business letterari
24 Dicembre Dic 2018 0559 24 dicembre 2018

Altro che Canto di Natale: ecco gli altri romanzi natalizi scritti da Dickens

Credeva di aver trovato la miniera d’oro: scrisse altri cinque racconti a tema, uno ogni anno, sperando di fare cassa. Un po’ ci riuscì, ma annoiò i suoi lettori

12459019903 3Dd0e0c13a O
da Flickr, di British Library (ritaglio)

Non esiste Natale senza che, prima o poi, salti fuori il “Canto di Natale” di Charles Dickens, scritto nel 1843 e diventato subito parte integrante della tradizione, insieme ai pastori del presepio e alle palle appese all’albero. Lo conoscono tutti: alcuni perché lo hanno letto e molti di più perché hanno visto la versione animata di Walt Disney.

Quello che non sanno tutti, invece, è che Charles Dickens ha scritto anche altri racconti natalizi. Hanno avuto meno successo per la ragione, molto semplice, che erano meno belli. Ma non certo orribili: in tutti c’è un poco della stessa magia del Natale che si vive nel “Canto di Natale”, anche se non sufficiente per farli diventare letture canoniche.

Ad esempio l’anno successivo Dickens scrive “Le campane” (titolo originale: The Chimes: A Goblin Story of Some Bells That Rang an Old Year Out and a New Year In), con cui cerca di sfruttare, dopo il Natale, un’altra festività: il Capodanno. Non gli andrà benissimo. Ci riprova nel 1845 con “Il grillo nel focolare”, (in inglese: The Cricket on the Hearth: A Fairy Tale of Home), una favola domestica ambientata nelle quattro mura di una umile famiglia inglese in cui si intrecciano storie di amori lontani e ritrovati, con la presenza di un saggio grillo parlante (anni prima rispetto a Pinocchio). Se non lo conoscete, immaginerete il perché.

E poi? Nel 1846 lancia “La battaglia della vita” (originale: The Battle of Life: A Love Story), uno dei pochi senza tratti magici e soprannaturali ambientato nella campagna inglese. Poi, dopo una pausa di riflessione, ci riprova nel 1848 con “Il patto col fantasma” (The Haunted Man and the Ghost's Bargain), quello che ha ricevuto l’accoglienza più fredda.

Dal punto di vista del business Dickens si poteva dire più che soddisfatto: tutti i cinque libri “natalizi” nel primo anno vendettero più o meno come “Il Canto di Natale”. Dal punto di vista delle critiche, ci mise poco a capire che il genere aveva stancato. “Ancora qualche Natale – scrissero alcuni recensori – e il signor Dickens avrà distrutto per sempre la sua reputazione di narratore. Con tutta sincerità, gli consigliamo di lasciar perdere il 25 di dicembre e di affezionarsi, piuttosto, al Primo di aprile”.

Lo scrittore, si può dire, diede retta ai loro consigli. Abbandonò i racconti natalizi (tranne il primo, che rivenderà in mille salse, ad esempio con delle letture pubbliche) e tornò ai vecchi romanzoni, con David Copperfield. Ma non mollò del tutto il business del Natale: la sua rivista All the Year Round, fondata in quegli anni, proprio a dicembre faceva un numero speciale dedicato al Natale. Era una ricorrenza remunerativa e Dickens, da bravo inglese, non se la è lasciata di certo scappare.

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook