22 Dicembre Dic 2018 0600 22 dicembre 2018

Qualcuno svegli l’opposizione, o Di Maio e Salvini governeranno a vita

L’insoddisfazione verso il governo è diffusa e si tocca con mano. Forza Italia e Pd, tuttavia, sembrano non interessarsene, preferendo concentrarsi su congressi e patetiche campagne acquisti. Il risultato? Un Paese rassegnato o esasperato. E stavolta il governo c'entra poco

Opposizione Pd Linkiesta
Alberto PIZZOLI / AFP

Sono incazzati i giovani, studenti e ricercatori, e sono incazzati pure gli anziani, per i tagli alle pensioni d’oro. È incazzata la Confindustria, sono incazzati gli artigiani, e anche i sindacati. Sono incazzati quelli del “partito del Pil” e delle infrastrutture sempre e comunque, e sono incazzati i No Tap, i No Tav, i No Ilva. Sono incazzati pure gli ambientalisti, per la proroga di 15 anni agli stabilimenti balneari, senza adeguamento dei canoni e controlli, ma anche i produttori di automobili per l’ecotassa sulle utilitarie. Sono incazzati i tassisti e pure gli Ncc. Sono incazzati gli scienziati, i professori, i burocrati, i preti, i medici, che hanno protestato ieri a Roma. Sono incazzati gli elettori dei Cinque Stelle, perlomeno quelli che commentano sui social, per la resa senza condizione a Juncker e Moscovici e sono incazzati gli elettori leghisti delle valli lombardo-venete, che mal sopportano l’alleanza col meridionalismo dei Cinque Stelle.

Altro che luna di miele, insomma. Roba che in condizioni normali, in un Paese normale, la maggioranza dovrebbe in crisi nera, o comunque in forte difficoltà. Del resto erano proprio quelli del Pd, Renzi in primis, che il 5 marzo dicevano che l’onere di governare era la principale causa della loro sconfitta. E le opposizioni dovrebbero crescere quasi per inerzia, senza particolari sforzi. Eppure - supermedia dei sondaggi elettorali del 21 dicembre di Quorum/YouTrend alla mano - Lega e Cinque Stelle assieme sommano un consenso pari al 57,4%, con la Lega al 31 e i Cinque Stelle al 27, sette punti in più rispetto alla somma delle percentuali raccolte alle elezioni politiche. mentre il Pd è al 17% ha perso altri due punti dopo il minimo storico del 4 marzo, e Forza Italia ne ha persi altri 6 e tracheggia attorno all’8%.

«Non si può aspettare il congresso del Pd per fare opposizione», ha tuonato Emma Bonino dopo il suo accorato intervento alla Camera, quello in cui ha accusato Lega e Movimento Cinque Stelle in difesa del Parlamento «esautorato, umiliato e ridotto alla farsa», a oggi la più incisiva e sincera giaculatoria contro lo strapotere di Lega e Cinque Stelle. Il resto? A destra il deserto, se si eccettua qualche rimbrotto comportamentale di Mara Carfagna a Matteo Salvini, che è bastato a farne un’icona di resistenza, e dei patetici tentativi di campagna acquisti tra i Cinque Stelle di Silvio Berlusconi, ormai ridotto a caricatura di se stesso.

Davvero si fa fatica a capire se ci siano o se ci facciano, se davvero credano che il mondo ruoti attorno all’uscita di Renzi, o al ritorno di D’Alema. O che l’opposizione si faccia a suon di video con le faccette buffe, ironizzando sull’ignoranza istituzionale di chi li ha asfaltati e, se si votasse adesso, li asfalterebbe di nuovo. O ancora, che si creda che si possa abbassare la serranda per qualche mese, in attesa dell’esito di un congresso

Nulla in confronto allo psicodramma in atto a sinistra, dove davvero si fa fatica a capire se ci siano o se ci facciano, se davvero credano che il mondo ruoti attorno all’uscita di Renzi, o al ritorno di D’Alema. O che l’opposizione si faccia a suon di video con le faccette buffe, ironizzando sull’ignoranza istituzionale di chi li ha asfaltati e, se si votasse adesso, li asfalterebbe di nuovo. O ancora, che si creda che si possa abbassare la serranda per qualche mese, in attesa dell’esito di un congresso. Che si guardi all’estero alla ricerca di figure carismatiche da idolatrare e di cui trovare le controfigure (Pedro Sanchez, Alexandria Ocasio-Cortez, Emmanuel Macron, i verdi tedeschi, persino Ciudadanos, che nel frattempo sia allea con i franchisti). Che si finisca per attaccare gli avversari politici usando i loro stessi argomenti - “Non state rimpatriando i clandestini”, “Riempirete le strade di stranieri”, “Vi siete fatti dettare la manovra dall’Europa” -, senza nemmeno provare a cambiare la cornice della narrazione.

Il risultato è questo. Quello di un governo che, in assenza di avversari, si fa l’opposizione da solo, monopolizza il dibattito e si palleggia il consenso tra gialli e verdi. Mentre fuori, nel Paese, la delusione e rabbia non trovano alcun ancoraggio, né tantomeno alternative politiche, e se ne stanno alla deriva, senza nessuna direzione, senza alcuno scopo, destinate ad arenarsi appena cala il vento. O a tracimare nella violenza e nell’eversione, se il vento si alza un po’ troppo (come temiamo possa accadere nel 2019). A questo, in fondo, serve l’opposizione. A evitare che l’insoddisfazione diventi rassegnazione o l’esasperazione. In questo momento, non lo sta facendo. E se non lo fa, non serve a nulla.

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