21 Dicembre Dic 2018 0559 21 dicembre 2018

L’irresistibile ascesa delle sette religiose (e non solo), nel vuoto della politica

Il fenomeno settario in Italia è in fermento e ha rovinato la vita a molta gente. Finalmente si parla di dar vita ad un osservatorio. Grazie a un libro

Setta_Linkiesta
Da Eyes Wide Shut

C’è un’Italia che esiste, ma non si vede. È un'Italia che scorre parallela alla quotidianità e si affossa in riti segreti, appena palpabili, compresi fra un messaggio in codice e un sorriso. Sono 4 milioni gli italiani toccati, direttamente o indirettamente, dal fenomeno settario. Un fenomeno che si muove nell’ombra, all’insaputa spesso della classe politica, e che si nutre delle paure e dei disagi sociali dei singoli. Basti pensare che l’ultima rivelazione istituzionale risale al 1998. Al tempo al Viminale c’era Giorgio Napolitano. In quel report si parlava di 76 movimenti settari. Oggi se ne stimano circa 500. Ed è di questi che si occupano Flavia Piccinni e Carmine Gazzanni nel loro libro-inchiesta “Nella setta” (Fandango Libri), un viaggio nel mondo dell’occulto, teso a svelare gli abusi, i legami politici, la rete economica che si nascondono dietro queste organizzazioni.

Dopo l’uscita del libro qualcosa, però, si sta muovendo. A un mese dalla pubblicazione, infatti, dieci parlamentari del Movimento cinque stelle, guidati dalla Stefania Ascari, hanno firmato e presentato una risoluzione per impegnare il Governo ad «adottare iniziative per istituire presso il Ministero dell'interno un osservatorio nazionale permanente sui fenomeni settari, costituito da rappresentanti istituzionali, a partire dai Ministeri interessati e dalle forze dell'ordine impegnate sul campo, nonché da esperti del mondo scientifico, medico e giuridico attivi nel contrasto e nella prevenzione del suddetto fenomeno».

Il tutto per «monitorare, raccogliere ed elaborare dati sul fenomeno settario nel nostro Paese», «costituire forme di collaborazione sul territorio con le associazioni impegnate in questo ambito» e «relazionare almeno annualmente al Parlamento sulla propria attività». E, sulla stessa scia, anche l’onorevole Jole Santelli (Forza Italia) ha presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere, ai ministro Alfonso Bonafede e Matteo Salvini, «se, sulla scia di quanto accade in altri Paesi e secondo quanto chiesto dal Consiglio d’Europa, non sia opportuno istituire un osservatorio interministeriale che monitori il fenomeno settario» e «quali azioni intendano assumere per contrastare tale fenomeno, dare supporto alle vittime del fenomeno settario e tutelare le associazioni che si occupano di loro, spesso vittime di minacce e intimidazioni».

Spesso le organizzazioni godono dell’appoggio (più o meno consapevole) di questo o quel partito politico. È il caso del Forteto, nel Mugello

Esigenze, queste, fondamentali. Anche considerando – come ricordato nell’atto parlamentare della Santelli – che il Consiglio d’Europa ha più volte chiesto (la prima raccomandazione è del 1999) l’istituzione di centri nazionali d’informazione. Richieste mai accolte in Italia a differenza di come accade, per esempio, in Francia. E, forse, non è solo un caso che – come emerge da “Nella setta” – spesso le organizzazioni godano dell’appoggio (più o meno consapevole) di questo o quel partito politico. È il caso, ad esempio, del Forteto, nel Mugello. Per anni la comunità fondata dal Profeta Rodolfo Fiesoli ha goduto dell’abbraccio della politica regionale e nazionale. L’elenco degli ospiti, a detta delle vittime, è infinito: Antonio Di Pietro, Massimo D’Alema, Livia Turco, Piero Fassino, l’ex ministra democristiana Tina Anselmi, l’ex governatore della Toscana Claudio Martini, il presidente della Provincia di Firenze fino al 2004 Michele Gesualdi. Del resto l’esempio del Forteto era diventato talmente lodevole che la tappa a Barberino del Mugello era obbligata per tutti i candidati.

Nel frattempo, però, il Forteto (come emerso in sentenze processuali) era l’inferno: per anni la comunità ha ricevuto bambini in affido e poi li ha mantenuti anche dopo il periodo di affidamento, grazie alle cosiddette «coppie funzionali»: genitori “creati” ad hoc da Fiesoli affinché i bambini venissero dati in adozione a persone interne alla comunità. Nonostante le ferree regole esistenti all’interno che, tra le altre cose, vietavano rapporti eterosessuali e favorivano solo quelli omosessuali. Senza dimenticare le donne e le bambine, trattate come schiave e considerate inferiori rispetto agli uomini perché «impure e puttane». Da qui le violenze sui bambini. Le storie raccontate da Piccinni e Gazzanni, stando agli atti processuali, sono inquietanti. «Ho dovuto raccontare che mi sono messo un kinder nell’ano e anche a volte i tubi del dentifricio», dice una delle vittime. Rosa, che oggi è una donna ma al tempo aveva solo 12 anni, racconta di quando il padre affidatario la buttò sul pavimento. Il motivo? «Lui a un certo punto si era eccitato e quindi mi aveva scaraventata a terra. Diceva che io mi ero mossa sul suo collo in una certa maniera che avevo provocato la sua eccitazione». La colpa, dunque, era sempre e comunque della bambina.

