3 Gennaio Gen 2019 0758 03 gennaio 2019

Non è buonismo, è buonsenso: il decreto sicurezza è un disastro e i sindaci ribelli hanno tutte le ragioni

La protesta dei sindaci contro il decreto Salvini è la prima bella notizia del 2019: anche solo per il fatto che sfida il consenso popolare per fare politica, quella vera. Sarà un insuccesso? Chissenefrega

Leoluca Orlando Linkiesta
MARCELLO PATERNOSTRO / AFP

Non sappiamo se sarà un successo, o un suicidio, la protesta dei sindaci contro il decreto sicurezza. Non sappiamo se davvero ne risponderanno in tribunale, come ha minacciosamente promesso Salvini, o sarà la magistratura italiana a bocciare il suo decreto. Non sappiamo se Orlando, De Magistris, Falcomatà, Nardella, Pizzarotti, Decaro, e tutti gli altri primi cittadini, anche di centrodestra, che stanno manifestando in queste ore il loro disappunto finiranno per perdere la poltrona, a causa di questa battaglia.

L’unica cosa che sappiamo è che hanno ragione da vendere. Che i dubbi che sollevano sul decreto sicurezza sono sacrosanti. E che fosse anche solo per onestà intellettuale, senza alcun calcolo politico alle spalle, hanno fatto bene a sollevarli. Hanno fatto bene a dire, ad esempio, che è una follia privare un richiedente asilo dell’accesso al servizio sanitario nazionale, come da articolo 13 del decreto stesso. Hanno fatto bene a dire che è altrettanto folle che il figlio di un richiedente asilo, privato della residenza, non possa andare a scuola. Hanno fatto bene a dire che la fine della protezione umanitaria rischia di generare decine di migliaia di clandestini che dalla sera alla mattina perdono alloggio e lavoro e non possono cercarne un altro, se non alla mercé di chi opera nell’illegalità.

Non è buonismo, è buonsenso. Perché il prezzo della mancata copertura sanitaria, della dispersione scolastica, dell’aumento dei senzatetto, del proliferare di economie illegali lo pagano le comunità locali. Quelle stesse comunità che oggi per un malcelato senso di rivalsa contro i nuovi ultimi plaudono al decreto Salvini. E che domani ne malediranno le conseguenze

Non è buonismo, è buonsenso. Perché il prezzo della mancata copertura sanitaria, della dispersione scolastica, dell’aumento dei senzatetto, del proliferare di economie illegali lo pagano le comunità locali. Quelle stesse comunità che oggi per un malcelato senso di rivalsa contro i nuovi ultimi plaudono al decreto Salvini. E che domani ne malediranno le conseguenze, di fronte al fisiologico aumento delle marginalità e dei problemi. Non è buonismo e nemmeno opportunità. Perché temiamo si faranno male, malissimo, i sindaci disobbedienti di centrosinistra, opponendosi a un governo molto popolare e portando tra le mura delle loro città questioni di politica nazionale su cui Salvini gode di un consenso stellare. Ma apprezziamo, e molto, l’idea che per una volta la bassa cucina del consenso ceda il passo alle più alte ragioni della politica.

Ci auguriamo, ovviamente, che il coraggio aiuti gli audaci. Che la protesta dei primi cittadini rianimi almeno un po’ l’opposizione parlamentare. Che incoraggi chi non la pensa come Salvini e compagnia a tirare fuori la testa dalla sabbia - magari anche tra i Cinque Stelle che si sentono di sinistra - un po’ com’è successo anche a Lodi con il caso mense. Che dia un po’ di coraggio al presidente Mattarella, pure, che sì ha detto che la sicurezza è convivenza, nel celebratissimo discorso di San Silvestro, ma che ha comunque messo la sua firma sotto il decreto sicurezza, come ha correttamente ricordato Salvini. Soprattutto, che finalmente qualcuno capisca che per fare opposizione a questo governo è necessario sfidarne la popolarità, andando a disinnescarne alla radice banalizzazioni e luoghi comuni. Questo vuol dire essere anti-populisti. I Sindaci l'hanno capito. Chissà se qualcuno seguirà l'esempio. Speriamo.

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