel Nord Italia

Da Piacenza a Torino, sono numerosissimi i falsi accertati nelle autocertificazioni presentate da quelli che hanno “vinto” una supplenza nelle graduatorie di terza fascia per personale Ata. Dalla Campania arriva l’allerta su due scuole paritarie inesistenti che hanno rilasciato certificati falsi

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(Pixabay)
Pixabay

Scuole fantasma, finti titoli di studio, contratti di lavoro introvabili. Da Piacenza a Torino, nelle scuole del Nord Italia non si contano più ormai i falsi e le irregolarità accertate nelle autocertificazioni presentate da quelli che hanno “vinto” la supplenza come bidelli e collaboratori scolastici (il cosiddetto personale Ata). In tanti, tra i numerosi che dal Mezzogiorno si sono iscritti nella nuova graduatoria di terza fascia, scegliendo le province del Nord – perché ci sono “più posti vuoti”, si sa – si stanno vedendo stralciare i contratti di assunzione. «Mai viste così tante anomalie come quest’anno», confessano i sindacati di categoria. Il sospetto è che in tanti abbiano fatto carte false per gonfiare i punteggi e arrivare in testa alle graduatorie, garantendosi almeno un anno di lavoro tra i banchi e la bidelelria. Vale a dire uno stipendio da mille euro per dieci mesi, più sussidio di disoccupazione a seguire.

Alle segreterie delle scuole è bastato fare le verifiche di routine in fase di assunzione ed è venuto fuori un ginepraio. «Una volta fatti gli accertamenti con l’Inps, in tanti casi non sono risultati contributi versati nel periodo indicato dai certificati di servizio», racconta Paola Votto della Cisl Scuola di Piacenza. «E alla richiesta dei contratti di lavoro firmati con le scuole, anche quelli sono risultati introvabili».

Il dubbio che si tratti di certificati di servizio fasulli presentati per ottenere più punti c’è. Tant’è che sono partite anche diverse segnalazioni alle procure per falso in atto pubblico. Con il rischio che potrebbe venir fuori anche un sistema architettato ad arte per produrre certificazioni fasulle. Anche perché i nomi delle scuole sospettate sono sempre gli stessi. Tutte con sedi, più o meno vere, nel Sud Italia.

Il dubbio che si tratti di certificati di servizio fasulli presentati per ottenere più punti c’è. Potrebbe venir fuori anche un sistema architettato ad arte per produrre certificazioni fasulle. Anche perché i nomi delle scuole sospettate sono sempre gli stessi. Tutte con sede nel Sud Italia

Mai come quest’anno, riaperta la graduatoria per il personale Ata, le città del Nord hanno registrato numerosissimi ingressi da fuori provincia e Regione. Con le scuole meridionali ormai sature, si guarda al Nord per sistemarsi, anche solo temporaneamente o magari per accumulare qualche punto nella speranza poi di tornare “giù”.

La logica per scalare le graduatorie è: più esperienze di lavoro (in scuole pubbliche o paritarie) e più titoli di studio hai, più punti ottieni. E così molti dei nuovi arrivati si sono trovati a sorpassare in un batter d’occhio alcuni di quelli che in passato si erano piazzati bene in graduatoria e avevano ottenuto le supplenze. E che quest’anno, invece, sono rimasti a mani vuote. «Certo, ci può essere chi è stato vittima di scuole che non hanno versato contributi», dice Votto. «E in questi casi, ci si può rivalere contro gli istituti per la rescissione del contratto. Nel caso in cui venga accertata la buona fede, potranno essere ricollocati in graduatoria. Altrimenti si è esclusi definitivamente».

L’Ufficio scolastico regionale per la Campania ha inviato una circolare ai colleghi dell’Emilia Romagna per allertarli su “due sedicenti istituti scolastici che non hanno mai richiesto né ottenuto il riconoscimento della parità scolastica”

Ma in molti altri casi le scuole in cui gli aspiranti bidelli avrebbero prestato servizio sono risultate addirittura inesistenti. Istituti che hanno chiuso i battenti da anni, o che non hanno mai fatto suonare una campanella. L’Ufficio scolastico regionale per la Campania ha inviato addirittura una circolare informativa ai colleghi dell’Emilia Romagna per allertarli su «due sedicenti istituti scolastici che non hanno mai richiesto né ottenuto il riconoscimento della parità scolastica», con l’obiettivo di «considerare come non veritiere eventuali attestazioni di titoli e/o servizi prestati da tali istituzioni». E da qui l’allerta è stata diramata poi alle scuole della regione.

Solo nella città di Piacenza si contano almeno 15 irregolarità già accertate. Il provveditore il mese scorso ha convocato scuole e sindacati, chiedendo di fare attenzione ai curriculum dei candidati in cima alle graduatorie. La prima ad accorgersene è stata una scuola elementare della città. E poi è stata una reazione a catena. Ma altre segnalazioni di “graduatorie inquinate” sono arrivate anche dagli uffici dei provveditori di Torino e Milano. E i sindacati di categoria confermano lo stesso copione. «Il bubbone potrebbe esplodere in tutta Italia», dice Giovanni Zavattoni della Flc Cgil.

In alcuni casi si è venuta una differenza di ben 14 punti tra quanto dichiarato e quanto effettivamente accertato. In altri c’erano assegnatari di supplenza di meno di trent’anni con punteggi che non avrebbero potuto accumulare in così pochi anni di servizio. «Si è costruito il diritto fasullo ad avere un lavoro scavalcando gli altri e rischiando anche la galera per lavori che ti danno un reddito da 1.000 euro al mese», dice Paola Votto. «Non stiamo parlando di posti da manager. È un dato sociale allarmante, una guerra tra poveri».

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