L’intervista
24 Dicembre Dic 2018 0555 24 dicembre 2018

L’allarme di Adecco: “Decreto dignità e recessione, nel 2019 per chi cerca lavoro sarà un incubo”

Andrea Malacrida, ad di The Adecco Group Italia rompe il silenzio e attacca il governo: «È stato irrigidito il mercato del lavoro quando serviva più flessibilità. A gennaio conteremo i morti e i feriti. Reddito di cittadinanza? Un piccolo sussidio assistenziale»

Andrea Malacrida (1)
Andrea Malacrida, amministratore delegato di The Adecco Group Italia

«Il 2018 e 2019 rischiano di essere come il 2008 e il 2009». La profezia di Andrea Malacrida, amministratore delegato di The Adecco Group Italia, leader di mercato tra le agenzie del lavoro, antenna fondamentale per cogliere i sommovimenti dei livelli occupazionali, è di quelle che fanno paura: «Nell’estate del 2008 andammo tutti in vacanza sereni - ricorda - «A settembre però c’è stato il crack di Lehman Brothers. E a gennaio, pochi mesi dopo, noi di Adecco, da soli, abbiamo perso 30mila posizioni di lavoro in una volta sola. Non era mai successo niente del genere. E non so, sinceramente, se il prossimo anno sarà così catastrofico. Sicuramente, però, sarà un anno complicato».

La complicazione ha due facce: «Il paradosso devastante di questo decreto è che ingessa il mercato proprio nel momento in cui abbiamo bisogno di massima flessibilità. Decreto dignità e recessione sono la vera tempesta perfetta del mercato del lavoro». I segnali di recessione sono il primo allarme, quindi: «Dopo anni in cui le cose sono andate abbastanza bene, la disoccupazione ha superato di nuovo la soglia del 10% - spiega Malacrida - L’ultimo trimestre del 2018 ha segnato meno, dopo tre anni di crescita. E le prospettive per il prossimo anno sono anch’esse col segno meno». Niente più che una fase di rallentamento del ciclo economico, in una situazione normale. Tanto più dopo dodici trimestri positivi di fila, in cui l’economia italiana sembrava essere ripartita, anche grazie alla decontribuzione e al Jobs Act di Matteo Renzi, che - ricorda Malacrida - «perlomeno aveva provato a cambiare le regole assurde e anacronistiche del lavoro in Italia».

Il secondo allarme si chiama decreto dignità, secondo ingrediente del cocktail letale che preluderà a un anno di forte crescita della disoccupazione. Sono preoccupazioni, quelle dell’ad di Adecco che vanno ben oltre i numeri che Tito Boeri ha messo nero su bianco nella simulazione sugli effetti occupazionali contenuta nel decreto stesso, che avevano dato inizio alla polemica infinita tra il presidente dell’Inps e il duo Salvini-Di Maio: «In tutta sincerità, già allora avevo trovato le previsioni di Boeri molto prudenti, quasi ottimistiche» ricorda Malacrida, che tuttavia è rimasto in silenzio per tre mesi, aspettando i dati di settembre, ottobre e novembre per commentare. Più precisamente, i due mesi di regime transitorio del decreto e il primo mese in cui le norme volute da Di Maio - in particolare, l’obbligo di rinnovare a tempo indeterminato i contratti a termine senza causali, dopo dodici mesi - sono diventati a tutti gli effetti legge dello Stato.

«Il paradosso devastante di questo decreto è che ingessa il mercato proprio nel momento in cui abbiamo bisogno di massima flessibilità. Decreto dignità e recessione sono la vera tempesta perfetta del mercato del lavoro»