Orrori che ripercorrono in una sequela impressionante. Valentina è stata 13 anni all’interno di “Un Punto Macrobiotico”, l'organizzazione fondata da Mario Pianesi, oggetto di una sconvolgente inchiesta giudiziaria ancora in corso. «Per anni ho seguito la Ma.Pi2», una delle diete ideate dal guru, che si declinava attraverso pochi selezionatissimi elementi come riso, lenticchie, carote e cavolo. Niente acqua - perché al suo posto veniva consentito solo l'energizzante tè bancha - carne o pesce. Né olio o sale. A pranzo, colazione e cena. «Io - prosegue Valentina - per sette anni non ho usato il dentifricio perché i denti li dovevi pulire con il tè. Stesso trattamento per i capelli: l'indicazione era lavarli una volta al mese. Non si potevano utilizzare detersivi, o apparecchi elettromagnetici come televisori e frigoriferi».

Un giorno a Valentina, che per anni ha lavorato all’interno dei centri macrobiotici («guadagnavo massimo 500 euro al mese per più di quaranta ore di fatica settimanali»), dicono che deve aiutare un affiliato «nell’espellere sale». L'unico modo è quello di fare sesso con lei. Per le pressioni cui è sottoposta, alla fine cede. «Ci andai a letto. Fu orribile. Mi sentii una cavia. Per reazione cercai di avere con lui una relazione amicale, ma non era previsto». Ma il capocentro non voleva: avrebbe levato tempo prezioso al lavoro. «Per questa ragione sono stata spedita a fare la governante-tata in un’altra Regione, al Nord». In esilio. A subire altre indicibili violenze. Oggi, a Valentina - che è arrivata a pesare 47 chili per assecondare la dieta del guru – è stato esportato metà utero: «Mi avevano diagnosticato un condiloma piano, ma in Upm mi avevano detto che sarebbe bastato seguire la dieta di Pianesi per guarire»

Valentina è stata 13 anni all’interno di “Un Punto Macrobiotico”, l'organizzazione fondata da Mario Pianesi, oggetto di una sconvolgente inchiesta giudiziaria ancora in corso

Ma la sua storia è simile a quella di tante altre. Riccardo Maggi è un ex anziano dei Testimoni di Geova: è uscito dall’organizzazione dopo alcuni casi di pedofilia avvenuti all’interno di una congregazione in Puglia, di cui anche Linkiesta al tempo aveva parlato. Nessuno voleva denunciare il caso all’autorità giudiziaria, ma risolvere la pratica all’interno del comitato giudiziario. Quando è andato via, ha subito quello che secondo lui è stato un vero e proprio attentato, che non a caso ha subito denunciato ai carabinieri: «Un giorno – racconta nel libro di Piccinni e Gazzanni – stavo andando in palestra, come mio solito. C’era una macchina in doppia fila. Quando mi vede, parte sgommando. Cerca di prendermi. Riesco a evitarla per un pelo. Appena mi sorpassa, si abbassa il finestrino. Dentro c’erano due Testimoni, che mi dicono chiaramente: ‘La macchina era per te’. Era un messaggio non troppo velato, arrivato pochi giorni dopo la mia denuncia in Procura dei casi di pedofilia fra i Testimoni di Geova di cui ero a conoscenza».

Ripercussioni continue, dunque. Che toccano chiunque, una volta uscito da queste organizzazioni, prova a denunciare. Ma accanto alle grandi organizzazioni (i due giornalisti si sono infiltrati anche in Scientology), trovano spazio guru, comunità, santoni sconosciute ai più. Come nel caso dell’Archeosofia, organizzazione su cui – dopo le rivelazioni di Gazzanni e Piccinni – è stata aperta un’inchiesta a Firenze. O come nel caso degli sconosciuti Monaci Durjaya, nel torinese. Il guru – raccontano i due autori nel libro – erudisce i suoi discepoli in una serie di lezioni specifiche sulle «armi da combattimento come il bastone, il dab, la lancia, il kukri, il chakra e le altre armi della tradizione».

Questa passione, secondo le testimonianze raccolte regolarmente dotato di porto d'armi, è nota agli adepti che vivono con lui ad Almese: «Ci disse – racconta Cecilia – che tutti noi avremmo dovuto fare il corso per il porto d'armi a causa dei tempi che stavano arrivando. Era necessario non solo per difendere noi e i più deboli, ma anche per proteggere l'orto perché presto saremmo rimasti senza cibo e questo sarebbe stato attaccato. Il guru ha due spade molto grandi, che usa anche per la pubblicità. Un giorno mi fece vedere anche la sua mitraglietta, che custodisce gelosamente».

Un mondo oscuro, dunque. Che oggi, grazie all’interessamento politico che il libro ha suscitato, potrebbe essere finalmente illuminato da una lente d’ingrandimento che è mancata per troppo tempo.

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