letture fugaci
15 Gennaio Gen 2019 0600 15 gennaio 2019

Perché dimentichiamo i libri che leggiamo (e come smettere di farlo)

Dopo pochi giorni, il 90% di un romanzo o di un saggio è già scomparso dalla memoria. Restano solo alcuni spunti, idee complessive e generali. Tutta colpa del concetto di memoria esternalizzata, come diceva già Platone alcuni secoli fa

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da Flickr, di Abhi Sharma

Leggere libri? Non serve a niente, o quasi. E il motivo è semplicissimo: nel giro di 24 ore si dimentica, se va bene, il 90% di quello che si è letto. Si ricorda poco: una sensazione generale, qualche spunto particolare, magari dettagli secondari (dove lo si è preso, chi lo ha regalato, come è fatta la copertina) ma tutto il resto diventa vapore.

È sempre stato così? Qui gli scienziati si dividono. Alcuni sono convinti che internet abbia cambiato le cose. Oggi la consapevolezza di avere informazioni di ogni tipo a portata di smartphone ha modificato le abitudini mnemoniche delle persone. Come spiega su The Atlantic Jared Horvath, fellow dell’Università di Melbourne, l’abilità di richiamare alla mente informazioni e dati specifici viene pian piano sostituita da quella di riconoscere cose, persone ed eventi già incontrati. “Se si sa dove ritrovare un’informazione, allora non serve mandarla a memoria”, conclude.

In realtà, come puntualizzano altri, non è cambiato molto. Se internet è una memoria esternalizzata, allora lo sono (e lo erano) anche i film e i libri. Che bisogno c’è di imparare una frase, o una citazione, se si può accedere al testo in breve tempo e senza problemi? Del resto nessuno legge un libro pensando che sia l’ultima volta che lo incontrerà nella vita. E volendo essere tediosi, si può dire che il problema (come tutti i problemi, del resto) era già stato affrontato da Platone– alias–Socrate, spaventato dalla diffusione della scrittura. Non è vera conoscenza, diceva, quella acquisita leggendo. Perché uno strumento che serve a ricordare, in realtà, aiuta a dimenticare.

Ma allora come si fa a leggere e ricordare quello che si legge? Semplice: bisogna distendere e allungare i tempi di lettura. Poche pagine al giorno aiutano a fissare meglio i concetti, perché il pensiero ci ritorna, li riprende, li fa suoi. In un’epoca di letture bulimiche (non per necessità libresche), rallentare i ritmi può fare solo bene. Alla lunga, obbligherà i lettori, che avranno di conseguenza meno tempo a disposizione, a scegliere con più attenzione i testi. E gli editori a stampare meno e meglio. Sarebbe un paradiso.

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