Andrea Malacrida, The Adecco Group

«Abbiamo aspettato i dati di novembre e sono agghiaccianti, peggio di quanto temessimo - commenta Malacrida - Tra settembre, ottobre e novembre abbiamo assunto 20mila persone in meno, rispetto al medesimo periodo del 2017. Faccio notare che 20mila in meno per Adecco vogliono dire 100mila circa in tutte le agenzie per il lavoro, in un solo trimestre. Proiettate su quattro trimestri sono 400mila assunzioni in meno in un anno. Diciamo che Boeri l’aveva toccata molto piano», chiosa amaro. E non serve a niente ricordargli che ci sono state anche 22mila mancate cessazioni in più, a novembre, e che il saldo è comunque positivo: «C’è il trucco - spiega -: tutte le aziende, prima della fine del periodo transitorio, hanno posticipato sino a fine anno tutti i contratti che avevano in essere. Le più coraggiose, hanno provato a traguardare Pasqua o il 2019. Ma la maggior parte è arrivata al massimo al 31 dicembre, perché se quello che ci aspetta è un anno di potenziale recessione e nessuno può permettersi di prolungare troppo. Parliamo di multinazionali ma anche artigiani del territorio».

Il paradosso è che senza il decreto dignità la stabilizzazione dei rapporti di lavoro a tempo determinato era già realtà: «Parlo per noi: Adecco Italia, da sola, senza decreto dignità, già stabilizzava il 20% della sua forza lavoro al termine del periodo a tempo determinato - racconta Malacrida - Il 40% invece veniva assunto dopo 24 mesi dall’azienda, con la massima serenità». Non succederà più, secondo Malacrida: «Nessuna azienda arriverà a rinnovare per altri 12 mesi dopo i primi 12, se deve inserire tre causali nel contratto, programmabilità, verificabilità e straordinarietà, che giustifichino il fatto che stai assumendo a tempo determinato e non indeterminato. È assurdo, se pensiamo che ormai ogni ingresso nel mondo del lavoro è a tempo determinato, in Italia, come in tutto il mondo occidentale».

Il risultato? «Temo che a gennaio conteremo i morti e i feriti - avverte -, e che la primavera sarà ancora peggiore, con un crollo dei redditi famigliari, con famiglie che perderanno potere d’acquisto e con dati occupazionali ed economici che faranno saltare in aria i dati sulla manovra del governo». Meno male che c’è il reddito di cittadinanza, quindi? «No, per niente - risponde lapidario Malacrida -. La versione italiana del reddito di cittadinanza non è che un piccolo sussidio assistenziale, senza alcuna efficacia economica o redistributiva. L’unico monitoraggio è quello delle spese etiche, un altra follia pura, che appartiene a regimi di altre epoche, non alle democrazie liberali. Ed è una follia che non si stato fatto alcuno studio sull’impatto che il reddito di cittadinanza e il decreto dignità avranno sull’aumento del lavoro irregolare o illegale. E questo è il primo problema reale del mercato del lavoro italiano: la tracciabilità del lavoro sommerso».

Possibilità di interlocuzione tra governo e agenzie? Molto poche: «C’è poco da fare quando un ministro del lavoro che evidentemente non sa nemmeno cosa significhi la parola caporalato, ti definisce caporale - commenta sconsolato Malacrida -. Noi diamo lavoro a centinaia di migliaia di persone in Italia, con un reddito tutelato, garantito e protetto. Se non siamo stati minimamente interpellati nel portare all’attenzione le drammatiche conseguenze del decreto dignità, non mi aspetto di essere coinvolto nella costruzione del reddito di cittadinanza». Tuttavia, se ci fosse la possibilità, Malacrida chiederebbe a Di Maio una cosa cosa: «Gli direi che sono d’accordo con la sua idea di stabilizzazione del lavoro, di dare più garanzie ai lavoratori. Ma anche che sulla strada che ha percorso sinora non arriverà mai all’obiettivo». Consigli? «Gli chiederei di togliere le causali dai contratti a tempo determinato. E poi gli direi che è assurdo che il lavoratore prorogato costi lo 0,5% in più di uno assunto ex novo. Le aziende sono di fronte a un bivio senza senso: o assumono un lavoratore formato a tempo indeterminato, alle porte di una recessione. O ne prendono uno nuovo, da formare, senza poi sapere se potranno stabilizzarlo. Sa cosa faranno? Nessuna delle due cose». Mala tempora currunt.

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