5 Gennaio Gen 2019 0555 05 gennaio 2019

49 migranti in mare, peggio di Di Maio e Salvini c’è solo l’Europa che se ne frega

Di Maio vuole sbarcare solo sette donne, ma Salvini non ci sta. Nel frattempo Juncker dialoga con Theresa May e tutti gli altri leader europei diventano improvvisamente silenziosi. Dire che fate schifo è troppo poco

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Un migrante recuperato a bordo della Sea Watch dopo che si era buttato per raggiungere a nuoto Malta (foto di Valerio Nicolosi)

Altra giornata di grande politica, oggi, sul fronte meridionale della Fortezza Europa, dove da quindici giorni una nave dell’organizzazione non governativa tedesca Sea Watch sta vagando per il Mediterraneo con a bordo quarantanove richiedenti asilo africani alla ricerca di un porto che la faccia attraccare, li faccia sbarcare e li consegni alle trenta città tedesche che già si sono dette pronte ad accoglierli.

Quindici giorni, ma al quattordicesimo si è svegliato il prode Luigi Di Maio, vicepremier e ministro del lavoro, che non si sa bene a quale titolo ha annunciato che l’Italia, sessanta milioni di abitanti, farà l’enorme sforzo di accogliere le donne e i bambini a bordo di quella nave, ben sette individui: «Li accoglieremo. Siamo pronti ancora una volta a dare, come sempre, una lezione di umanità all'Europa intera», ha detto, manco fosse Madre Teresa di Calcutta. A Stoccolma stanno già preparando il premio Nobel per la pace.

Poi ci sono loro. Quarantanove persone in balia delle onde e del mare grosso, nella settimana più fredda dell’inverno, che probabilmente ignorano tutto questo, le autocelebrazioni di Di Maio, il menefreghismo delle cancellerie europee, la sadica ostinazione di Salvini

A onor del vero, su una cosa Di Maio ha ragione: ai Paesi europei di quella nave non frega nulla. Non si smuove Malta, che dovrebbe solo aprire il suo porto e far sbarcare qualche anima. Il resto dell'Europa, intanto pensa ad altro: oggi le agenzie parlano di un colloquio chiarificatore tra Jean Claude Juncker e Theresa May, ma non riportano dichiarazioni significative né di Emmanuel Macron, né di Angela Merkel, né di tutti gli altri leader del mondo libero. Da chi ha definito vomitevoli i porti chiusi di Matteo Salvini ci saremmo aspettati qualcosa di meglio, ma evidentemente a cinque mesi dalle elezioni europee nessuno vuole scippare il Nobel per la pace a Di Maio. Qualche voto a Salvini e ai suoi amici, quelli sì.

Peccato l’originale vinca sempre: «Possiamo inviare a bordo medicine, cibo e vestiti, ma basta ricatti. Meno partenze, meno morti», ha dichiarato stentoreo Matteo Salvini, che da grande statista quale crede d'essere non si fa impietosire nemmeno dalle donne e dai bambini. Sette persone. Che rimangano in mare a rimuginare delle loro malefatte, tipo essere nati poveri e nel posto sbagliato del mondo.

Già, perché poi ci sono loro. Quarantanove persone in balia delle onde e del mare grosso, nella settimana più fredda dell’inverno, che probabilmente ignorano tutto questo, le autocelebrazioni di Di Maio, il menefreghismo delle cancellerie europee, la sadica ostinazione di Salvini. Che sperano solo di mettere piede a terra, di far finire prima possibile la loro agonia. E che si chiedono, loro ultimi della Terra, cosa devono aver fatto di tanto sbagliato agli ambianti del continente più ricco del mondo.

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