Manovra
28 Dicembre Dic 2018 0600 28 dicembre 2018

Il contrappasso di Lega e Cinque Stelle: ora i pensionati li accusano di essere “come la Fornero”

La legge di bilancio prevede la revisione del sistema di indicizzazione degli assegni a partire da quelli da 1.500 euro, più il taglio alle cosiddette “pensioni d’oro” da 4.500 euro. I pensionati si mobilitano davanti alle prefetture e a gennaio manifestazione unitaria a Roma

Governo Linkiesta
(Filippo MONTEFORTE / AFP)

«Salvini e Di Maio come la Fornero». Alla fine il governo gialloverde, che aveva fatto del superamento della legge Fornero il suo vessillo, sette anni dopo si trova a essere paragonato proprio alla ministra “nemica” dei pensionati del governo Monti. È quello che dicono i sindacati Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil, che il 28 dicembre si sono dati appuntamento per una giornata di mobilitazioni davanti alle prefetture di tutta Italia. «In tre anni la manovra sottrae 2,5 miliardi di euro dalle tasche dei pensionati intervenendo nuovamente sull’adeguamento delle pensioni all’inflazione. Ora diciamo basta», si legge nel comunicato congiunto. «I pensionati faranno sentire la propria voce per denunciare l’ipocrisia del governo che con una mano sembrerebbe dare ma con l’altra certamente toglie».

Il riferimento è alla norma contenuta nella legge di bilancio che prevede la revisione del sistema di indicizzazione degli assegni a partire da quelli da 1.500 euro. Il provvedimento riguarda circa 6 milioni e mezzo di pensionati. Fino a 2.500 euro lordi al mese parliamo di pochi spiccioli, circa 4 euro in tre anni. Dopo questa soglia, però, il taglio nel triennio va dai 211 ai 700 euro. Senza dimenticare le norme sulle cosiddette pensioni d'oro, a partire da 4.500 euro al mese, che non saranno rivalutate secondo l'indice di inflazione e per di più tagliate fino al 40%. Con una coperta dei conti così corta, anche i gialloverdi scoprono insomma che per fare cassa e finanziare le promesse elettorali – reddito di cittadinanza in primis – a esser tagliata deve essere inevitabilmente la spesa pensionistica, che in Italia incide per il 15% sul Pil, una percentuale seconda solo alla Grecia nell’area Ocse. Come un cane che si morde la coda, per «smontare pezzo per pezzo la legge Fornero», come più volte Salvini ha annunciato, dovrà mettere mano proprio alle pensioni.

Anche i gialloverdi scoprono che per fare cassa e finanziare le promesse elettorali – reddito di cittadinanza in primis – a esser tagliata deve essere inevitabilmente la spesa pensionistica. Come un cane che si morde la coda, per «smontare pezzo per pezzo la legge Fornero», come più volte Salvini ha annunciato, dovrà mettere mano proprio alle pensioni

«La norma inserita dal governo Lega-Cinque Stelle nella manovra è molto simile al provvedimento preso nel 2011, in circostanze di finanza pubblica molto più drammatiche di oggi, dal governo Monti e dall’odiato (dai gialloverdi) ministro Elsa Fornero», dicono dalla Uil pensionati. A essere interessata, denunciano dalla Cgil, è «una fascia di pensionati che avrebbe bisogno di essere aiutata e sostenuta e che ha perso anche il 20-30% negli ultimi dieci anni, a causa delle otto riforme delle pensioni». Per i sindacati dei pensionati, si tratta addirittura di un ulteriore passo indietro rispetto alla «volontà espressa dal precedente esecutivo di modificare in legge di bilancio il sistema di indicizzazione delle pensioni con cui dall’1 gennaio 2019 sarebbe stato ripristinato un meccanismo di rivalutazione in grado di tutelare il potere d’acquisto. Il governo ha deciso per fare cassa di modificare il sistema di calcolo della rivalutazione peggiorandolo anche rispetto alla legge Fornero».

Il Forum nazionale dei pensionati ha già fatto sapere che gli 850mila iscritti terranno conto dei provvedimenti del governo quando si andrà a votare. Nelle Marche i pensionati sono già in piazza dal 27 al 29 dicembre con presidi e volantinaggi davanti alle prefetture. Stessa cosa in Toscana. E i presidi si ripeteranno, nonostante il periodo natalizio, davanti alle prefetture di tutte le regioni italiane (qui l’elenco).

E per fine gennaio è prevista a Roma una manifestazione unitaria di tutte le organizzazioni. Ma non saranno gli unici a protestare contro la manovra. Sempre a inizio anno a scenderanno in piazza i costruttori dell’Ance. E pure i medici hanno indetto altre due giornate di sciopero nazionale contro le risorse mancanti nella manovra per rinnovare i contratti scaduti da dieci anni e garantire i Livelli essenziali di assistenza ai cittadini. La luna di miele dei gialloverdi sembra essere al capolinea.

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