Voci dal Colle
31 Dicembre Dic 2018 0544 31 dicembre 2018

Il leader dell’opposizione? Si chiama Sergio Mattarella. E la vera guerra con Salvini e Di Maio inizia ora

Mantenere buoni rapporti con l’Europa, garantire la stabilità del Paese, orientare la scelta del suo successore: Sergio Mattarella entra oggi nei tre anni finali dei suo settennato, i più difficili di tutti. Dopo di lui? Il colle punta su Draghi, ma occhio a Conte

Mattarella Conte Quirinale Linkiesta
Alberto PIZZOLI / AFP

Il vero leader dell’opposizione si chiama Sergio Mattarella, risiede in via del Quirinale nel Colle più alto, ha una lunga esperienza da giurista e da politico maturata negli anni della Prima Repubblica. Raccontano che qualche sera fa in un colloquio informale con un vecchio amico di rito diccì il presidente della Repubblicato avrebbe tirato un sospiro di sollievo per l’approvazione della manovra finanziaria e subito dopo si sarebbe lasciato andare con un «vedremo nel 2019...».

Dietro quei puntini di sospensione può celarsi chissà qualsiasi scenario. Positivo o negativo non è dato sapere. Di certo, Mattarella non abusa con le uscite. Anzi, l'uomo centellina ogni parola e quel «vedremo nel 2019» forse può nascondere una certa preoccupazione per quello che potrebbe succedere al nostro Paese. Non a caso passata la buriana della prima finanziaria dell’esecutivo gialloverde per Mattarella inizia forse il percorso più difficile, più imprevedibile, del suo settennato.

Nel 2015 quando l’ex diccì varcò per la prima volta il cancello del Colle mai e poi mai avrebbe immaginato di dover attraversare la stagione più complicata della repubblica italiana con una crisi istituzionale all’indomani del turno elettorale del 4 marzo scorso senza precedenti: due vincitori di rito populisti a rappresentare l’intero stivale e Pd e Fi confinate all'opposizione. Ma dopo questi sei mesi di ordinaria follia nel corso dei quali Mattarella ha richiamato all’ordine i due dioscuri, Salvini e Di Maio, nella stagione che verrà l’inquilino del Quirinale avrà l'arduo compito di istituzionalizzare due forze politiche, M5S e Lega, che hanno duellato con la commissione Ue in occasione della stesura della manovra finanziaria, rischiando la procedura di infrazione, e che forse continueranno a giocare con il fuoco, leggi Moscovici e Juncker, per capitalizzare il consenso in vista delle elezioni europee. Mattarella proverà a scongiurare questo scenario, monitorerà ogni giorno l’operato del governo più folle della Repubblica italiano spalleggiato dai due presidenti di Camera e Senato e indirizzerà l’esecutivo in un percorso di stabilità. Obiettivo: salvare il Paese dal default e da qualsiasi crisi di sistema. Il tutto senza mai oltrepassare i paletti fissati dalla Costituzione.

E se la legislatura proseguisse come ora? Matttarella lascerebbe correre gli eventi e potrebbe puntare le fiches alla fine sull’unico «quirinabile» in casa gialloverde. Ovvero? Giuseppe Conte. L’attuale premier ha iniziato in sordina ma adesso ci sta prendendo gusto. Tesse la tela Oltretevere e in Europa, e, secondo fonti qualificate, questo lavorio avrebbe come scopo la scalata del Colle più alto. D’altronde, se da signor nessuno è arrivato a palazzo Chigi perché non dovrebbe sognare il Quirinale?

Allo stesso tempo, sotto sotto si augurerà che questa maggioranza prima o poi cambi colore e venga sostituita - o comunque puntellata - da quelle forze che dal 1994 al 2017 si sono alternate alla guida del Paese non mettendo mai in discussione l’Europa e le sue regole. Ma un ritorno alle urne potrebbe avere come effetto immediato il successo di Matteo Salvini e il ritorno a palazzo Chigi di un destracentro con pezzi di ex grillozzi che sarebbe lontano antropologicamente alle maggioranze di centrodestra di vecchio conio che abbiamo conosciuto negli ultimi venti anni. E allora come dovrà comportarsi questo Capo dello Stato che è stato eletto per la sua terzietà? Come potrà tenere insieme due scenari - la fine dei gialloverdi, il ritorno alle urne - che stridono l'uno con l'altro?

Nel frattempo dovrà vedersela anche con un altro elemento che arricchisce ancor più il puzzle mattarelliano di non facile soluzione: il prossimo presidente della Repubblica sarà eletto a cavallo tra la fine del 2021 e l'inizio del 2022 e di conseguenza verrà scelto dall’attuale Parlamento che scadrà, a meno di urne anticipate, nel 2023. Va da sé che Mattarella vorrebbe incidere sulla scelta. Non a caso ai suoi interlocutori abituali con i quali è in contatto avrebbe confidato che desidererebbe vedere come suo successero Mario Draghi. Fantapolitica? Dalle parti del Colle si tratta di un'ipotesi credibile e concreta. Ma, chi frequenta il Transatlantico, ci scherza su: «Mi sembra difficile che grillini e leghisti votino un uomo di sistema come Draghi. Ve li immaginate Borghi e Bagnai votare nel segreto dell'urna Draghi?». È vero, il governatore della Bce scadrà nel 2019, ha la stessa formazione gesuitica di Mattarella, è amato trasversalmente, da destra a sinistra, in particolare da Pd e Forza Italia e ha il curriculum e lo standig più alto per rivestire il ruolo di Capo dello Stato. Ma non è adorato dai due partiti che compongono l’attuale maggioranza. E Mattarella ad oggi non potrebbe pensare di nominarlo senatore a vita per un semplice motivo perché ne ha già nominati cinque e stando alla vecchia interpretazione non potrebbe procedere ad altra nomina.

Da qui la necessità di auspicare un nuovo Parlamento, con un equilibrio diverso, e con un Pd rinvigorito dal congresso e dalla vittoria di Zingaretti. Quest’ultimo infatti è caldeggiato da Dario Franceschini e Paolo Gentiloni, due figure del Nazareno stimate da Mattarella ed assai ascoltate dal Colle. Se tutto filasse liscio Mattarella potrebbe salvare il Paese e avrebbe un ruolo nella scelta del prossimo inquilino del Quirinale. Che, come ricorda un alto dirigente del Senato, «è sempre stato il luogo della continuità istituzionale ma per la prima volta potrebbe non esserlo perché Mattarella è l’ultimo figlio della Repubblica». E allora come si muoverà l’attuale inquilino del Colle? Lascerebbe correre gli eventi e potrebbe puntare le fiches alla fine sull’unico «quirinabile» in casa gialloverde. Ovvero? Giuseppe Conte. L’attuale premier ha iniziato in sordina ma adesso ci sta prendendo gusto. Tesse la tela Oltretevere e in Europa, e, secondo fonti qualificate, questo lavorio avrebbe come scopo la scalata del Colle più alto. D’altronde, se da signor nessuno è arrivato a palazzo Chigi perché non dovrebbe sognare il Quirinale? Eppure, anche la ascesa dipenderà dall'unica vera opposizione di questo Paese: Sergio Mattarella. Buon 2019

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