mangiare inquina
17 Gennaio Gen 2019 0600 17 gennaio 2019

Ma è vero che il cibo biologico fa bene all’ambiente?

Gli studi al riguardo sono contrastanti: di sicuro, ci sono alcuni svantaggi anche per il cambiamento climatico. Ma la questione va affrontata con molta delicatezza

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da Pixabay

La frutta ammaccata, ancora sporca di terra e il doppio più costosa non sarà bella, ma almeno fa bene all’ambiente, no? Non è detto. Il biologico (d’ora in poi: “bio”) può essere più genuino rispetto all’agricoltura industriale ma forse non è meno inquinante. Anzi, secondo uno studio internazionale, contribuisce di più al cambiamento climatico rispetto a quella convenzionale.

Certo – avvertono gli scienziati che hanno condotto la ricerca – misurare l’impatto ambientale di qualcosa è sempre molto complicato (questione da tenere a mente anche per tutte le altre attività umane incolpate di inquinare il mondo), ma il ragionamento alla base è piuttosto semplice: con il bio serve più terra per produrre una quantità uguale di prodotti, e quindi si avrà una maggiore deforestazione. Risultato: più emissioni di anidride carbonica.

Tutto chiaro? Per niente. Prima di tutto, non dipende dal tipo di coltivazione. Per quanto riguarda la produzione di latte, vince l’agricoltura industriale. Ma sul riso le due tecniche, per quanto riguarda il rapporto terreno impiegato/output della produzione, si equivalgono. Non solo: sulla questione si inseriscono anche differenze geografiche. Nei Paesi sviluppati la produttività del bio è più bassa rispetto a quella nei Paesi in via di sviluppo. Il motivo? Alcune tecniche ecologiche sono più pratiche su scale minori anziché su grandezze industriali.

Insomma, la questione è complicata. Va notato, in aggiunta, il problema dei fertilizzanti: l’agricoltura industriale impiega quelli al nitrogeno, un prodotto che richiede tanta ammoniaca e tanto metano e che emette ossido di diazoto, un gas serra molto potente e pericoloso (peggio del carbonio). Quella bio, invece, fertilizza i terreni piantando legumi. Il carbonio viene immagazzinato nel suolo – compensando altre emissioni gas serra – ma non è una collocazione permanente. In più, bruciano più carburante quando utilizzano i loro apparecchi di coltivazione.

Insomma, l’agricoltura a impatto zero non esiste. E se il consumatore brancola nel buio, valga per lui il consiglio di Stefan Wirsenius (uno degli autori dello studio): “La cosa più importante è il tipo di cibo. Per il clima è meglio mangiare ceci bio, o polli bio, anziché manzo prodotto con metodi industriali”.

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