Gli scontenti della manovra
5 Gennaio Gen 2019 0530 05 gennaio 2019

Manovra amara: anche i precari della scuola “traditi” dal governo gialloverde

Si aspettavano la stabilizzazione tramite una fase di transizione. Invece nella manovra per loro è prevista solo una riserva del 10% dei posti del prossimo concorso

Scuola Linkiesta
(Pixabay)

Non c’è stato un evento pubblico dei precari della scuola, prima della formazione del governo, in cui non abbiano partecipato parlamentari e attivisti della Lega e dei Cinque Stelle. E gli slogan erano due: abolizione della “Buona Scuola” renziana e superamento del precariato. Ecco perché, approvata la legge di bilancio, le organizzazioni dei docenti precari sono saltate tutte dalla sedia. Non solo la Buona scuola renziana non è stata abolita dal governo, ma nella manovra non è previsto nessun percorso di stabilizzazione dei precari. «Solo un magro 10% di riserva in un concorso super selettivo che i precari dovranno dividere anche con i docenti di ruolo e gli abilitati con 36 mesi di servizio», ha spiegato Pasquale Vespa, presidente dell’Associazione nazionale docenti per i diritti dei lavoratori. Nessuna fase di transizione, come previsto nel contratto di governo gialloverde. E come la Uil Scuola, di cui Vespa è rappresentante, raccomandava prima dell’approvazione della manovra, partendo da presupposto che lo scorso anno ci sono stati 37mila posti non coperti e che quota 100 potrebbe generare a sua volta altri 100mila posti da coprire. Con una moltiplicazione del precariato, altro che superamento. Il ragionamento era: sì ai concorsi, ma con una soluzione preventiva senza concorso per quanti hanno lavorato nella scuola per anni da precari. Molti dei quali hanno votato, non a caso, Lega e Cinque Stelle sperando nella cattedra definitiva.

Ma nella manovra, al di là di quel 10% (che corrisponde a poche migliaia di posti), per loro non c’è alcun occhio di riguardo. Pasquale Vespa sul suo profilo Facebook ha scritto: «Il negozio #TerzaFascia ha cambiato politica. Non si fa più credito a nessuno!». Il riferimento è soprattutto al senatore friulano Mario Pittoni, responsabile scuola della Lega, che l’associazione dei precari Anddl, presieduta da Vespa, avrebbe voluto addirittura come ministro della Pubblica istruzione. «Lui che per quattro anni ha ascoltato tutti noi, lui che ha fatto campagna elettorale promettendo il Pas (percorsi abilitanti speciali, ndr) e la successiva stabilizzazione», ricordano. «Peccato che poi il ministro Bussetti, espressione della Lega, abbia fatto altro. Ci hanno presi in giro».

La proposta di Uil Scuola per il nuovo reclutamento era una procedura concorsuale abilitante, riservata per chi ha 36 mesi di servizio, con una prova orale non selettiva che conduce direttamente all’immissione in ruolo, oltre all’immissione in ruolo dei docenti risultati idonei nel concorso del 2016 e dei vincitori di quello del 2018. E poi da qui bandire il nuovo concorso.

Noi non ci accontenteremo del punteggio aggiuntivo per chi ha 36 mesi di servizio. Nel prossimo concorso voluto da questo governo si mettono a bando i posti di lavoro coperti da anni da noi precari

Pasquale Vespa, presidente dell’Associazione nazionale docenti per i diritti dei lavoratori

Per i concorsi banditi dal 2019, invece, la legge di bilancio prevede una riserva del 10% dei posti ai precari storici che abbiano svolto, nel corso degli otto anni precedenti, almeno tre anni di servizio, anche non successivi. I precari non dovranno conseguire i 24 crediti formativi in una classe per la quale abbiano maturato almeno un anno di servizio. E il concorso li abiliterà direttamente all’insegnamento, senza dover passare attraverso altri percorsi a ostacoli e tirocini (è prevista l’abolizione del Fit), ma svolgendo solo un anno di prova e formazione come supplente.

Troppo poco quel 10%, rispondono però i precari che da anni si dividono tra le supplenze. E che avevano sperato nel “governo del cambiamento”. Tanto più che al punto 22 del contratto di governo gialloverde si parla proprio di una “fase transitoria” con l’obiettivo di modificare il sistema di reclutamento dei docenti, «per garantire da un lato il superamento delle criticità che in questi anni hanno condotto a un cronico precariato e dall’altro a un efficace sistema di formazione».

Ma la legge di bilancio ha riservato tutt’altre sorprese. «Noi non ci accontenteremo del punteggio aggiuntivo per chi ha 36 mesi di servizio. Nel prossimo concorso voluto da questo governo si mettono a bando i posti di lavoro coperti da anni da noi precari», dice Vespa. «E sa di schiaffo ulteriore leggere continuamente le dichiarazioni del ministro Bussetti che propaganda il ricambio generazionale, buttando di fatto in mezzo a una strada chi fino ad oggi ha servito con professionalità la scuola, pur essendo precario». Mobilitazioni sono previste in tutta Italia da metà gennaio. E anche quest’anno, per la scuola, si attende un anno di caos e proteste.

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