Love story gialloverde
11 Gennaio Gen 2019 0610 11 gennaio 2019

Contrasti tra Lega e Cinque Stelle? Non sperateci. È tutta scena per fare il pieno di voti alle europee

Malgrado i media spingano sugli attriti tra i due partiti al governo (che pure ci sono), né Salvini né Di Maio hanno la minima intenzione di rompere. Anzi. Lavorano già per allargare il consenso, stringendo alleanze anche all’estero. Un volo ad alta quota verso le europee

Salvini Di Maio_Linkiesta
Alberto PIZZOLI / AFP

«Fino alle europee non succederà nulla», rivela a piazza San Silvestro uno sconsolato senatore del Pd. E prima di lasciare il cronista si arrende: «Il Paese sta con loro…». Una frase che fotografa meglio di tanta analisi politica lo stato dell’arte degli equilibri del Paese. Perché è vero che i due partiti di maggioranza litigano a ogni santo, si dividono, si scontrano su qualsiasi tema. Ma alla fine le liti, le distanze e i malumori scatenano sempre un effetto opposto a quello sperato dalle opposizioni e dai giornaloni.

Nel corso dei primi sette mesi dell’esecutivo più pazzo della storia della Repubblica si contano almeno una ventina di episodi nel corso dei quali si sembrava essere vicini a una crisi dell’esecutivo o addirittura alla fine della legislatura. E poi tac, in un attimo, Di Maio e Salvini si ritrovano uno accanto all’altro a giurare e spergiurare che «il governo del cambiamento durerà cinque anni». L’ultima tappa di questa corsa a ostacoli porta dritti dritti alle elezioni europee del prossimo fine maggio. Dove i fidanzati del governo del cambiamento intendono fare cappotto e lasciare poche briciole a Pd e Forza Italia.

Non è certo un caso che i due partiti di maggioranza siano già in piena campagna elettorale, pronti a raccogliere il 60% dell’elettorato. Non solo. Le alte sfere del leghismo e del grillismo arrivano a dire che «noi ci battiamo per allargare il consenso». Tradotto, al netto dello scontro che affligge la quotidianità di palazzo Chigi, Lega e M5S guardano avanti e guardano oltre. E in un contesto dove Fi e Pd sono praticamente spariti dal dibattito, Carroccio e truppe di Casaleggio si immaginano già al 70% così da arginare una volta per tutte l’opposizione più sterile della storia della Repubblica italiana.

Insomma, saranno cinque mesi infernali nel corso dei quali ogni parola, ogni uscita, ogni presa di posizione avrà un unico obiettivo: intercettare più cittadini italiani alle elezioni per il rinnovo di Strasburgo. Salvini non pensa ad altro

Da qui la necessità di spingere l’acceleratore. L’attivismo di Salvini e e Di Maio va infatti in questa direzione. Il ministro dell’Interno prova a stringere un patto di ferro con il sovranista polacco e tesse la tela della destra europea. Mentre Di Maio strizza l’occhio ai gillet jaune, vola negli States ad incontrare il presidente Donald Trump perché va bene la protesta francese ma un tocco di atlantismo di certo non guasta. E si prepara a fare l’ago della bilancia di qualsiasi tipo di maggioranza, italiana ed europea.

Insomma, saranno cinque mesi infernali nel corso dei quali ogni parola, ogni uscita, ogni presa di posizione avrà un unico obiettivo: intercettare più cittadini italiani alle elezioni per il rinnovo di Strasburgo. Salvini non pensa ad altro. Nelle ore concitate dello scontro con Conte sui migranti e sulla Sea Watch avrebbe confidato ai suoi: «Ragazzi, noi dobbiamo ottenere un buon risultato alle regionali in Abruzzo e Sardegna. E poi dobbiamo sbaragliare alle europee». Da par suo Di Maio lavora nella stessa direzione. Girerà in lungo e in largo stivale e tornerà ad indossare la casacca di lotta che aveva conservato nel cassetto da quando è diventato vicepremier.

E poi, forse, sussurrano, dovrebbe tornare in scena, a dar man forte al movimento, Beppe Grillo in persona. Come? Non è dato sapere. Al momento le bocche restano cucite ma Di Maio e company immaginano una sua presenza fissa sul blog delle stelle con l’obiettivo di rianimare una base che in questi mesi spesso e volentieri si è sentita abbandonata. E poi c’è l’avvocato del popolo, quel Giuseppe Conte che fino a qualche mese mai e poi mai avrebbe immaginato di sedere a Palazzo Chigi. L’allievo di Guido Alpa ci ha preso gusto a fare il presidente del Consiglio e sembra essersi smarcato dal ruolo di notaio del contratto di governo. Non a caso è tirato per la giacca dall’élite di sinistra orfana di una leadership e di un partito. Il tutto per indebolire Salvini. E chissà, all’indomani delle Europee far nascere un Conte-bis con il sostegno di M5S e Pd.

Fantapolitica? Vai a saperlo. Dalla pancia del Movimento si minimizza: l’attivismo di Conte, le sue aperture sui migranti, servirebbero solamente a rafforzare il consenso dei grillini. E a far volare, non solo nei sondaggi, i due partiti che oggi sostengono l’avvocato del popolo.

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