28 Dicembre Dic 2018 0559 28 dicembre 2018

Non indignatevi contro chi ulula a Koulibaly: l’Italia è più razzista di loro

Il moralismo italiano si riversa contro i buu razzisti dei tifosi dell’Inter contro il difensore del Napoli. Ma siamo un Paese che ha plaudito a politiche discriminatorie e ad atti violenti contro persone di colore. Di cosa ci indigniamo esattamente, quindi?

Koulibaly Linkiesta
Marco BERTORELLO / AFP

Altro che il Natale. Servivano le curve degli stadi a farci sentire tutti più buoni. Gli ululati razzisti di San Siro al difensore del Napoli Kalidou Koulibaly, per dire, pare abbiano risvegliato una coscienza anti-razzista che, francamente, credevamo sepolta sotto abbondanti strati di porti chiusi e pacchie finite. E allora ecco l’indignazione che si riversa sul calcio, metafora di qualunque cosa, col suo carico di curve chiuse, campionati da sospendere, bambini da tenere lontani dagli stadi.

A parlare, purtroppo, non è il nostro anti-razzismo. È la nostra cattiva coscienza che parla, il nostro moralismo da quattro soldi che si indigna per una goliardata di massa, che offende per qualche minuto un fuoriclasse che prende 6 milioni di euro all’anno. Ma che non dice nulla, quando a essere colpiti - per gli stessi identici motivi - sono i più deboli: donne, bambini, poveri, disperati che scappano da guerre e carestie.

Non siete migliori di chi ulula dalle gradinate di San Siro, anzi. Perché il razzismo praticato in silenzio, che si traduce in atti di discriminazione e di violenza è peggio, molto peggio, del razzismo caciarone e simbolico di qualche decina di ultrà

Ad esempio: dov’era la vostra indignazione quando il 25 ottobre di due anni fa a Gorino, provincia di Rovigo, un pullman carico di dodici richiedenti asilo donne, e dei loro otto figli, è stato costretto a fare marcia indietro perché gli abitanti del posto, bontà loro, erano stufi? E dov’era il vostro sdegno, il 3 febbraio scorso, quando a Macerata un tizio di nome Luca Traini, col tricolore legato al collo, ha fatto fuoco contro sei persone per il solo fatto che avessero la pelle nera? E dove eravate quando il 14 agosto ministro dell’interno Matteo Salvini ha sequestrato per dieci giorni a bordo della nave Diciotti 177 migranti, 29 dei quali minorenni ridotti a “scheletrini”? E dove quando la giunta comunale di Lodi ha approvato un regolamento discriminatorio che di fatto impediva ai bambini extracomunitari l’accesso allo scuolabus e alla mensa?

Potremmo continuare, che la lista è lunga, ma ci fermiamo qua. E ve lo diciamo noi dov’eravate: stavate applaudendo, soddisfatti che qualcuno si facesse portavoce della vostra esasperazione, del vostro bisogno di fermezza, del vostro desiderio di farla pagare a qualcuno. Sono i vostri voti che parlano. Sono i consensi per la Lega che si impennano dopo la sparatoria di Macerata. Sono le voci dei lodigiani che plaudono alle misure discriminatorie del Comune affermando che gli stranieri sono «come le zecche dei cani». Sono le ali di folla adoranti che accolgono il ministro dell’interno Salvini dopo le prove di forza con le navi Aquarius e Diciotti. Tutti a premiare chi se la prende con gente che ha la pelle più scura della vostra.

Converrete che è difficile credere si tratti di un caso. Ed è per questo che - magari non del tutto consapevolmente - non siete migliori di chi ulula dalle gradinate di San Siro, anzi. Perché il razzismo praticato in silenzio, che si traduce in atti di discriminazione e di violenza è peggio, molto peggio, del razzismo caciarone e simbolico di qualche decina di ultrà, anche se si fa notare di meno. Forse, più che chiudere le curve, servirebbe farsi tutti un bell’esame di coscienza. Chissà che le cose non migliorino davvero, nel 2019.

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