Idee per il 2019
31 Dicembre Dic 2018 0600 31 dicembre 2018

Binaria e a somma zero: ecco la politica che dobbiamo lasciarci alle spalle nel 2019

Pensare che i problemi siano tutti semplificabili. Pensare che sia tutto un problema di ridistribuire risorse finite. Ecco dove la politica ha sbagliato, negli ultimi anni. Ecco da dove deve ripartire, se vuole davvero cambiare

Salvini Renzi Dimaio Linkiesta

Il 2018 se ne andrà consegnandoci un Occidente frammentato e senza identità, un'Unione Europea in pericolo, un'Italia in frenata e incatenata a titaniche clausole Iva. Ma forse non sono questi i danni più gravi dell'anno passato, se non altro perché sono evidenti e oggetto di dibattito quotidiano. Ci sono invece due virus nascosti e pericolosi che hanno contaminato il nostro dibattito pubblico fin quasi a soffocarlo, fin quasi a diventare egemoni nel modo in cui si pensano e si discutono le scelte politiche.

Il primo lo definiremmo "binarizzazione assoluta". Viviamo nell'epoca della complessità e dell'interdipendenza, ma la classe politica e, a seguire, il mondo dell'informazione, ha perseguito con insistenza la ricerca disperata della semplificazione binaria di ogni vicenda.
L'Unione Europea traballa per la concomitanza di una crisi di produttività, di una incompleta integrazione, di una gelata culturale dell'Occidente democratico, di una errata collocazione dentro alla globalizzazione? Ecco che i politici europei non sanno trovare altra risposta che "dentro o fuori dall'Euro", o "dentro o fuori dall'Europa". E così facendo lasciano vincere la Brexit.

La Costituzione italiana mostra i primi segni del tempo, e necessita di una messa a punto precisa e dettagliata per consentire ai governanti più efficienza e ai governati più trasparenza? Ecco che la politica si inventa un referendum sanguinoso che, fallendo, ha reso di fatto impossibile ogni futura revisione. Una ragazza viene uccisa in circostanze drammatiche nel quartiere San Lorenzo, svelando un intrico tra situazioni familiari difficili, droga, degrado urbano? Anche qui l'opinione pubblica si "binarizza": "è colpa della droga" contro "è colpa degli stranieri".

Di esempi ce ne sarebbero molti altri, ma la questione è chiara: bipolarizzare questioni complesse non significa semplificarle a beneficio del cittadino medio. Al contrario significa falsificarle, sottovalutando e in ultima analisi manipolando l'intelligenza delle persone. Ancora peggio: la binarizzazione fa sempre e inequivocabilmente vincere le forze della reazione, del cieco ritorno al passato. Perché consegna loro la posizione più comoda da cui combattere.

Problemi complessi, invece, richiederebbero da un lato la capacità analitica di scomporre la realtà in molte parti, ascoltando e dando conto alle infinite sfaccettature la animano. Dall'altro lato necessitano di una qualità a ben vedere molto mediterranea, che un pensatore eretico come Alex Giordano ha definito "accettazione tragica della complessità". Una attitudine che abbiamo imparato dai grandi drammi della tragedia classica, che consiste nel farsi carico della coesistenza nel mondo di istanze non riconducibili a unità, comprendendole e non negandole.

Il secondo grande virus che infetta il nostro dibattito pubblico è un male antico: l'idea che il mondo, e l'economia in particolare, sia una torta fissa, un gioco a somma zero in cui esiste solo la redistribuzione di risorse finite, attività che dovrebbe diventare l'occupazione prevalente dello Stato

Il secondo grande virus che infetta il nostro dibattito pubblico è un male antico: l'idea che il mondo, e l'economia in particolare, sia una torta fissa, un gioco a somma zero in cui esiste solo la redistribuzione di risorse finite, attività che dovrebbe diventare l'occupazione prevalente dello Stato. Ciò che è dato a me, è tolto a qualcun altro, e viceversa. E lo Stato redistribuisce le carte.

Benché ogni evidenza scientifica e storica confermi il contrario, tutte le proposte di politica economica discusse e infine approvate nel 2018 sono contagiate dal virus della torta fissa. Alla base del largo sostegno alla proposta di mandare prima in pensione la fetta più ampia possibile di sessantenni, ad esempio, vi è proprio l'idea che per creare lavoro serva mandare in pensione i lavoratori più anziani per "far largo ai giovani" A quanto riferito da importanti membri del Governo si tratta di una tesi sposata anche da illustri uomini d'impresa (a quanto pare principalmente a capo di aziende partecipate dal Governo).

Uomini d'impresa che sapranno bene che nei sistemi economici il nuovo lavoro si è creato non quando le loro aziende hanno mandato in pensione gli anziani, ma quando hanno deciso di investire in un nuovo prodotto, in una nuova linea produttiva, in un nuovo mercato. In quei momenti le aziende assumono nuove squadre di apprendisti, formano nuove professionalità, ingaggiano nuovi fornitori, si fanno sostenere da più consulenti. Il prepensionamento è, al più, una forma residuale e conservativa dei livelli di occupazione esistenti. Sono invece gli investimenti pubblici e privati a creare nuovi posti di lavoro, perchè creano nuovi prodotti, nuovi bisogni e nuovi mercati. Perché allargano la torta, che non è affatto fissa ma va fatta crescere con il lievito delle competenze, della fiducia, dell'attrazione dei capitali, dell'ambizione.
A questo dovrebbe puntare un Governo che abbia l'ambizione di creare lavoro, e non di aumentare la dipendenza dei cittadini da uno Stato sempre più inefficiente.

Il virus della torta fissa è pericoloso, perché pur non essendo sostenuto da nessun pensiero economico - sia esso keynesiano o hayekiano, socialista o liberista - è diventato la cifra minima del dibattito politico per l'incapacità o la mancanza di volontà della classe politica di far proprie visioni che vadano oltre il senso comune. Ma è un virus ancora più pericoloso perché dall'economia si propaga alle fondamenta morali delle nostre democrazie, conducendo mano nella mano le opinioni pubbliche europee verso l'odio e l'esclusione, verso la lotta tra poveri e la chiusura al mondo.

Perché se è vero che l'Unione Europea è un gioco a somma zero, allora è prioritario lottare contro la Germania, o i Paesi Nordici, o quelli dell'Est che si vogliono prendere tutta la torta. E se è vero che la ricchezza dell'Europa è un ammontare invariabile, allora è vero che l'arrivo di ogni singolo migrante da oltreconfine toglie una quota di ricchezza a un europeo ed è dunque prioritario chiudere le frontiere. Europa che chiude i porti è un'Europa a somma zero.

Anche nel caso dell'apporto delle migrazioni al benessere delle nazioni tutte le evidenze storiche dimostrano il contrario, ma il virus della torta fissa ha monopolizzato il dibattito politico. E ci regalerà elezioni europee in cui le forze politiche si sfideranno (anche qui contrapposte in maniera binaria) nella difesa di quanto ci resta, anziché proporre soluzioni per generare più ricchezza economica, sociale e culturale da distribuire a tutti.

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