10 Gennaio Gen 2019 0610 10 gennaio 2019

Fosse solo Carige: Di Maio e Salvini sono la fotocopia di Renzi e Gentiloni

Dalle banche ai migranti, dall’Ilva al Tap, dalla pace fiscale uguale alla rottamazione delle cartelle, a Quota 100 come l’anticipo pensionistico, sino al reddito di cittadinanza, un Rei con qualche soldo in più. Sono cambiate le facce, i partiti, i toni: di sicuro, non è cambiata l’agenda politica

Renzi Dimaio Linkiesta
Tiziana FABI / AFP

Fosse solo il salvataggio di Carige, copiato parola per parola da quello del Monte dei Paschi di Siena, o i minuti di consiglio dei ministri necessari a licenziare il decreto - undici contro diciotto -, o più in generale la consapevolezza che salvare le banche vuol dire in realtà salvare correntisti, obbligazionisti, azionisti, o se preferite elettori. Fosse solo questo, dicevamo. La realtà è che con buona pace degli elettori di Lega e Cinque Stelle, e pure quelli del Pd, non c’è cambiamento. C’è, banalmente, un governo che promette la Luna e poi si ritrova a scimmiottare Renzi e Gentiloni in ogni ambito d’azione, o quasi. A cambiare è la confezione, insomma, non il contenuto.

Giusto per fare un esempio: che differenza c’è tra il reddito di cittadinanza di Di Maio e il reddito d’inclusione di Gentiloni? Più soldi? Certo, ma sono 5 miliardi contro 3, non parliamo certo di rivoluzioni. E il rilancio dei centri per l’impiego - coadiuvati dalle agenzie per il lavoro - stava pari pari nel programma dei democratici. La differenza, anche in questo caso, sta nel nome. Così come Quota 100 assomiglia tantissimo all’anticipo pensionistico messo a punto dal governo Renzi. Vai in pensione prima? Puoi, ma con tutte le penalizzazioni del caso. Anche in questo caso, sapete dov’è la differenza? Che Salvini e Di Maio la vendono come lo smontaggio pezzo per pezzo della legge Fornero, per far esultare il popolo e far incazzare le élite.

La realtà è che con buona pace degli elettori di Lega e Cinque Stelle, e pure quelli del Pd, non c’è cambiamento. C’è, banalmente, un governo che promette la Luna e poi si ritrova a scimmiottare Renzi e Gentiloni in ogni ambito d’azione, o quasi. A cambiare è la confezione, insomma, non il contenuto

È successo lo stesso con il gasdotto Tap e con Ilva, ricordate? Tanto rumore, tante manifestazioni, tanti comizi di Di Battista e Di Maio e il risultato qual è? Che il Tap va avanti, nonostante gli ulivi, e che l’Ilva è saldamente nelle mani di Arcelor Mittal, quelle stesse mani da cui Di Maio la voleva strappare con tutte le sue forze. Domanda: se un alieno sbarcasse sulla Terra a Taranto o a San Foca si accorgerebbe che è cambiato il governo? Difficile, anche con tutta la buona volontà. E difficilmente si accorgerebbe pure della differenza tra la pace fiscale di Salvini e la rottamazione delle cartelle di Renzi. Entrambe si rivolgono a chi ha dichiarato il proprio reddito, ma fatica a pagare le tasse. Peraltro - e non è una novità - anche la strategia sull’immigrazione di Matteo Salvini, porti chiusi e pacchia finita, ricalca quella di Marco Minniti, ministro dell’interno del governo Gentiloni. Pure in relazione alle prossime elezioni europee: cosa vogliono fare i Cinque Stelle? Meno austerità e abolire il fiscal compact. La stessa cosa che chiedeva Renzi, quando da segretario del Pd invocava il ritorno a Maastricht e il deficit al 2,9%.

Non che non ci siano differenze. Mai il Pd avrebbe fatto qualcosa di simile al decreto sicurezza, mai Lega e Cinque Stelle avrebbero fatto una legge sulle unioni civili, per dire. Ma siate onesti: era questo quel che volevano la maggioranza gialloverde come radicalmente alternativa al Partito Democratico? Ed è questo ciò che terrorizzava la notte gli elettori democratici? Rispondiamo per voi: no, nemmeno un po’. Il punto semmai è un altro: che entrambe le forze seguono pedissequamente le volontà di un elettorato che ha cambiato cavallo, ma non ha cambiato idea, che vuole andare in pensione prima, che vuole più sussidi a chi non lavora, che vuole più debito, che vuole meno stranieri e che non vuole staccare la spina a banche gestite talmente male da non aver senso di esistere. Un blocco unico conservatore la cui agenda continua a essere la stella polare di chiunque vada al governo, con buona pace di chi crede - o fa finta di credere - al cambiamento.

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