31 Dicembre Dic 2018 0703 31 dicembre 2018

Avete paura del 2019? Sorridete, a Tria andrà molto peggio

Pil in calo, clausole di salvaguardia da disinnescare, liti continue tra Lega e Cinque Stelle: se fare la legge di bilancio quest’anno è stata dura, il prossimo sarà quasi impossibile. E uscire dalla crisi istituzionale che ne scaturirà sarà impresa ancora più ardua. Siete pronti a ballare, vero?

Giovanni Tria 2019 Linkiesta
JOHN THYS / AFP

Facciamo come col Monopoli: tre passi avanti, con tanti auguri. E riapriamo gli occhi a giugno 2019, quando in pieno e conclamato rallentamento dell’economia, il buon Tria dovrà consegnare all’Europa il Documento di Economia e Finanza per il 2020, quello che definisce i saldi per la legge di bilancio prossima ventura. Saranno i giorni immediatamente successivi al voto europeo, dopo una campagna elettorale che già ora si annuncia bollente, e già per questo il compito di Giuseppe Tria, o chi per lui, si annuncia improbo, ché nelle settimane precedenti - c’è da scommetterci - Salvini e Di Maio avranno promesso la qualunque, pur di raggranellare qualche voto in più.

Il taciturno ministro dell’economia, quindi, si ritroverà di fronte un bel rebus. Un Pil che cresce poco o nulla. 23 miliardi di aumento dell'Iva da disinnescare. Una Commissione Europa in carica che si aspetta deficit e debito in diminuzione, pena una procedura d’infrazione inevitabile. Un più che probabile trionfo delle destre di Visegrad, che tutto vogliono fuorché meno austerità, nelle urne continentali. Una Banca Centrale Europea in pieno regime change, dalle politiche espansive di Mario Draghi al rigido rigore dei tedeschi e dei loro alleati. Le agenzie di rating che aspettano come avvoltoi il passo falso per declassare il nostro debito a spazzatura finanziaria. E gli speculatori finanziari che non attendono altro per far cominciare la tempesta perfetta.

Il taciturno ministro dell’economia, quindi, si ritroverà di fronte un bel rebus. Un Pil che cresce poco o nulla. 23 miliardi di aumento dell'Iva da disinnescare. Una Commissione Europa in carica che si aspetta deficit e debito in diminuzione, pena una procedura d’infrazione inevitabile

Mal di testa? Non vi biasimiamo. E in tutta onestà, è difficile credere che, date le premesse, se ne possa uscire “business as usual” da questo delirio. Difficile, per dire, che Salvini e Di Maio accettino che nel 2019 non si spenda nulla, ma al contrario si tagli il tagliabile e si tassi il tassabile (patrimoni compresi) come un qualunque governo Monti. Ed è altrettanto difficile, peraltro, che i due dioscuri del governo Conte, entrambi decisi a spendere sempre e comunque, abbiano le medesime idee su come farlo. Un esempio su tutti: Salvini si giocherà tutte le sue fiches sull’autonomia fiscale delle regioni del Nord come arma per conquistare Piemonte ed Emilia Romagna. Di Maio, dal canto suo, punterà tutto sui trasferimenti delle risorse nel Mezzogiorno, suo grande bacino elettorale. Chi e come la spunterà? E chi avrà il coraggio di dire a entrambi che le casse sono vuote? Tanti cari auguri.

Anche sulle soluzioni eterodosse, peraltro, grande sarà la confusione sotto il cielo. Si sfida apertamente l’Unione Europea? Possibile, visto che ci sono ottime probabilità che le due forze di maggioranza in Italia finiranno entrambe all’opposizione a Bruxelles, ma c’è un ostacolo di nome Sergio Mattarella che tutto vuole fuorché un duello all’Ok Corral con l’Europa, e che farà di tutto per evitarlo. Crisi di governo e cambio di maggioranza? Trovatene un’altra in questo Parlamento e vi paghiamo da bere da qui al 2023. Tempesta perfetta sull’Italia, con Draghi al posto di Monti nel ruolo di salvatore della patria? Maneggiare con cura, che non siamo più nel 2011. E i gilet gialli francesi sono un memento mori più che convincente per evitare manovre da apprendisti Napolitano.

Ritorno alle urne, quindi? Non fatela troppo facile. In Italia è più facile veder cambiare le maggioranze che i parlamenti, dicono quelli che la sanno lunga. Soprattutto, aggiungiamo noi, se Salvini dovesse davvero superare il 30% dei consensi alle prossime europee: immaginate che voglia hanno i Cinque Stelle di tornarsene all’opposizione, e i parlamentari con due mandati sul groppone - tra cui Di Maio, Toninelli e Fico - di tornare a lavorare. Fosse un videogame o una serie tv, o fossimo svizzeri, non basterebbe una vasca da bagno di popcorn. Ahi noi, questo delirio ci riguarda. Fate il pieno di lenticchie e di auguri stasera, che non si sa mai. Soprattutto se vi chiamate Giovanni Tria.

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