9 Gennaio Gen 2019 0631 09 gennaio 2019

Occhio a Giuseppe Conte, l’unico vero argine allo strapotere di Salvini e Di Maio

La presa di posizione a favore dello sbarco e dell'accoglienza dei 49 migranti intrappolati in mare non è che l’ultima delle fronde del presidente del Consiglio, sempre più autonomo rispetto ai due vicepremier. Gioco delle parti? Sarà, ma Conte è sempre più apprezzato e sempre più popolare

Giuseppe Conte Leader Linkiesta
JOHN THYS / AFP

Meno male che era solo il Prestanome del Consiglio: «C'è un limite oltre il quale non si può andare. Non ha più senso tenere in mare quelle persone. Se non li faremo sbarcare, li prenderò con l'aereo e li porterò qua». Se avevamo dei sospetti sulla nuova autonomia di Giuseppe Conte da Salvini e Di Maio, i due vicepremier che hanno dettato tutte le regole nei primi sei mesi di vita del governo giallo verde, quest’ultima presa di posizione, figlia di un’intervista a Porta a Porta, andata in onda ieri sera, li ha fugati del tutto. Conte c’è, e comincia a diventare una parte in commedia, una figura pesante e ingombrante.

L’aveva già fatto durante la lunga trattativa con la Commissione Europea sulla legge di bilancio. Con Di Maio e Salvini fermi al 2,4% di deficit sul Pil è lui che tra un passaggio al Quirinale e un baciamano ad Angela Merkel sblocca la situazione, portando l’asticella al 2% ed evitando all’Italia - complici Macron e i Gilet Gialli - una rovinosa procedura d’infrazione. Ed è ancora lui, ad aprire al dialogo con l’Ance e alla modifica del decreto sicurezza dopo la levata di scudi dei sindaci ribelli, sfidando l’intransigenza di Salvini. E di nuovo lui, oggi, a mettersi in mezzo per risolvere l’empasse dei 49 migranti della Sea Watch intrappolati in rada nelle acque territoriali maltesi.

E forse, nella maggioranza, qualcuno dovrà cominciare a preoccuparsi di questa nuova, felpata figura che sta prendendosi il suo spazio. Salvini, innanzitutto, che si troverebbe a trattare con un leader popolare quanto lui, seduto su uno scranno più alto del suo. E lo stesso Di Maio, relegato di fatto a numero due del Movimento, se davvero Conte dovesse essere il volto di copertina dei Cinque Stelle alle prossime elezioni europee

Se riuscirà a scalfire il potere assoluto di Salvini è tutto da vedere. Dalla sua, però, Conte ha parecchie armi da giocare. Il sostegno pieno del presidente della repubblica Sergio Mattarella, che ormai lo considera il suo primo e più affidabile interlocutore di un governo che mal sopporta. La simpatia delle cancellerie europee, per il medesimo motivo e per le sue indiscusse e sorprendenti doti di mediatore, che con ogni probabilità lo porteranno a dover ricucire pure con la Francia di Macron, dopo l'intemerato endorsement di Di Maio a Gilet Gialli. L’interlocuzione diretta con Donald Trump, che ha apprezzato come l’avvocato di origini pugliesi abbia disinnescato la linea No Tap del Movimento Cinque Stelle. E, soprattutto, una popolarità in forte ascesa, l’unica in grado a contendere a Salvini il primo posto negli indici di gradimento degli italiani. Non male per uno che nei salotti romani ancora viene definito come il premier scelto “aprendo a caso l’elenco del telefono”.

Gioco delle parti? Poliziotto buono tra i poliziotti cattivi? Forse. Ma forse, nella maggioranza, qualcuno dovrà cominciare a preoccuparsi di questa nuova, felpata figura che sta prendendosi il suo spazio. Salvini, innanzitutto, che si troverebbe a trattare con un leader senza il gioco del limite di mandati come Luigi Di Maio, popolare quanto lui, seduto su uno scranno più alto del suo. E lo stesso Di Maio, relegato di fatto a numero due del Movimento - o tre, Di Battista permettendo - se davvero Giuseppe Conte dovesse essere il volto di copertina dei Cinque Stelle alle prossime elezioni europee, il cavallo vincente su cui Davide Casaleggio potrebbe decidere di puntare per arginare l’emorragia di consenso di questi primi difficili mesi di governo.

Collodi insegna: tutto è possibile, in Italia. Anche che un burattino prenda vita, che un prestanome diventi nome, che un premier di garanzia e mediazione diventi leader, proprio grazie alle sue doti di mediazione. Che Giuseppe Conte, il signor nessuno scelto sull’elenco del telefono, addomestichi i giovani lupi della politica italiana. Del resto, non è proprio San Francesco d’Assisi il primo riferimento ideale del Movimento Cinque Stelle?

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