31 Dicembre Dic 2018 1128 31 dicembre 2018

Sükran Moral: “Le donne non hanno sempre ragione, è la democrazia a garantire la libertà femminile”

Parla l'artista turca, prima donna a mostrarsi nuda come Gesù Crocifisso. Da sempre denuncia in ogni sua opera la violenza sulle donne, e per questo è dovuta scappare dalla Turchia: “Il capitalismo, la società, la famiglia. Tutti possono decidere ciò che ha valore o meno del corpo di una donna”

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Sükran Moral è stata la prima artista donna a mostrarsi, nuda, come Gesù Crocifisso. Nata a Terme, in Turchia, è posta fin da subito di fronte a una realtà conservatrice e misogina: il padre, una volta finita la scuola primaria, non le permise di frequentare gli studi. Fu la madre, una donna, a farla studiare di nascosto garantendole un futuro al Dipartimento di Belle Arti dell’Università di Ankara, dove acquisì le competenze necessarie a frequentare l’Accademia delle Belle Arti di Roma. «Son dovuta scappare dalla Turchia nel 2010 – racconta all’Exma di Cagliari in occasione del Festival Pazza Idea- per aver messo in scena due donne che facevano l’amore. Stavano cercando un pretesto per attaccarmi. Oggi in Turchia nessuno può più esprimersi liberamente perché ti mettono in galera: ti accusano di essere un terrorista o qualsiasi altra cosa». Da quel momento conferma la sua fama di arista più irriverente nel panorama artistico contemporaneo, denunciando la violenza sulle donne e le discriminazioni nei confronti delle minoranze.

Nelle ultime elezioni statunitensi di medio termine il Congresso è stato conquistato da tante giovani donne democratiche, tra cui anche una musulmana. Oggi il politologo Mark Lilla sostiene che serve un “uomo bianco” perché i democratici vincano le elezioni. È stata tutta una farsa?
No, sicuramente questo risultato è stato influenzato dal movimento femminista MeToo, che è stato molto importante. Ma il fattore scatenante arriva da più lontano: negli anni Novanta, in pieno consumismo, le donne europee non si dicevano femministe. In televisione si vedevano ragazze giovanissime che salivano sul tavolo per far vedere tette e culi ed erano tutti contenti. Proprio in quegli anni io già mi esibivo, avevo realizzato l’opera che mi ritraeva al posto di Gesù sulla croce. Perché Gesù non poteva essere una donna? È lì che mi sono resa conto che la donna andava bene soltanto se seguiva il “buon senso” comune, appena usciva dai binari veniva attaccata.

A proposito del movimento #MeToo, non pensa che abbia messo in risalto l’ancora irrisolta questione del femminismo occidentale, che si denuda (penso alle Femen), senza dare spazio a un altro modo di intendere l’esser donna, quello del femminismo islamico, che invece trova nel velo il suo punto di forza? Esiste un punto d’incontro?
Non sapevo che nel femminismo islamico il velo fosse un punto di forza. Perché dovrebbe esserlo? Io non lo accetto. Coprire le donne o al contrario denudarsi, anche solo per fare pubblicità a un dentifricio, sono due facce della stessa medaglia. La donna è vista come un oggetto in entrambi i casi.

Tutti possono decidere ciò che ha valore o meno del corpo di una donna. E proprio per questo motivo, il fatto di non considerarci umane ma meri oggetti commerciali, ci ammazzano. Quando e come vogliono.

Nadia Murad, 25enne yazida ex schiava dell’Isis, è stata insignita del Premio Nobel per la Pace nel 2018. Perché non ha fatto notizia?
Perché è una donna. La società non accetta il successo di una donna, fa finta che non esista. Specialmente se viene da Oriente. Anche una donna bianca, una donna di colore, verranno sempre al secondo posto rispetto a un uomo, anche di colore, com’è successo con Barak Obama.

Le rigiro una domanda che si fece Susan Moller Okin, punto di riferimento del femminismo occidentale negli anni Novanta, e che fece tanto rumore: il multiculturalismo è un male per le donne?
Bisogna stare molto attenti quando si fa questo genere di discorsi, perché si potrebbe dare un messaggio sbagliato. Ben venga il multiculturalismo, non è vero che sia peggio per le donne. Ma neanche meglio. Essere multiculturale è la forza di una società e il suo naturale sviluppo, ma non bisogna nascondere i casi di violenza che sono presenti anche in questi gruppi culturali: per fare un esempio, l’operaio umiliato dal superiore, torna a casa e prende a botte sua moglie. Esiste, bisogna dirlo ma senza strumentalizzare. Funziona così anche in Occidente.

In Italia le questioni legate alla libertà della donna spesso si scontrano con le posizioni della Chiesa cattolica, che ancora oggi ha un forte peso sul dibattito pubblico. Penso alla maternità surrogata, volgarmente nota come “utero in affitto”, che nel nostro Paese è considerato un reato. Lei pensa che la libertà della donna passi necessariamente da qui?
La libertà della donna passa dalla libertà di decidere sul proprio corpo. Ancora oggi è la società che decide per noi: ogni parte del nostro corpo è in vendita. Il capitalismo, la società, la famiglia. Tutti possono decidere ciò che ha valore o meno del corpo di una donna. E proprio per questo motivo, il fatto di non considerarci umane ma meri oggetti commerciali, ci ammazzano. Quando e come vogliono.

Se l’Italia vuole che si facciano più figli, deve innanzitutto mettere la donna nelle condizioni di poterlo fare: deve essere economicamente libera e alla pari dell’uomo.

E dell’aborto che ne pensa?
Anche in questo caso, se una donna non vuole avere figli deve essere libera di farlo. Se l’Italia vuole che si facciano più figli, deve innanzitutto mettere la donna nelle condizioni di poterlo fare: deve essere economicamente libera e alla pari dell’uomo. Dover chiedere il “permesso” per farlo è umiliante. Ma chi siete voi uomini per dire a noi donne cosa fare?

La Turchia ha avuto un primo ministro donna, Tansu Ciller, dal ’93 al ’96, così come altri paesi a maggioranza islamica. Pensa che un’equa distribuzione delle donne in politica possa fare la differenza per ciò che riguarda la libertà femminile?
Dobbiamo smettere di pensare che se è una donna a fare qualcosa, è giusto. Se una donna ha una mentalità maschilista e pensa come un capitalista e un uomo bianco, è comunque dalla parte sbagliata. Così come non basta dare il potere a una donna per dare una svolta in termini di libertà femminile. In Italia abbiamo dei partiti fascisti in cui son presenti anche delle donne. Bisogna puntare sulle donne che fanno della democrazia il loro credo politico.

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