Futuri possibili
21 Gennaio Gen 2019 0600 21 gennaio 2019

Leggere i pensieri di chi abbiamo di fronte? Accadrà, molto prima di quanto immaginiamo

Ci pensate? Poter monitorare costantemente l’attività cerebrale dei nostri politici andrebbe ben oltre la fantascienza. Ecco, in un futuro non troppo lontano potrebbe accadere: all’università di Kyoto lo stanno già studiando

Tim Roth Linkiesta
(Ahmad GHARABLI / AFP)

Il filo conduttore è sempre lo stesso. Pensare al recente passato – qualche decina d’anni o anche meno – e immaginare di catapultarci una diavoleria del presente, con l’effetto sempre identico che per quei tempi era impossibile anche solo pensare che questa diavoleria potesse poi diventare una realtà addirittura fruibile per la massa.

L’interattività è un esempio perfetto. Se quella nella fiction e nell’intrattenimento è ormai una consuetudine nei libri – peraltro senza particolare successo – e soprattutto nei videogiochi, da poco è pure sbarcata su Netflix. E vista la potenza del player in gioco, con la sua piattaforma così predisposta alle novità e con un pubblico attento, colto, sofisticato e dinamico, c’è da osservare con curiosità i potenziali sviluppi. Difatti, dopo le prove più semplici effettuate nel 2017, con i due brevi cartoni animati a trame ramificate – “Il gatto con gli stivali — Intrappolato in una storia epica” e “Buddy Thunderstruck: La busta dei forse” –, dallo scorso 28 dicembre il colosso di Los Gatos, in California, ha lanciato “Bandersnatch”, un vero e proprio film interattivo che fa parte di “Black Mirror”, serie di culto sulla distopia tecnologica. Dove lo spettatore, all’incirca ogni cinque minuti, decide lo sviluppo della trama, per decine di scelte possibili e addirittura cinque finali diversi e con uno sviluppo della storia che varia da 40 minuti a due ore e scene complessive per quasi tre ore.

Certo, direte voi, sarà anche un progetto ambizioso e potenzialmente molto suggestivo ma non propriamente fantascientifico. È vero, avete ragione. Ma l’interattività nella fiction serviva solo a premettere altre interattività davvero fantascientifiche.

Un giorno non lontano, avremo non solo cuffiette per telefonare, interagire con la Siri di turno o ascoltare musica, ma navigazione teleguidata, traduzione in tempo reale di un’altra lingua e un dialogo costante con il nostro assistente dotato di intelligenza artificiale

Cosa ne pensate, per esempio, dell’interattività tra uomo e tecnologia? Prendiamo la telefonia mobile, il prossimo passo fantascientifico è inerente agli auricolari, che presto funzioneranno anche senza telefonino in tasca. Quindi, un giorno non lontano, avremo non solo cuffiette per telefonare, interagire con la Siri di turno o ascoltare musica, ma veri e propri apparecchi per la comunicazione libera e trasversale, con funzionalità oggi impensabili: navigazione teleguidata, traduzione in tempo reale di un’altra lingua e un dialogo costante con il nostro assistente dotato di intelligenza artificiale.

Ray Kurzweil, co-fondatore di Singularity University, ha coniato la “Longevity escape velocity”, formula che stabilisce quanto segue: per ogni anno in cui sei vivo, la scienza è in grado di prolungare la tua vita per più di un anno. Con uno scenario previsionale pazzesco: entro una decina di anni la biotecnologia prenderà il sopravvento sulla medicina. Grazie a cosa? A nanorobot che sapranno interagire con il sistema immunitario, con la capacità di cercare e distruggere le cellule cancerogene e riparare gli organi danneggiati!

Le implicazioni sono altrettanto fantascientifiche perché, nella storia, il binomio tra uomo e sviluppo tecnologico – per intenderci dall’utilizzo del fuoco all’invenzione della ruota a seguire – è il motivo intrinseco dei cambiamenti dell’umanità: dalla penicillina alle lenti a contatto (un giorno anch’esse saranno intelligenti), dall’ibuprofene al sildenafil e similari (per ottenere una sessualità soddisfacente con il proprio partner), fino a pastiglie che migliorano la memoria, a nanorobot che circolano nel nostro sangue e al caricamento del nostro cervello in un qualche cloud… probabilmente un giorno sarà possibile anche questo!

Il binomio tra uomo e sviluppo tecnologico, dall’utilizzo del fuoco all’invenzione della ruota a seguire, è il motivo intrinseco dei cambiamenti dell’umanità

Mentre oggi, molto in concreto, un gruppo di ricercatori dell’Università di Kyoto ha utilizzato una rete neurale per “leggere” i pensieri delle persone. Non si tratta del primo esperimento in questo senso – in precedenza si è cercato di decostruire le immagini attraverso forme basiche – ma è di sicuro il più complesso grazie alla nuova tecnica denominata “Deep image reconstruction” (Ricostruzione dell’immagine profonda), che arriva a decodificare le immagini che hanno più livelli di colore e struttura.

Per dieci mesi, a Kyoto, hanno monitorato tre persone che vedevano per diversi periodi di tempo le immagini di tre diverse categorie: fenomeni naturali (come animali o persone), forme geometriche artificiali e lettere dell’alfabeto. La loro attività cerebrale è stata misurata sia quando guardavano le immagini e sia dopo, quando è stato chiesto loro di pensare alle immagini che avevano visto. A quel punto l’attività cerebrale è stata inserita in una rete neurale che ha decodificato i dati, ossia ha re-interpretato i loro pensieri.

Come per tutti i mammiferi, anche nell’uomo la corteccia visiva si trova nella parte posteriore del cervello, nel lobo occipitale, proprio sopra al cervelletto. E tale attività è stata misurata utilizzando la Rmf (Risonanza magnetica funzionale o fMRI, che sta per Functional Magnetic Resonance Imaging) e poi “tradotta” in caratteristiche gerarchiche di rete neurale profonda.

Per noi italiani lo scenario appare ancora più fantascientifico. Poter monitorare costantemente l’attività cerebrale dei nostri politici andrebbe ben oltre la fantascienza

Ovviamente, visto l’argomento, la questione è piuttosto complicata però l’aspetto sorprendente è che il sistema elaborato dal team dell’Università di Kyoto non ha solo abbinato l’attività cerebrale a esempi esistenti, ma è stato in grado di ricostruire forme artificiali e quindi ha effettivamente generato le immagini in base all’attività cerebrale. Con la fase più difficile rappresentata dal ricordo delle immagini rispetto alla visione in diretta, probabilmente perché il nostro cervello non riesce a ricordare ogni dettaglio e il ricordo è inevitabilmente un poco confuso.

In futuro è molto probabile che le immagini riprodotte acquisteranno sempre più qualità per scenari ben più immaginifici di una serie di Netflix a finali multipli. Come l’analisi accurata della fase onirica o per permettere, appunto attraverso un’interfaccia cervello-computer, la comunicazione di pazienti che non sono in grado di farlo. E questo viene già sperimentato, anche da Neuralink, azienda dell’onnipresente – in questioni futuristiche – Elon Musk, che crede ciecamente nella interconnessione tra persone e computer.

A prescindere dai delicatissimi aspetti etici di questi sviluppi, per noi italiani lo scenario appare ancora più fantascientifico. Ci pensate? Poter monitorare costantemente l’attività cerebrale dei nostri politici andrebbe ben oltre la fantascienza!

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook