16 Gennaio Gen 2019 0705 16 gennaio 2019

Psicodramma Brexit: tre lezioni da imparare a memoria, per evitare di finire come gli inglesi

Mai fidarsi degli apprendisti stregoni. Mai confidare di riportare indietro la Storia. E assumersi le proprie responsabilità, sempre. Nell’ora più buia di Theresa May e del Regno Unito post Brexit ci sono almeno tre fondamentali lezioni che arrivano da Londra.

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DANIEL LEAL-OLIVAS / AFP

432 a 202. Raramente una sconfitta politica è stata tanto bruciante come quella subita da Theresa May ieri sera, col voto del Parlamento che ha bocciato la proposta di accordo tra Regno Unito e Unione Europea in seguito al referendum sulla Brexit. Bruciante, perché la May ha lavorato per anni a quell’accordo, a suo dire il migliore possibile, se non l’unico. Ancor di più, perché quella bozza è stata bocciata sia da chi nell’Unione Europea vorrebbe tornarci, sia dall’ala dura di chi vorrebbe andarsene con un no deal, senza alcun paracadute. Semplicemente, il Regno Unito verrebbe cancellato da ogni trattato europeo, da quelli di libero scambio, a quelli relativi al movimento delle persone, a quelli finanziari.

Non si dimetterà, Theresa May, nonostante il voto di sfiducia di oggi, nonostante una forza politica ai minimi termini. Anzi, dicono le indiscrezioni, proverà a forzare la mano, a chiedere un referendum popolare sull’accordo, a evitare in tutti i modi di evitare che vincano i sostenitori del no deal, che non a caso sono i suoi oppositori interni, dei Tories come lei. Ma la premier britannica, e i cittadini del Regno Unito con lei, e noi con loro, dovremmo mandare a memoria almeno tre istruttive lezioni. Per evitare di ricascarci.

La prima lezione: mai fidarsi degli apprendisti stregoni. Dove sono Boris Johnson e Nigel Farage, oggi, quelli che avevano assicurato un futuro rose e fiori al Regno Unito nel caso i loro concittadini avessero scelto di votare per uscire dall’Unione? Dov’è David Cameron, che quel referendum l’ha proposto come arma da campagna elettorale contro i partiti a destra del suo? Sono sul divano di casa, a guardare altri che provano a gestire i disastri che hanno combinato. E forse gli elettori, britannici e non, dovrebbero pensarci cento volte prima di fidarsi di politici che dicono loro esattamente quel che vogliono sentirsi dire, che soffiano sul fuoco dei loro istinti peggiori, salvo poi non essere in grado di gestirne le conseguenze.

La seconda lezione è che la Storia non torna mai indietro, va sempre avanti. E forse è questo il più grande errore di valutazione dei brexiter: l’illusione che tutto sarebbe tornato magicamente al Novecento, allo splendido isolamento britannico, a una politica estera imperiale, libera dai condizionamenti di Francia e Germania, come ai vecchi tempi. Magari accadrà. Ma per ora a essere in discussione è la sopravvivenza stessa del Regno Unito, con l’Irlanda del Nord che non ne vuole sapere di chiudere i confini alla Repubblica d’Irlanda e i “no dealers” che invece non vogliono zone grigie in deroga alla Brexit. In caso di No Deal, non è fantapolitica pensare a un referendum nordirlandese per staccarsi dal Regno Unito e creare un’Irlanda unita. E non è fantapolitica nemmeno pensare a un nuovo tentativo di indipendenza scozzese, immediatamente successivo. Occhio però: è lo stesso errore che rischia di fare chi spera in un nuovo referendum sulla permanenza nell’Unione, in una rivincita del Remain. Non sarà mai come prima.

La terza lezione è per Theresa May, soprattutto: la politica deve ritrovare il coraggio della responsabilità e delle scelte impopolari. Se vuole evitare lo spauracchio del No Deal, May ha il dovere di trovare una soluzione, piaccia o meno ai suoi elettori di oggi. Niente referendum, niente giochini elettorali. Se esiste una maggioranza parlamentare in grado di ribaltare il voto e di trovare un accordo con l’Unione, May ha il dovere di ricercarla, in ogni modo possibile. Poi, nel caso, potrà godersi la pensione e il riposo. Ma al pari degli apprendisti stregoni, ne abbiamo piene le tasche anche di quelli che “dopo di me il diluvio”. E basta referendum per un po', per carità.

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