8 Gennaio Gen 2019 0628 08 gennaio 2019

Non salvate Carige. Salvate l’Italia dal rapporto incestuoso tra Stato e banche

Da più di dieci anni passiamo da una crisi del debito a una del credito. Da più di dieci anni banche e Stato si sostengono a vicenda, provando a risolvere l’una la crisi dell’altra. Da più di dieci anni, la situazione peggiora. Carige è solo l’ultimo atto della commedia

Carige Linkiesta
Alberto PIZZOLI / AFP

Siamo ancora qui, alla faccia del cambiamento. A un governo che in un consiglio dei ministri lampo, per salvare una banca - Carige - dal fallimento, decide di mettere la garanzia pubblica sulle nuove obbligazioni e di aprire a una futura nazionalizzazione. Siamo ancora qui, ed è sinceramente stucchevole vedere quelli che hanno salvato le banche ieri fare la morale a quelli che salvano le banche oggi, così com’era stucchevole ieri vedere Cinque Stelle e Lega fare la morale al Pd, come se il problema delle banche italiane si chiamasse Maria Elena Boschi. Le banche si salvano, anche coi soldi pubblici, perché le ricadute sistemiche del fallimento di quella che un tempo era la quinta banca italiana sono incalcolabili, per un Paese in equilibrio precario come l’Italia, con la crescita a zero, il debito pubblico al 132% del Pil, un rating sovrano a un passo dalla spazzatura e una quantità enorme di crediti deteriorati ancora in pancia agli istituti di credito.

Le banche si salvano, ma non si risolve nulla salvandole. Perché siamo ancora qui, nell’eterno ondeggiare che ci portiamo avanti dal 2008. Sono ormai dieci anni abbondanti che ondeggiamo tra una crisi del debito pubblico a una crisi degli istituti di credito. E sono dieci anni abbondanti che facciamo finta di non vedere che queste due crisi sono intimamente connesse l’una con l’altra. E che più passa il tempo, più questo abbraccio mortale rischia di stritolare l’economia italiana. Banalizziamo: lo Stato offre denaro alle banche per sopravvivere. Quando è in crisi lo Stato, le banche usano quel denaro per comprare titoli di Stato. Quando sono in crisi le banche, lo Stato usa il denaro preso a debito per salvare le banche, garantendo per loro e nazionalizzandole. Le altre banche comprano i titoli di Stato per finanziare il nuovo debito dello Stato, e la giostra ricomincia.

Pure un bambino di terza elementare potrebbe arrivare a capire che nessuno sta salvando nessuno. Le banche non stanno salvando lo Stato dal suo elefantiaco debito pubblico, comprandoglielo. Lo Stato non sta salvando le banche dalla loro inefficienza, garantendo per loro ed entrando nel loro capitale

Questa spirale perversa, questo rapporto incestuoso tra Stato e banche, vien da se, prima o poi si romperà e ci faremo malissimo. Perché pure un bambino di terza elementare potrebbe arrivare a capire che nessuno sta salvando nessuno. Le banche non stanno salvando lo Stato dal suo elefantiaco debito pubblico, comprandoglielo. Lo Stato non sta salvando le banche dalla loro inefficienza, garantendo per loro ed entrando nel loro capitale. Le banche, al contrario, comincerebbero a salvarsi da sole se non fossero “obbligate” a comprare debito pubblico italiano, e se cominciassero davvero a ristrutturarsi e a gestirsi senza far finta di essere ancora nel secondo millennio, con migliaia di sportelli inutili e tecnologie da medioevo. Lo Stato, al pari, comincerebbe a salvarsi da solo se si mettesse a ridurre il proprio debito pubblico, anziché chiedere aiuto al sistema bancario, salvo poi correrne in soccorso, appena entra in difficoltà. Tutto questo con la droga del Quantitative Easing di Mario Draghi, che comprando direttamente titoli di Stato, ha alleggerito le banche da quest'incombenza. Immaginatevi senza, tra qualche mese.

Questo sarebbe cambiamento vero. Non fare politiche pseudo-keynesiane con il debito che vale il 130% e rotti del Pil, autocondannandosi a dipendere dal debito ancora più di quanto non lo siamo oggi. Non salvare le banche in difficoltà con quei soldi, riparandole sotto l’ombrello dello Stato, magari proponendo fusioni senza senso come quella tra Mps e Carige, senza aprire a una ristrutturazione vera e radicale del sistema bancario, affinché torni a essere la locomotiva e non una zavorra del sistema economico italiano. In questo, il Pd, Forza Italia, il Movimento Cinque Stelle, la Lega, sono la stessa cosa: pezzi di una politica incapace di fermare il pendolo e di affrontare il vero grande nodo al collo dell’economia italiana. Ricordatevelo, quando ci saremo fatti male sul serio.

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