22 Gennaio Gen 2019 0715 22 gennaio 2019

Francia e Germania, ecco il patto d’acciaio. E l’Italia rimane fuori, con l’Europa dei muri e dell’austerità

Oggi Merkel e Macron firmeranno uno storico trattato di cooperazione franco-tedesca che sarà il viatico per la costruzione dell’Europa politica. Noi invece saremo alla guida di chi si oppone, coi Paesi di Visegrad che non ci aiutano coi migranti e che vogliono ancora più austerità

Trattato Aquisgrana Francia Germania Linkiesta
Odd ANDERSEN / AFP

Chissà se le intemerate di Di Battista e Di Maio contro la Francia, che negli ultimi giorni hanno superato abbondantemente il livello di guardia, c’entrano qualcosa con il trattato che Emmanuel Macron e Angela Merkel firmeranno oggi ad Aquisgrana. Un trattato “sulla cooperazione e l’integrazione franco-tedesca” che arriva esattamente 56 anni dopo l’accordo tra De Gaulle e Adenauer del 1963. Allora, quella stretta di mano fu il vero viatico alla concretizzazione della Comunità Europa sancita sette anni prima a Roma. Oggi, è l’architrave su cui, con ogni probabilità, si fonderà la nuova Europa politica, quella che finirà per mangiarsi l’Unione a 27.

Scorrendo le pagine del Trattato di Aquisgrana, pubblicato sul sito internet della Bundeskanzleramt e dell’Eliseo si ritrovano in nuce tutti i grandi temi dell’Europa più stretta, che corre più veloce, di cui più volte hanno parlato il presidente e la cancelliera. Di clamoroso - e non dubitiamo Di Battista tornerà sul tema - c’è la comune volontà di fare della Germania un membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, chiudendo definitivamente un capitolo della Storia chiamato seconda guerra mondiale. Ancora: c’è l’istituzione di un Consiglio dei ministri franco-tedesco e di un consiglio franco-tedesco di difesa e sicurezza, di un consiglio franco-tedesco di esperti economici. Addirittura si scrive nero su bianco che membri del governo di uno dei due Stati prenderanno parte almeno una volta a trimestre e in alternanza, ai consigli dei ministri dell’altro Stato.

Con ogni probabilità nel prossimo parlamento europeo saremo alla guida della protesta contro quest’asse e contro quell’Europa più forte e politica che potrebbe portarci parecchi benefici, a partire da una comune politica sulle migrazioni, sino a una comune politica fiscale. Di fatto, per quanto possa essere paradossale, saremo in prima fila a batterci in favore dell’Europa di oggi, quella del Trattato di Dublino e dell’austerità

Se non è una rivoluzione, poco ci manca. Ed è legittimo chiedersi come verrà accolta all’interno dei due Paesi, in particolare da forze nazionaliste come il Rassemblement National e Alternative fur Deutschland, che hanno l’identità nazionale in cima ai loro programmi, a pure tra i gollisti e l’ala destra dei cristiano democratici tedeschi, che con questi nuovi movimenti condividono parte del loro bacino elettorale. Così come del resto è legittimo chiedersi come tutto questo sarà accolto dal resto dell’Europa, dalle sue istituzioni, e dalle sue cancellerie. È difficile pensare che le decisioni prese nel contesto di questo nuovo asse non saranno vincolanti per il resto dell’Europa. Che, ad esempio, la nuova difesa europea non nascerà tra Parigi e Berlino, così come i nuovi assetti di politica economica e fiscale che l’Europa vorrà darsi. Nei fatti, è pure possibile che le stesse elezioni europee del prossimo maggio si trasformeranno, fuori da Francia e Germania, in un referendum pro o contro trattato di Aquisgrana e l’Europa franco-tedesca.

Per l’Italia, c’è il sapore dello smacco. Perché a differenza di quanto accadde tra gli anni ’50 e ’60 noi non facciamo parte di questo processo costitutivo. E non solo ne siamo ai margini, ma siamo pure sulla sponda opposta, tutti protesi a cercare accordi con chi, a Est, l’Europa politica non la vuol nemmeno sentir nominare. Di più: con ogni probabilità nel prossimo parlamento europeo saremo alla guida della protesta contro quest’asse e contro quell’Europa più forte e politica che potrebbe portarci parecchi benefici, a partire da una comune politica sulle migrazioni, sino a una comune politica fiscale. Di fatto, per quanto possa essere paradossale, saremo in prima fila a batterci in favore dell’Europa di oggi, quella del Trattato di Dublino e dell’austerità. A dirlo, quasi non ci si crede.

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