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11 Gennaio Gen 2019 0559 11 gennaio 2019

Vuoi un lavoro di lusso? Meglio gli istituti tecnici dei licei

Il comparto lusso globale vale circa 1.200 miliardi di euro. In Italia rappresenta il 5% del Pil. La qualità del prodotto italiano di alta gamma è riconosciuta dai consumatori di tutto il mondo. Ma tra 5 anni saranno vacanti 50mila posti di lavoro

Lusso Linkiesta
(Immagine tratta dalla Mostra Fotografica “Altagamma Italian Contemporary Excellence”)

Il mercato del lusso sembra non subire battute d’arresto. Il comparto globale vale circa 1.200 miliardi di euro, e continua a crescere al ritmo del 5% all’anno. In Italia rappresenta ben il 5% del Pil e la qualità del prodotto italiano di alta gamma è riconosciuta dai consumatori di tutto il mondo: otto su dieci identificano l’Italia come Paese leader per qualità manifatturiera, in quasi tutti i settori. Il nostro know how manifatturiero è quindi un patrimonio da tutelare e promuovere con ogni mezzo.

«Eppure tra circa cinque anni saranno oltre 50mila i posti di lavoro nel settore tecnico-professionale che non potranno essere sostituiti perché ad oggi sono troppo pochi i giovani che stanno studiando per diventare “gli artigiani del futuro”». A dirlo è Stefania Lazzaroni, direttore generale di Altagamma, la fondazione che dal 1992 riunisce le imprese dell’alta industria culturale e creativa italiana, riconosciute come autentiche ambasciatrici dello stile italiano nel mondo.

«Ad oggi», continua Lazzaroni, «le aziende del lusso sentono fortissima l’urgenza e l’esigenza di trovare figure con competenze tecnico-professionali. Ma la ricerca è sempre più difficile. Le specifiche professioni e competenze richieste variano da settore a settore e spesso da azienda ad azienda, ma in generale la partita si gioca nell’ambito della formazione tecnico-professionale: questa deve permettere la trasmissione dei saperi artigianali tradizionali e al tempo stesso stare al passo con i radicali cambiamenti in atto con la transizione all’industria 4.0, che grazie alle nuove tecnologie porterà alla scomparsa di alcuni lavori e alla creazione di altri di natura diversa».

La qualità del prodotto italiano di alta gamma è riconosciuta dai consumatori di tutto il mondo: 8 su 10 identificano l’Italia come Paese leader per qualità manifatturiera

Pensate che le scuole professionali italiane formano ogni anno circa 10mila diplomati contro i più di 800mila della Germania, i 240mila della Francia e i 140mila della Spagna. Anche per questo si determina un grave gap tra domanda e offerta di diplomati per l’Industria 4.0, che nei prossimi cinque anni è previsto essere di 280.000 super-tecnici che la manifattura non avrà a disposizione.

«Difficile confrontarsi con questi dati», dice Lazzaroni, «considerando che in Italia il tasso di disoccupazione giovanile ha raggiunto il 42%». Come risolvere questo gap? «La prima cosa su cui lavorare», sottolinea il direttore generale di Altagamma, «è sensibilizzare i giovani e le loro famiglie su questi temi e riposizionare queste professioni cercando di istallare una nuova vocazione nei ragazzi».

Capita spesso che le famiglie non si sentano pronte a mandare i propri figli in un istituto professionale. L’obiettivo è quindi ridare dignità alle professioni artigianali

Stefania Lazzaroni, direttore generale di Altagamma

Il settore del lusso italiano è molto diversificato e può essere riassunto in otto diverse categorie: Moda, Accessori, Gioielleria e Orologeria, Ospitalità, Food&Beverage, Design, Automotive, Yachts. «Orafi, sarti, esperti di design del prodotto ed esperti nel settore dell’accoglienza», continua Lazzaroni, «tutte professioni che necessitano di una serie di competenze ed attitudini trasversali». I giovani che decidono di intraprendere questo tipo di carriera partono da uno stipendio base che varia dai mille ai mille e duecento euro mensili: «Ma nel corso degli anni», sottolinea Lazzaroni, «gli stipendi crescono fino a superare i tremila euro mensili».

Alla luce di questi dati, invogliare i giovani a intraprendere questo tipo di studi diventa fondamentale: «Capita spesso», dice il direttore di Altagamma, «che le famiglie non si sentano pronte a mandare i propri figli in un istituto professionale. L’obiettivo è quindi ridare dignità a queste professioni, com’è successo per la figura degli chef, e rendere più chiaro il percorso di carriera».

Per l’Italia è strategico continuare a rafforzare questo aspetto anche in termini culturali. «Dobbiamo espandere quello che è il nostro fiore all’occhiello», chiosa Lazzaroni, «siamo la culla dell’arte manifatturiera eppure non abbiamo ancora percorsi formativi adeguati per i nostri giovani. Dobbiamo ricominciare a valorizzare questi istituti e rendere più chiaro il percorso: servono delle scuole del lusso (a Napoli ne sta nascendo una legata alla sartoria di alta qualità grazie all'impegno della neonata Fondazione Isaia, ndr), ma questa è un’operazione che va fatta congiuntamente con settore pubblico e privato. Ci sono già aziede come Brunello Cucinelli o Illy Caffè che hanno attivato al loro interno delle aziende scuole professionali».

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