Lo sapevate?
14 Gennaio Gen 2019 0559 14 gennaio 2019

Non hanno il cervello, ma in certe cose le amebe sono più intelligenti dell’essere umano

La natura sorprende sempre, anche nel caso di questi organismi unicellulari con tanti nuclei: possiedono un’intelligenza spaziale perfetta, che l’uomo studia per riprodurla in campo urbanistico

Amoeba (Amöbe) 02
da Wikimedia

Non ha un cervello, non ha nemmeno un sistema nervoso. Eppure, per certe cose, l’ameba è più intellgente dell’essere umano. Non ci credete? Un esempio può essere il problema del “venditore porta a porta”, in cui un rappresentante deve fare un numero di visite in vari luoghi diversi per poi tornare a casa compiendo la più breve distanza possibile. Più aumentano le soste, più la questione diventa complicata e i calcoli complessi. Per trovare la soluzione un essere umano deve lambiccarsi mentre un’ameba (in particolare quella dei “funghi mucillaginosi”, che si chiamano funghi ma non lo sono), lo risolve senza pensarci.

Come è possibile? Le amebe sono, in generale, oganismi simili alla gelatina, composti da una cellula gigante con tantissimi nuclei, la cui massa cresce in automatico in presenza di cibo – in particolare, sono ghiotte di avena. Visto che le risorse sono scarse, il meccanismo di crescita diventa efficientissimo: l’ameba, anziché crescere in modo proporzionato in tutta la sua massa, si allunga formando delle strane escrescenze tubulari, in grado di assumere forme di ogni tipo.

E allora: come fa a scegliere le direzioni verso cui modellare la sua crescita? Come riesce a evitare di ripetere tentativi ed errori infruttuosi? Qui sta la sua intelligenza: nonostante non abbia un sistema nervoso, riesce comunque a memorizzare i movimenti del passato, evitando di incorrere negli stessi percorsi (e risparmiando moltissima energia).

Nel 2010, alcuni scienziati hanno messo alla prova l’ameba, ricostruendo in un modello di avena la città di Tokyo e le zone vicine. Nel giro di poco tempo, l’ameba era cresciuta formando alcuni reticoli intorno alla città che, guarda guarda, riproducevano alla perfezione la mappa della metropolitana. Segno che l’ameba ottimizza, ma anche gli ingegneri nipponici non scherzano.

Non si tratta di un network deciso in modo centrale: come spiegano gli scienziati, si tratta di una capacità di adattamento naturale del network stesso. Un’abilità che interessa molto i ricercatori, anche di campi all’apparenza molto lontani, come gli esperti di urbanistica. Le amebe possono venire utilizzate per sviluppare i percorsi più agevoli per le reti di fibra ottica. Per non avere nemmeno un cervello, non è così male.

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