Sondaggi e scenari
31 Dicembre Dic 2018 0606 31 dicembre 2018

Aria di rivoluzione: perché il 2019 sarà l’anno zero della politica italiana (e pure Salvini rischia grosso)

Il leader della Lega rischia di essere seppellito dalle aspettative. Di Maio deve arginare l’emorragia di consensi. Pd e Forza Italia devono lottare per sopravvivere. Allacciate le cinture, le sorprese sono dietro l’angolo

Salvini Sci Linkiesta
Miguel MEDINA / AFP

È finito un anno di sorprese per la politica italiana. L’onda populista che aveva raggiunto la penisola ormai da tempo ha travolto ben oltre le aspettative i “vecchi partiti”. Pd e Forza Italia non sono riusciti a reagire alle richieste di cambiamenti radicali della politica cercando nuove forme, nuovi leader, nuove proposte. Non sono riusciti a reinventarsi: o meglio, non hanno voluto. Alle elezioni politiche di marzo, la somma di Lega e 5 Stelle raggiungeva il 50%. Ora, con rapporti di forza invertiti, supera nettamente il 55%: secondo l’ultima Supermedia Agi-YouTrend la Lega si attesta al 31,1%, il MoVimento 5 Stelle al 26%.

L’anno che ci lasciamo alle spalle segna il loro trionfo e il trend nazionale non sembra invertirsi più di tanto. Ciò però non significa che il 2019 avrà lo stesso segno: la storia politica italiana è costellata di sorprese e la fluidità elettorale degli ultimi tempi ci conferma che nel prossimo anno potrà succedere di tutto. La tenuta del governo, infatti, è da verificare. La manovra ha evidenziato le differenze tra Lega e 5 Stelle, e le numerose giravolte hanno minato la credibilità dell’esecutivo portando a una leggera flessione sia della Lega che dei 5 Stelle nei sondaggi degli ultimi due mesi. I numeri, tuttavia, sono ancora lusinghieri: i cittadini cercavano anzitutto un governo che fosse in antitesi con la politica tradizionale, e sono disposti a concedergli tempo.

In particolar modo Di Maio non potrà permettersi di proseguire la flessione cominciata all’indomani del voto: il MoVimento ha perso, secondo le ultime rilevazioni, più di 6 punti in pochi mesi. E dovrà riacquistare centralità nel dibattito politico: la Lega di Matteo Salvini infatti, con la metà dei parlamentari dei 5 Stelle, in questo primo anno ha dettato la linea sotto ogni aspetto al governo Conte. Dal canto suo, Salvini è cresciuto tanto, tantissimo. Ciò lo porta ad una posizione di grande forza, con un limite non trascurabile: le aspettative. Le aspettative sulla Lega, oggi, sono talmente alte che se alle europee non superasse il 30% dei voti, il risultato sembrerebbe un fallimento.

Dal canto suo, Salvini è cresciuto tanto, tantissimo. Ciò lo porta ad una posizione di grande forza, con un limite non trascurabile: le aspettative. Le aspettative sulla Lega, oggi, sono talmente alte che se alle europee non superasse il 30% dei voti, il risultato sembrerebbe un fallimento

Pd e Forza Italia, invece, hanno problemi ben diversi – e più gravi. E si giocano anzitutto la sopravvivenza. Il Pd ha davanti a sé delle primarie che fungono da spartiacque. Prima di tutto, perché sanciscono la fine del renzismo: nessuno dei due candidati che si giocano davvero la partita, Zingaretti e Martina, rappresenta fino in fondo la continuità, e addirittura il favorito Zingaretti rivendica fieramente una forte rottura con il passato. Spesso alle primarie è seguito un trend positivo per i Dem: non è detto questa volta sarà così. C’è infatti una spada di Damocle che incombe su questa sfida: il futuro di Renzi. Nascerà davvero un “partito di Renzi”? È probabile: soprattutto in caso di vittoria di Zingaretti, sarà difficile relegare l’ex premier a un ruolo di secondo piano. E quanto varrà? È difficile stimarlo, ma i suoi bassissimi dati di gradimento tra gli italiani ci inducono a pensare che non andrà oltre un 5-6% di voto potenziale.

Infine, Forza Italia a differenza del Pd ha perso molti punti nei sondaggi degli ultimi mesi. Difficilmente Berlusconi avrà nuove chances di riaffermarsi come leader di una coalizione oramai virtuale, che in ogni caso vede un’egemonia del partito di Salvini. Gli azzurri hanno bisogno di una leadership nuova, possibilmente giovane ma autonoma dal Cavaliere: i “delfini” non hanno mai entusiasmato gli elettori. Lo spazio per un centrodestra moderato e liberale è in diminuzione per l’ascesa di Salvini, ma un eventuale calo nei consensi del vicepremier potrebbe rimettere in gioco Forza Italia.

Non si vedono formazioni politiche in rampa di lancio all’orizzonte, anche se – è giusto ammetterlo – in un contesto di simile fluidità elettorale una nuova forza politica potrebbe trovare terreno fertile per emergere. Il 2019 si avvicina quindi con più incognite che certezze. Ma forse, sono proprio queste incognite la sola certezza rimasta nella politica italiana.

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