22 Gennaio Gen 2019 0600 22 gennaio 2019

Perché alle medie siamo costretti a suonare il flauto dolce

Storia di un declino e di un’umiliazione: quella degli studenti di musica e, soprattutto, di uno degli strumenti più nobili della storia della musica

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da: Wikimedia

Tra le cose rovinate dalla scuola (e sono migliaia) c’è la musica. Anche se nelle classi italiane se ne fa poca, ma quella poca è comunque riuscita nel suo obiettivo: rendere disprezzabile e odioso uno strumento che 400 anni fa era tenuto in grande considerazione dai maggiori compositori europei.

Si tratta del flauto dolce. Oggi considerato “cheap”, ai tempi di Antonio Vivaldi e Claudio Monteverdi era protagonista di concerti e sonate. Per esempio questo (è un flauto dolce più piccolo di quello impiegato alle medie, chiamato “sopranino”): un concerto per flauto dolce in do maggiore.

Come è potuto succedere che uno strumento così nobile finisse, nelle mani appiccicose di pre-adolscenti, a essere usato solo per suonare melodie come “Giovannin” oppure orrende cover di canzoni pop? (E per questo motivo venisse prodotto non più in legno e avorio ma in plasticaccia cinese?)

Tutta colpa di Carl Orff, il musicista tedesco noto per i Carmina Burana. Decise di modificare l’impianto della didattica musicale con un sistema innovativo, l’Orff Schulwerk. Anziché affidarsi a semplice ripetizioni degli stessi gesti, l’approccio Orff comprendeva movimenti fisici intervallati da recitazioni e discorsi.

Il principio è semplice: gli esseri umani hanno un senso istintivo per la musica, basato sul ritmo. Per questo gli strumenti con cui tutti avrebbero dovuto cominciare erano glockenspiel, marimbe e xilofoni in miniatura. La linea melodica veniva cantata oppure suonata con...il flauto dolce. Eccolo qui: nonostante fosse caduto in disuso intorno al XVIII secolo (gli furono preferite versioni più sofisticate) venne ripreso proprio a fini didattici grazie alla sua semplicità (presunta) di base. E così è diventato sinonimo di musica cattiva suonata male.

Per fortuna esiste qualcuno che, ancora oggi lo suona in modo serio. Ad esempio questa band di flauti dolci, che comprende varianti sia di estensione che di grandezza, è una ventata di aria fresca. Da aprire nelle ore di musica a scuola.

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